contatore traffico

• Tavole sinottiche

• Finanziamenti agevolati

• Responsabilità solidale negli appalti

• Assistenza fiscale• Riscossione

• DURC

• Semplificazioni amministrative nei rapporti di lavoro

• Sicurezza sul lavoro

• Modifiche alla legge fallimentare

• Mediazione civile

 

La legge n. 98/2013 in sintesiLe novità per aziende e professionistidi Saverio Cinieri Dottore commercialista e pubblicistaArgomento Cosa prevedeFondo di garanzia per le PMIArt. 1Decorrenza: 22 giugno 2013Il rafforzamento del Fondo di garanzia per le piccole medie imprese di (art. 2, comma 100, lettera a, legge n. 662/1996) viene sostanzialmente confermato. La copertura viene ora estesa anche: - alle operazioni a favore di imprese ubicate in aree di crisi industriali complesse (art. 27 del D.L. n. 83/2012); - alle operazioni garantite a valere sulla sezione speciale del Fondo riservata alla concessione di garanzie sui finanziamenti accordati a piccole e medie imprese di autotrasporto di merci (D.M. 27 luglio 2009). Viene anche previsto che una quota non inferiore al 50% (e non più il vigente 80%) delle disponibilità finanziarie del Fondo è riservata ad interventi non superiori a cinquecentomila euro d’importo massimo garantito per singola impresa. Inoltre, con un’altra modifica, gli interventi previsti dall’articolo in esame vengono estesi anche: - ai professionisti iscritti agli ordini professionali;- ai professionisti aderenti alle associazioni professionali di professioni non organizzate iscritte nell’elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico ed in possesso dell’attestazione rilasciata dall’associazione (legge n. 4/2013). Finanziamento all’acquisto di macchinariArt. 2Decorrenza: 22 giugno 2013Confermata, con alcune modifiche, la reintroduzione della vecchia agevolazione “Sabatini”. Infatti, viene previsto che al fine di accrescere la competitività dei crediti al sistema produttivo, le micro (soggetti inseriti in sede di conversione) le piccole e medie imprese (come definite dalla Raccomandazione n. 2003/361/CE del 6 maggio 2003), possono accedere a finanziamenti e a contributi a tasso agevolato per gli investimenti, anche mediante operazioni di leasing finanziario, in macchinari, impianti, beni strumentali d’impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché per gli investimenti in hardware, in software ed in tecnologie digitali. Inoltre, altre modifiche riguardano i seguenti aspetti:DECRETO DEL FARE2Argomento Cosa prevede- accanto alle banche, anche gli intermediari finanziari autorizzati all'esercizio dell'attività di leasing finanziario, purché garantiti da banche possono erogare i finanziamenti; - l’agevolazione viene estesa, compatibilmente con la normativa europea vigente in materia, anche alle piccole e medie imprese agricole e del settore della pesca.Rifinanziamento dei contratti di sviluppoArt. 3Decorrenza: 22 giugno 2013Il rifinanziamento dei contratti di sviluppo di cui all’art. 43 del D.L. n. 112/2008 viene sostanzialmente confermato. Pagamenti debiti SSNArt. 3-bisDecorrenza: 21 agosto 2013Con una nuova disposizione si introducono misure urgenti per i pagamenti dei debiti degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale. In particolare, la norma intende accelerare ulteriormente l’accesso alle anticipazioni di liquidità, disposte dal D.L. 8 aprile 2013, n. 35 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 64/2013). Razionalizzazione rete distributori di carburanteArt. 4Decorrenza: 22 giugno 2013Per promuovere la razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti e diffondere l’uso del gas metano e dell’energia elettrica per autotrazione, il fondo per la razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti viene destinato anche all’erogazione di contributi per la chiusura e la contestuale trasformazione da impianti di distribuzione carburanti liquidi in impianti per la distribuzione di gas metano per autotrazione e, con una modifica introdotta, anche di GPL. DECRETO DEL FARE3Argomento Cosa prevedeDeduzioneforfetaria per esercenti impianti di distribuzionecarburantiArt. 4Decorrenza: 21 agosto 2013Viene modificata la norma che prevede la deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione carburanti (art. 34, legge 12 novembre 2011, n. 183).In particolare, il reddito di impresa degli esercenti impianti di distribuzione di carburante è ridotto, a titolo di deduzione forfetaria, di un importo pari alle seguenti percentuali dei volumi d'affari: a) 1,1% del volume d'affari fino a 1.032.000 euro;b) 0,6% del volume d'affari oltre 1.032.000 euro e fino a 2.064.000 euro; c) 0,4% del volume d'affari oltre 2.064.000 euro.Addizionale IRES sulle impresepetrolifere e del settoreenergeticoArt. 5Decorrenza: 22 giugno 2013Confermate le modifiche alla c.d. “Robin tax” e cioè l’addizionale sulle imprese del settore energetico (art. 81, comma 16 D.L. n. 112/2008). Pertanto, l’addizionale IRES del 6,5% si applica sui soggetti che abbiano conseguito nel periodo di imposta precedente un volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un reddito imponibile superiore a 300.000 euro.Accisa per gasolio per uso agricoloArt. 6Decorrenza: 22 giugno 2013Confermata la riduzione dal 1° agosto 2013 al 31 dicembre 2015, per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale, dell’accisa sul gasolio utilizzato per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra, (per l’anno 2013, è pari a 25 euro per 1.000 Litri). Agevolazioni alle imprese miste in paesi in via disviluppoArt. 7Decorrenza: 22 giugno 2013È possibile concedere ad imprese italiane crediti agevolati per assicurare il finanziamento della quota di capitale di rischio, anche in forma anticipata, per la costituzione di imprese miste (art. 7, comma 1, legge n. 49/1987). Con le modifiche apportate, però, viene previsto che le imprese italiane si devono formalmente impegnare a rispettare quanto previsto dalle Linee guida dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sulla responsabilità sociale delle imprese per gli investimenti internazionali e dalla risoluzione P7_TA(2011)0141 del Parlamento europeo, del 6 aprile 2011, in materia di investimenti internazionali e di rispetto da parte delle imprese delle clausole sociali e ambientali e delle norme internazionali sui diritti umani.DECRETO DEL FARE4Argomento Cosa prevedeUtilizzo e gestione di reti wi-fipubblicheArt. 10Decorrenza: 22 giugno 2013Viene confermata la liberalizzazione dell’offerta di accesso ad internet al pubblico ma scompare l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento (MAC address).Pertanto, se l’offerta di accesso ad internet non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore, non trovano applicazione le norme che prevedono il possesso:- dell’autorizzazione generale per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (art. 25, D.Lgs. 1° agosto 2003, n. 259); - della licenza rilasciata dalla questura (art. 7, D.L. 27 luglio 2005, n. 144, convertito in legge 31 luglio 2005, n. 155). Infine, chi installa reti pubbliche non è più obbligato a rivolgersi a tecnici abilitati (art. 2, D.Lgs. n. 198/2010).Proroga tax credit per il settorecinematograficoArt. 11Decorrenza: 1° gennaio 2014Pienamente confermata la proroga per il 2014 il credito d’imposta per le imprese del settore cinematografico di cui all’art. 1, commi da 325 a 328 e da 330 a 337, legge 24 dicembre 2007, n. 244. Potenziamento agenda digitale italianaArticoli 14-17 Decorrenza: 22 giugno 2013Vengono previste alcune misure che vogliono accelerare il processo dell’Agenda digitale instaurato con i decreti liberalizzazione e sviluppo del 2012 (D.L. n. 5/2012 e D.L. n. 83/2012) e la digitalizzazione della P.A. Nel corso dell’esame parlamentare, tra le altre, sono state apportate tre modifiche: - la previsione della PEC, meramente facoltativa nel testo originario, è stata mutata in automatica: la casella di posta elettronica certificata - con funzione di domicilio digitale - è assegnata di diritto ed è poi attivabile in via telematica dall’interessato;- la casella PEC è assegnata non solamente al momento della richiesta del documento unificato, ma anche all’atto di iscrizione anagrafica o dichiarazione di cambio di residenza (ma solamente a partire dall’entrata a regime dell’Anagrafe della popolazione residente);- il documento unificato sostituisce a tutti gli effetti il tesserino di codice fiscale rilasciato dall’Agenzia delle entrate. DECRETO DEL FARE5Argomento Cosa prevedeModifiche alladisciplina della concessione neilavori pubbliciArticoli 18-22 Decorrenza: 22 giugno 2013Numerose sono le modifiche che tendono a rilanciare il settore delle infrastrutture e dei cantieri per le opere pubbliche. Tra le altre cose, viene confermata la modifica alla disciplina degli incentivi fiscali per la realizzazione di nuove infrastrutture riducendo da 500 a 200 milioni di euro il valore dell’opera al di sopra del quale viene concesso l’incentivo.Inoltre, con una nuova disposizione (art. 26-ter) si prevede la corresponsione in favore dell’appaltatore, a determinate condizioni, di un’anticipazione pari al 10% dell’importo contrattuale, derogando ai divieti vigenti di anticipazione del prezzo, con una norma transitoria che si applicherà fino al 31 dicembre 2014. La norma si applica ai contratti di appalto relativi a lavori affidati a seguito dello svolgimento di procedure di gara bandite successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, purché l’anticipazione del prezzo sia già prevista e pubblicizzata nella gara di appalto. Concessioni demanialimarittimeArt. 19, comma 5-bisDecorrenza: 21 agosto 2013Sino alla data del 15 settembre 2013 sono sospesi i pagamenti dei canoni per le concessioni demaniali marittime con finalità turisticoricreative, anche qualora i relativi importi siano stati iscritti al ruolo esattoriale e siano state emesse cartelle di pagamento da parte degli agenti incaricati alla riscossione.Sino alla stessa data del 15 settembre 2013 sono sospesi i procedimenti amministrativi avviati dalle amministrazioni competenti, e gli effetti dei medesimi, relativi alla sospensione, revoca o decadenza dalla concessione demaniale marittima derivante dal mancato versamento del canone demaniale marittimo nella misura dovuta.Modifiche alcodice dellastradaArt. 20 Decorrenza: 21 agosto 2013Viene disposta la modifica in più punti dell'art. 202 del codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285) prevedendo: a) al comma 1, che la sanzione sia ridotta del 30% se il pagamento viene effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione. La riduzione non si applica peraltro alle violazioni più gravi, cioè a quelle per cui è prevista la sanzione accessoria della confisca del veicolo (dell'art. 210, comma 3) o della sospensione della patente di guida;b) al comma 2, la possibilità del pagamento delle suddette sanzioni mediante strumenti di pagamento elettronico. c) un nuovo comma 2.1, secondo il quale qualora l'agente accertatore sia munito di idonea apparecchiatura il conducente, in deroga a quanto DECRETO DEL FARE6Argomento Cosa prevedeprevisto dal comma 2, può effettuare immediatamente, nelle mani dell'agente accertatore medesimo il pagamento mediante strumenti di pagamento elettronico, nella misura ridotta. L'agente trasmette in questo caso il verbale al proprio comando o ufficio e rilascia al trasgressore una ricevuta della somma riscossa, facendo menzione del pagamento nella copia del verbale che consegna al trasgressore, anche all'atto della contestazione, nelle mani dell'agente accertatore. d) al comma 2-bis, la modifica del testo attuale che ammette il pagamento immediato nelle mani dell'agente accertatore per determinate violazioni commesse da soggetti in possesso di alcune categorie di patente nell’ambito dell’autotrasporto di persone o cose. Anche per queste fattispecie si prevede ora che il versamento dell'importo ridotto possa essere effettuato mediante strumenti di pagamento elettronico, quando l'agente sia munito della necessaria apparecchiatura; e) al comma 2-ter, la riduzione della cauzione all’importo minimo della sanzione prevista.Inoltre viene disposto che: - il Ministro dell'Economia e delle finanze, può promuovere la stipula di convenzioni con banche, con la società Poste italiane Spa e con altri intermediari finanziari per favorire la diffusione dei pagamenti delle sanzioni mediante strumenti di pagamento elettronici, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; - un decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e la semplificazione, dovrà stabilire la disciplina delle procedure per la notificazione dei verbali di accertamento delle violazioni al Codice della strada tramite posta elettronica certificata, nei confronti dei trasgressori abilitati all'utilizzo di tale sistema. La notifica tramite posta elettronica esclude l'addebito delle spese di notificazione a carico dei trasgressori. Il decreto dovrà essere emanato entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e non dovrà comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. DECRETO DEL FARE7Argomento Cosa prevedeRilancio della nautica emodifiche alla tassa sulleimbarcazioniArt. 23Decorrenza: 22 giugno 2013Per il noleggio occasionale, ci sono alcune modifiche all’imposta sostitutiva di cui all’art. 49-bis, comma 5, D.Lgs. 18 luglio 2005, n. 171. Rispetto al testo originario del D.L., con le modifiche apportate:- viene estesa anche alle società non aventi come oggetto sociale il noleggio o la locazione, oltre che alle persone fisiche, l’attività di noleggio occasionale;- la durata del noleggio occasionale viene fissata in non più di 42 giorni (rispetto ai 40 giorni stabiliti nel testo originario del D.L.).Tutto il resto è confermato, comprese le modifiche alla tassa sulle imbarcazioni (art. 16 del D.L. n. 201/2011).Semplificazione amministrativa in ediliziaArticoli 28-30 Decorrenza: 21 agosto 2013Vengono modificate le disposizioni che cercano di semplificare gli atti della P.A., in particolar modo, nel settore dell’edilizia. Tra le modifiche introdotte, si segnalano le seguenti:- ferma restando la competenza statale in materia di ordinamento civile con riferimento al diritto di proprietà e alle connesse norme del Codice civile e alle disposizioni integrative, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere, con proprie leggi e regolamenti, disposizioni derogatorie a quelle sulle distanze dei fabbricati di cui al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 e possono dettare disposizioni sugli spazi da destinare agli insediamenti residenziali, a quelli produttivi, a quelli riservati alle attività collettive, al verde e ai parcheggi, nell'ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali; - viene integrato il disposto dell’art. 24 del T.U. edilizia (che disciplina il rilascio del certificato di agibilità), mediante l’aggiunta di un nuovo comma 4-bis che consente il rilascio del certificato di agibilità parziale;- è possibile richiedere il certificato di agibilità anche nei seguenti casi e alle condizioni indicate: a) per singoli edifici o singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente autonomi, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all’intero intervento edilizio e siano state completate e collaudate le parti strutturali connesse, nonché collaudati e certificati gli impianti relativi alle parti comuni;b) per singole unità immobiliari, purché siano completate e collaudate le opere strutturali connesse, siano certificati gli impianti, completate le parti comuni e le opere di urbanizzazione primaria dichiarate funzionali rispetto all’edificio oggetto di agibilità parziale.DECRETO DEL FARE8Argomento Cosa prevedeSemplificazioni in materia agricolaArt. 30-bisDecorrenza: 21 agosto 2013Vengono previste anche semplificazioni in materia agricola.In particolare, si apportano le seguenti modifiche all'art. 4, D.Lgs. 18 maggio 2001, n. 228: - per la vendita al dettaglio esercitata su superfici all'aperto nell'ambito dell'azienda agricola, nonché per la vendita esercitata in occasione di sagre, fiere, manifestazioni a carattere religioso, benefico o politico o di promozione dei prodotti tipici o locali, non è richiesta la comunicazione di inizio attività';- la vendita diretta mediante il commercio elettronico può essere iniziata contestualmente all'invio della comunicazione al comune del luogo ove ha sede l'azienda di produzione; - nell'ambito dell'esercizio della vendita diretta è consentito il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita, utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell'imprenditore agricolo, con l'esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l'osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-sanitario;- l'attività di vendita diretta dei prodotti agricoli ai sensi del presente articolo non comporta cambio di destinazione d'uso dei locali ove si svolge la vendita e può esercitarsi su tutto il territorio comunale a prescindere dalla destinazione urbanistica della zona in cui sono ubicati i locali a ciò destinati.Semplificazioni per il rilascio della cittadinanza agli stranieri nati inItaliaArt. 33Decorrenza: 22 giugno 2013Viene semplificata la procedura per acquisire la cittadinanza italiana da parte degli stranieri nati in Italia.In particolare, per il riconoscimento all’interessato non possono essere imputati inadempimenti da parte dei genitori o degli uffici della p.a. Inoltre, gli ufficiali dello Stato civile devono comunicare all’interessato, al compimento dei 18 anni, la possibilità di esercitare i diritti di legge (art. 4, comma 2, legge n. 91/1992) entro il compimento dei 19 anni. In mancanza, il diritto può essere esercitato anche oltre tale data. In sede di conversione del D.L., è stata introdotta una modifica per precisare i termini per l’invio della comunicazione: gli ufficiali sono tenuti ad inviare la comunicazione nel corso dei 6 mesi precedenti il compimento del 18° anno di età. DECRETO DEL FARE9Argomento Cosa prevedeZone a burocrazia zeroArt. 37Decorrenza: 21 agosto 2013Viene confermata l’estensione della possibilità di stipulare convenzioni per istituire zone a burocrazia zero (art. 2, D.L. n. 5/2012). Però è stata aggiunta una nuova norma la quale prevede che tutte le attività delle imprese per le quali le competenti pubbliche amministrazioni non ritengano necessarie l'autorizzazione, la segnalazione certificata di inizio attività, con o senza asseverazioni, ovvero la mera comunicazione non siano sottoposte a controllo. Inoltre è previsto che le pubbliche amministrazioni siano tenute a pubblicare sul proprio sito istituzionale l'elenco delle attività soggette a controllo. Infine, è previsto l’obbligo di adeguamento degli ordinamenti alle disposizioni di cui ai precedenti periodi, per le Regioni e gli enti locali.PrevenzioneincendiArt. 38Decorrenza: 22 giugno 2013Confermate le novità in materia di prevenzione incendi. Pertanto, gli enti e i privati che rientrano negli obblighi “antincendio” di cui al D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, sono esentati dalla presentazione dell’istanza preliminare per la valutazione dei progetti (art. 3, D.P.R. n. 151/2011) qualora già in possesso di atti abilitativi riguardanti anche la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio, rilasciati dalle competenti autorità. Fermo restando quanto detto sopra i soggetti interessati presentano l’istanza preliminare e l’istanza per il rilascio del certificato antincendi (art. 4, D.P.R. n. 151/2011) entro tre anni dalla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 151/2011 (quindi, entro il 7 ottobre 2014). Benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amiantoArt. 42-quaterDecorrenza: 21 agosto 2013Con una nuova norma si interviene in materia di benefici previdenziali per i soggetti esposti all’amianto.In particolare, la disposizione prevede (inserendo il comma 14-terall’art. 7-ter, D.L. 5/2009), che ai fini della determinazione del diritto e della misura del trattamento pensionistico, nei casi di lavoratori che risultino, alla data di entrata in vigore del D.L. n. 76/2013 (e cioè dal 23 giugno 2013) cessati per mobilità, oppure titolari di prestazioni straordinarie a carico dei fondi di solidarietà o autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, restino validi ed efficaci i provvedimenti di certificazione di esposizione all'amianto rilasciati dall'Inail, ai fini del conseguimento dei benefici previdenziali di cui all'art. 13, comma 8, legge n. 257/1992. Conseguentemente, i provvedimenti di revoca delle certificazioni rilasciate sono privi di effetto, salvo il caso di dolo dell'interessato accertato in via giudiziale con sentenza definitiva.DECRETO DEL FARE10Argomento Cosa prevedeAbrogazione della responsabilità solidale IVA sugli appalti Art. 50Decorrenza: 22 giugno 2013Viene confermata, l’abrogazione della disposizione che prevede la responsabilità solidale dell’appaltatore per il versamento all’Erario dell’IVA dovuta dal subappaltatore in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del contratto di subappalto (art. 35, commi da 28 a 28-ter, D.L. n. 223/2006). Pertanto, la responsabilità solidale rimane solo per le ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente. Si ricorda che in un primo passaggio parlamentare era stato introdotto il nuovo Documento unico di regolarità tributaria (DURT), poi definitivamente accantonato in sede di conversione in legge.Semplificazione delle comunicazioni telematiche all'Agenzia delle entrate peri soggetti titolari di partita IVAArt. 50-bisDecorrenza: 1° gennaio 2015Con una norma introdotta in sede parlamentare, sono previste disposizioni per la semplificazione della comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate per i soggetti titolari di partita IVA. Si tratta, tuttavia, di un regime facoltativo, in base al quale dal 1° gennaio 2015 i soggetti titolari di partita IVA possono, a fronte di una serie di benefici in termini di minori adempimenti fiscali, comunicare giornalmente in via telematica all’Agenzia delle entrate i dati analitici delle fatture di acquisto e cessione di beni e servizi, incluse le relative rettifiche in aumento e in diminuzione. Gli stessi soggetti trasmettono l’ammontare dei corrispettivi delle operazioni effettuate e non soggette a fatturazione, risultanti dagli appositi registri.Sono esclusi dalla segnalazione i corrispettivi relativi a operazioni, non soggette a fatturazione, effettuate dallo Stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni e da altri organismi di diritto pubblico, nonché dai soggetti che applicano la dispensa dagli adempimenti per le operazioni esenti (prevista dall’art. 36-bis, D.P.R. n. 633/1972). Con un apposito regolamento verranno ridefinite le informazioni da annotare nei registri tenuti ai fini dell’assolvimento degli obblighi IVA, allo scopo di allineare il contenuto di tali registri alle segnalazioni di cui si è detto sopra, e abrogate, in tutto o in parte, gli obblighi di trasmissione di dati e di dichiarazione contenenti informazioni già ricomprese nella medesima segnalazione. Dalla data di entrata in vigore del predetto regolamento, ai soggetti che optano per l’invio in via telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati analitici delle fatture di acquisto e cessione di beni e servizi non si applicano le seguenti disposizioni: -l’art. 21,D.L. n. 78/2010, relativo all’obbligo di comunicazione DECRETO DEL FARE11Argomento Cosa prevedetelematica delle operazioni rilevanti ai fini IVA di importo non inferiore a 3.000 euro, come attuato dal provvedimento del direttore dell’Agenzia 22 dicembre 2010; - l’art. 1, commi da 1 a 3, D.L. n. 40/2010, relativo alla comunicazione telematica di tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi di importo superiore a euro 500 effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi black list, come attuato con D.M. Economia e finanze del 30 marzo 2010; - l’art. 60-bis, D.P.R. n. 633/1972, sulla solidarietà del cessionario al pagamento dell’IVA in caso di mancato versamento dell'imposta da parte del cedente relativa a cessioni effettuate a prezzi inferiori al valore normale; - l’art. 20, comma 1, D.P.R. n. 605/1973, relativo alla comunicazione all'anagrafe tributaria da parte delle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici degli estremi dei contratti di appalto, di somministrazione e di trasporto conclusi mediante scrittura privata e non registrati; - l’art. 1, comma 1, lettera c), ultimo periodo, del D.L. n. 746/1983, relativo alla comunicazione all'Agenzia delle Entrate, esclusivamente per via telematica, dei dati relativi alle operazioni realizzate senza applicazione dell'imposta indicate nella apposita dichiarazione su tali acquisti o importazioni, attuata con provvedimento del direttore dell’Agenzia del 14 marzo 2005; - l’art. 35, commi 28, 28-bis e 28-ter, D.L. n. 223/2006, relativi alla responsabilità in solido dell'appaltatore con il subappaltatore, nei limiti dell'ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all'erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovute dal subappaltatore all'erario in relazione alle prestazioni effettuate nell'ambito del rapporto di subappalto di opere o di servizi. Sempre dalla data di entrata in vigore del regolamento è prevista la soppressione di alcune disposizioni contenute all’art. 50, comma 6, D.L. n. 331/1993, relative alla presentazione in via telematica all'Agenzia delle dogane degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari, nonché di talune prestazioni di servizi, ricevute da soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro della Comunità. Infine, si rinvia ad un decreto ministeriale avente natura non regolamentare, da emanare entro 90 giorni dall’entrata in vigore del regolamento di cui si è detto sopra, per l’attuazione delle nuove disposizioni.DECRETO DEL FARE12Argomento Cosa prevedeAbrogazione 770 mensileArt. 51Decorrenza: 22 giugno 2013Viene confermata l’abrogazione della la disposizione, più volte fatta slittare, che prevede l’obbligo di trasmissione di una comunicazione mensile da parte dei sostituti d’imposta - c.d. 770 mensile (art. 44-bis, comma 1, D.L. n. 269/2003). Estensioneassistenza fiscaleArt. 51-bisDecorrenza: 21 agosto 2013Con una nuova disposizione viene prevista la possibilità, a decorrere dal 2014, per i soggetti titolari di taluni redditi di lavoro dipendente e assimilati indicati agli articoli 49 e 50 TUIR, di poter usufruire dei centri di assistenza fiscale (CAF) e dei consulenti del lavoro, ai fini della presentazione della dichiarazione dei redditi anche in caso di assenza di un sostituto d'imposta che sia tenuto a effettuare il conguaglio. In sostanza viene estesa la possibilità di ricorrere ai CAF anche per quei soggetti che nell’anno 2013 si trovavano in una condizione di lavoratore dipendente, ma nell’anno successivo non risultano più tali e quindi non avrebbero potuto, ai sensi della normativa vigente, utilizzare un CAF in quanto non sussistendo più il rapporto di lavoro dipendente, non figura più il sostituto di imposta. Gli effetti della disposizione si concretizzano nella possibilità di ottenere già nell’anno stesso (successivo a quello del rapporto di lavoro dipendente) eventuali rimborsi (credito) da parte dell’Amministrazione finanziaria; in caso contrario, effettuando la dichiarazione tramite modello UNICO il rimborso si sarebbe ottenuto dopo alcuni anni. Rientrano nella disposizione i redditi da lavoro dipendente di cui all’art. 49 del TUIR (comprese le pensioni), nonché quelli assimilati (art. 50 del TUIR), limitatamente alle seguenti lettere del comma 1, lettere a), c), cbis), d), g), con esclusione delle indennità percepite dai membri del Parlamento europeo, i) e l), TUIR. Oltre a quanto appena riportato nel dettaglio viene previsto che: - se dalle dichiarazioni presentate emerge un debito, il soggetto che presta l'assistenza fiscale trasmette telematicamente la delega di versamento utilizzando i servizi telematici resi disponibili dall'Agenzia delle entrate ovvero, entro il decimo giorno antecedente la scadenza dei termine di pagamento, consegna la delega di versamento compilata al contribuente che effettua il pagamento con le modalità indicate nell'art. 19, D.Lgs. n. 241/1997; - eventuali rimborsi sono, tuttavia, effettuati dall’Amministrazione DECRETO DEL FARE13Argomento Cosa prevedefinanziaria dopo aver verificato la correttezza della dichiarazione (risultato finale delle dichiarazioni);- in via transitoria relativamente al 2013, c’è la possibilità di presentare le dichiarazioni dei redditi dal 2 al 30 settembre 2013, esclusivamente se dalle stesse risulta un esito contabile finale a credito. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate sono stabiliti i termini e le modalità applicative di tale disposizione transitoria.Riforma dellariscossioneArticoli 52-53 Decorrenza: dall’emanazione del D.M. attuativoTrovano conferma le numerose modifiche sulla riscossione mediante ruolo, compresa l’aumento a 120 del numero delle rate e all’impignorabilità dell’abitazione principale.Di nuovo viene previsto che: - la procedura di iscrizione del fermo di beni mobili registrati è avviata dall'agente della riscossione con la notifica al debitore o ai coobbligati iscritti nei pubblici registri di una comunicazione preventiva contenente l'avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione, mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari, salvo che il debitore o i coobbligati, nel predetto termine, dimostrino all'agente della riscossione che il bene mobile è strumentale all'attività di impresa o della professione; - entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L., il Governo riferisce alle Camere, con apposita relazione, sugli effetti di ognuna delle misure di cui al presente articolo, ai fini di una puntuale valutazione della loro efficacia, con particolare riferimento: all'introduzione di una franchigia di 120.000 euro per l'espropriazione degli immobili diversi dalla casa di abitazione non di lusso; all'innalzamento a 120 del numero massimo di rate in cui possono essere ripartiti i debiti; all'ampliamento a otto del numero di rate il cui mancato pagamento fa venir meno il beneficio della rateizzazione dei debiti.IVA agenzie diviaggioArt. 55Decorrenza: 22 giugno 2013Rimane immutata la norma che interpreta, alla luce di quanto previsto dall’art. 310, direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, come interpretata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, l’art. 74-ter, comma 3, D.P.R. n. 633/1972. In pratica, è confermato che l’imposta assolta sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi, effettuate da terzi nei confronti delle agenzie di viaggio stabilite fuori dell’Unione europea a diretto DECRETO DEL FARE14Argomento Cosa prevedevantaggio dei viaggiatori non è rimborsabile. Slittamento Tobin taxArt. 56Decorrenza: 22 giugno 2013Confermato lo slittamento dal 16 luglio al 16 ottobre il versamento dell’imposta sule transazioni finanziarie (c.d. Tobin tax). Piani diazionariatoArt. 56-terDecorrenza: 1° gennaio 2014Con una nuova norma si esonera dal pagamento del bollo sulle comunicazioni alla clientela relative ai prodotti e agli strumenti finanziari, a decorrere dall’anno 2014, i piani di partecipazione, anche azionaria, dei dipendenti agli utili di impresa nel settore del commercio e della distribuzione, qualora siano stati costituiti prima del 7 dicembre 2011. Giudici ausiliariArticoli 62-72 Decorrenza: dall’emanazione dei decretiattuativiPrevista, al fine di agevolare la definizione dei procedimenti civili, compresi quelli in materia di lavoro e previdenza, la nomina di 400 giudici ausiliari. La disciplina ha subito alcune piccole modifiche in sede di approvazione parlamentare. Possono essere chiamati all’ufficio di giudice ausiliario:- i magistrati ordinari, contabili e amministrativi e gli avvocati dello Stato, a riposo, ma ora viene previsto, da non più di tre anni al momento di presentazione della domanda, nonché magistrati onorari, che non esercitino più ma che abbiano esercitato con valutazione positiva la loro funzione per almeno cinque anni; - i professori universitari in materie giuridiche di prima e seconda fascia anche a tempo definito o a riposo da non più di tre anni al momento di presentazione della domanda (anche tale limite temporale è stato introdotto in sede di conversione del D.L.); - i ricercatori universitari in materie giuridiche; - gli avvocati, anche se cancellati dall'albo da non più di tre anni al momento di presentazione della domanda (prima era previsto “a riposo”);- i notai, anche se a riposo da non più di tre anni al momento di presentazione della domanda (termine temporale inserito in sede parlamentare).Non possono essere nominati giudici ausiliari:DECRETO DEL FARE15Argomento Cosa prevede-i membri del Parlamento nazionale ed europeo, i deputati e i consiglieri regionali, i membri del Governo, i presidenti delle regioni e delle province, i membri delle giunte regionali e provinciali; - i sindaci, gli assessori comunali, i consiglieri provinciali, comunali e circoscrizionali;- gli ecclesiastici e i ministri di qualunque confessione religiosa;- coloro che ricoprano o abbiano ricoperto nel triennio precedente alla nomina incarichi direttivi o esecutivi nei partiti politici.La nomina a giudice ausiliario ha durata di cinque anni prorogabili per non più di cinque anni. Stage presso gli uffici giudiziariArt. 73Decorrenza: dall’emanazione dei decreti attuativiI laureati in giurisprudenza all’esito di un corso di durata almeno quadriennale, in possesso dei requisiti di onorabilità, che abbiano riportato una media di almeno 27/30 negli esami di diritto costituzionale, diritto privato, diritto processuale civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto processuale penale, diritto del lavoro e diritto amministrativo, un punteggio di laurea non inferiore a 105/110 (prima era 102/110) e che non abbiano compiuto i trenta anni di età (prima era ventotto), possono accedere, a domanda e per una sola volta, a un periodo di formazione teorico-pratico presso le Corti di appello, i tribunali ordinari, gli uffici e i tribunali di sorveglianza e i tribunali per i minorenni della durata complessiva di diciotto mesi. Viene confermato tutto il resto delle nuove disposizioni e, in aggiunta, viene previsto che: - l'attività di formazione degli ammessi allo stage è condotta in collaborazione con i consigli dell'Ordine degli avvocati e con le Scuole di specializzazione per le professioni legali, secondo le modalità individuate dal Capo dell'Ufficio, qualora gli stagisti ammessi risultino anche essere iscritti alla pratica forense o ad una Scuola di specializzazione per le professioni legali;- coloro che alla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. svolgono attività di formazione professionale negli uffici giudiziari sono ammessi su loro domanda, da proporre entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L., allo stage, purché in possesso dei requisiti richiesti.DECRETO DEL FARE16Argomento Cosa prevedeNuovi magistrati di CassazioneArt. 74Decorrenza: dall’emanazione dei decretiattuativiAl fine di garantire la celere definizione dei procedimenti pendenti, nella pianta organica della Corte di cassazione sono temporaneamente inseriti alcuni magistrati, con le attribuzioni anche di assistente di studio, da destinare alle sezioni civili.Divisione adomanda congiuntaArt. 76Decorrenza: 22 giugno 2013Viene previsto che quando non sussiste controversia sul diritto alla divisione né sulle quote o altre questioni pregiudiziali gli eredi o condomini e gli eventuali creditori e aventi causa che hanno notificato o trascritto l’opposizione alla divisione possono, con ricorso congiunto al tribunale competente per territorio, domandare la nomina di un notaio oppure, con le modifiche introdotte, di un avvocato, aventi sede nel circondario al quale demandare le operazioni di divisione. Le sottoscrizioni apposte in calce al ricorso possono essere autenticate, quando le parti lo richiedono, da un notaio o da un avvocato. Se riguarda beni immobili, il ricorso deve essere trascritto a norma dell’art. 2646 c.c.. Si procede a norma degli articoli 737 e seguenti. Il giudice, con decreto, nomina il professionista eventualmente indicato dalle parti e, su richiesta di quest’ultimo, nomina un esperto estimatore.ConciliazionegiudizialeArt. 77Decorrenza: 22 giugno 2013In materia di conciliazione giudiziale viene previsto che (art. 185-bis c.p.c) il giudice, alla prima udienza, ovvero sino a quando è esaurita l’istruzione, formula alle parti, ove possibile, avuto riguardo alla natura del giudizio, al valore della controversia e all'esistenza di questioni di facile e pronta soluzione di diritto (inciso inserito in sede parlamentare), una proposta transattiva o conciliativa. Il rifiuto della proposta transattiva o conciliativa del giudice, senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal giudice ai fini del giudizio.DECRETO DEL FARE17Argomento Cosa prevedeSemplificazione della sentenzacivileArt. 79Decorrenza: 22 giugno 2013Confermata la norma con cui si prevede che la motivazione della sentenza civile consiste nella concisa esposizione dei fatti decisivi e dei principi di diritto su cui la decisione è fondata, anche con esclusivo riferimento a precedenti conformi ovvero mediante rinvio a contenuti specifici degli scritti difensivi o di altri atti di causa.Modifiche alla legge fallimentareArt. 82Decorrenza: 22 giugno 2013Alcune modifiche interessano anche il concordato preventivo. In particolare, viene previsto che: - il ricorso contenente la domanda di concordato deve essere comprensiva non solo dei bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, ma anche dell’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti (art. 161 L.F.);- con apposito decreto il tribunale può nominare il commissario giudiziale; - il commissario giudiziale, quando accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste dall’art. 173 L.F., deve riferirne immediatamente al tribunale che, nelle forme del procedimento e verificata la sussistenza delle condotte stesse, può, con decreto, dichiarare improcedibile la domanda e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di legge, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza; - con il decreto, il tribunale deve disporre gli obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell'impresa e all’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, che il debitore deve assolvere, con periodicità almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale se nominato, sino alla scadenza del termine fissato. Il debitore, con periodicità mensile, deposita una situazione finanziaria dell’impresa che, entro il giorno successivo, è pubblicata nel registro delle imprese a cura del cancelliere. In caso di violazione di tali obblighi, il concordato è inammissibile. Quando risulta che l’attività compiuta dal debitore è manifestamente inidonea alla predisposizione della proposta e del piano, il tribunale, anche d’ufficio, sentito il debitore e il commissario giudiziale se nominato, abbrevia il termine fissato con il decreto. Il tribunale può in ogni momento sentire i creditori. Infine, con una modifica inserita in sede parlamentare, si prevede che DECRETO DEL FARE18Argomento Cosa prevedeal fine di garantire i crediti spettanti alle cooperative di lavoro, in relazione alla loro finalità mutualistica, il privilegio di cui all'art. 2751-bis, numero 5), c.c., spettante per corrispettivi dei servizi prestati e dei manufatti prodotti, è riconosciuto qualora le medesime cooperative abbiano superato positivamente o abbiano comunque richiesto la revisione di cui al D.Lgs. 2 agosto 2002, n. 220. Ripristino della mediazione civile e commercialeArt. 84 Decorrenza: dai giudizi instaurati a decorrere dal trentesimo giorno successivo al 21 agosto 2013Confermato, con alcune modifiche, l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione per alcune tipologie di controversie. Le nuove disposizioni si applicano decorsi trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. La disposizione, così come risultante dalle modifiche parlamentari: - assegna all’istituto della mediazione obbligatoria un carattere transitorio (durata 4 anni) e sperimentale (monitoraggio degli effetti dell’istituto a partire dal secondo anno di sperimentazione); - esclude dalla mediazione obbligatoria le controversie in materia di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti nonché le controversie rispetto alle quali si sia già attivata la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite ai sensi dell’art. 696-bis del codice di procedura civile; - prevede la mediazione obbligatoria anche per giudizi già instaurati in primo grado o addirittura in sede d’appello, rimettendo al giudice la valutazione sull’esigenza di procedervi; - rende obbligatoria l’assistenza dell’avvocato di tutte le parti al procedimento di mediazione; - interviene sul procedimento di mediazione, prevedendo che: - il procedimento non possa durare più di tre mesi (attualmente sono quattro); - si debba tenere un primo incontro, in cui il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione; se l’incontro non ha esito positivo e il procedimento si chiude subito, niente è dovuto al mediatore;- gli avvocati iscritti all'albo sono di diritto mediatori, pur dovendo garantire una specifica formazione. Si segnala, infine, che, con il nuovo art. 84-bis introdotto durante l’iter parlamentare, si novella l’art. 2643, comma 1, c.c., per affrontare un problema applicativo della disciplina della mediazione sorto con riferimento alle controversie in materia di diritti reali, con particolare riferimento all’usucapione. DECRETO DEL FARE19Argomento Cosa prevedeIn particolare, è stata modificata la disposizione sugli atti soggetti a trascrizione: il relativo elenco è integrato con la previsione dell’accordo di mediazione che accerta l’usucapione con la sottoscrizione del processo verbale autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato. In tal modo l’accordo sarà opponibile ai terzi dalla data della trascrizione.

 

La legge n. 98/2013 in sintesiLe novità in materia di lavoro e previdenza di Alfredo Casotti e Maria Rosa GheidoConsulenti del lavoroArgomento Cosa prevedeSemplificazioni in materia di DURCArt. 31Decorrenza: 22 giugno 2013L’innalzamento a 120 giorni dal rilascio della validità del DURC in caso di lavoro pubblici vale anche per le erogazioni di sovvenzioni, contributi, sussidi, ecc. e la fruizione di benefici normativi e contributivi in materia di lavoro e legislazione sociale. Fino al 31 dicembre 2014 la validità del DURC per il periodo sopra evidenziate si applica anche ai lavori edili commissionati da soggetti privati. E’ confermato l’obbligo delle stazioni appaltanti e degli enti aggiudicatori di acquisire il documento unico di regolarità contributiva (DURC), d’ufficio e per via telematica, in tutte le fasi che interessano i contratti di appalto e più generalmente le gare di aggiudicazione di contratti per forniture e servizi. Il documento attestante la regolarità contributiva deve essere pertanto richiesto nelle diverse fasi contrattuali:a) per la verifica della dichiarazione sostitutiva relativa al requisito di cui all'art. 38, comma 1, lettera i), D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 che esclude dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, nonché dai subappalti, i soggetti che hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali; b) per l'aggiudicazione del contratto ai sensi dell'art. 11, comma 8, del D.Lgs. n. 163/2006 che ne prevede l’efficacia solo a seguito della verifica del possesso dei requisiti richiesti, fra cui quello di regolarità contributiva; c) per la stipula del contratto; d) per il pagamento degli stati avanzamento lavori o delle prestazioni relative a servizi e forniture; e) per il certificato di collaudo, il certificato di regolare esecuzione, il certificato di verifica di conformità, l'attestazione di regolare esecuzione, e il pagamento del saldo finale. Fa eccezione il pagamento del saldo finale per il quale è comunque necessaria l'acquisizione di un nuovo DURC. Il documento in corso di DECRETO DEL FARE21Argomento Cosa prevedevalidità può essere utilizzato anche per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture diversi da quelli per i quali è stato espressamente acquisito. Viene formalizzata la procedura che gli enti devono seguire in caso di irregolarità. Pertanto, in caso di mancanza dei requisiti per il rilascio del DURC, gli Enti preposti (INPS, INAIL, Cassa edile), prima dell'emissione o dell'annullamento del documento già rilasciato, devono invitare l'interessato, mediante posta elettronica certificata o con lo stesso mezzo per il tramite del consulente del lavoro nonché degli altri soggetti di cui all'art. 1, legge 11 gennaio 1979, n. 12, a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a quindici giorni, indicando analiticamente le cause della irregolarità. Viene infine previsto che il DURC può essere rilasciato in presenza della certificazione che attesta la sussistenza e l'importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte del richiedente. Semplificazione di adempimentiformali in materiadi lavoroArt. 32Decorrenza: 22 giugno 2013L’art. 32 modifica il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, con alcuni interventi intesi a semplificare l’applicazione delle disposizioni in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. In primo luogo, sono sostituiti i commi 3 e 3-bis dell’art. 26, D.Lgs. n. 81/2008, con una parziale abrogazione del DUVRI ossia del documento unico di valutazione dei rischi che deve essere redatto per coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori onde prevenire i rischi dovuti al concomitante lavoro di più imprese nell'esecuzione dell'opera complessiva. Nei settori di attività a basso rischio infortunistico, il DUVRI può essere evitato a condizione che il datore di lavoro committente indichi un proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, adeguate e specifiche in relazione all’incarico conferito, per sovrintendere a tale attività di cooperazione e coordinamento. Il committente è esonerato da questo adempimento se i lavori non prevedono l’impiego di oltre cinque uomini-giorno, salvo che siano presenti rischi derivanti da agenti cancerogeni, biologici, da amianto, atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui all'allegato XI o, ancora, da rischio elevato di incendi. Per uomini-giorno si intende l'entità presunta dei lavori, servizi e forniture rappresentata dalla somma delle giornate di lavoro DECRETO DEL FARE22Argomento Cosa prevedenecessarie all’effettuazione dei lavori, servizi o forniture considerata con riferimento all'arco temporale di un anno dall'inizio dei lavori. Dall’adempimento sono esonerati i servizi di natura intellettuale nonché le mere forniture di materiali o attrezzature. Ritorna la possibilità di autocertificazione della valutazione dei rischi in tutti quei settori a basso rischio infortunistico e di malattie professionali, che saranno individuati da un apposito decreto ministeriale che fornirà anche il modello che potrà essere utilizzato dai datori di lavoro che operano in quei settori per attestare di aver effettuato la valutazione dei rischi di cui agli articoli 17, 28 e 29, D.Lgs. n. 81/2008. Dovranno essere evitate le sovrapposizioni in materia di formazione degli addetti alla sicurezza, verranno, quindi, riconosciuti crediti formativi ogni qualvolta i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongano, in tutto o in parte. Trasmissione in via telematica del certificato medico di gravidanzaArt. 34Decorrenza: 90 giorni dopo l’entrata in vigore del D.M. attuativoFra le misure intese a semplificare gli adempimenti formali in materia di lavoro e previdenza, rientra anche la modifica dell’art. 21, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che disciplina gli obblighi documentali della lavoratrice in maternità. Al richiamato art. 21 sono aggiunti i commi 1-bis e 2-bis che dispongono l’obbligo di trasmissione telematica all’INPS, da parte del medico del S.S.N. o con esso convenzionato, del certificato di gravidanza indicante la data presunta del parto, della certificazione di nascita del bimbo o di interruzione della gravidanza. E’ demandata ad un decreto interministeriale Lavoro, Salute ed Economia, da emanare entro sei mesi dall’entrata in vigore del Decreto la definizione delle modalità della comunicazione per la quale sarà, in ogni caso, utilizzato il sistema di trasmissione di cui al D.M. 26 febbraio 2010, già in uso per i certificati di malattia.Misure di semplificazione per le prestazioni lavorative di breve durataArt. 35Decorrenza:dall’emanazione del D.M. attuativoUn decreto dei Ministri del Lavoro e della Salute stabilirà le misure di semplificazione degli obblighi di informazione, formazione e sorveglianza sanitaria qualora le prestazioni lavorative richieste comportino la permanenza del lavoratore in azienda per meno di 50 giornate nell’anno. Varranno le azioni formative già effettuate nei confronti degli stessi lavoratori, anche se da altri datori di lavoro durante l’anno solare in corso. DECRETO DEL FARE23Argomento Cosa prevedeSoppressione certificazioni sanitarieArt. 42Decorrenza: 22 giugno 2013Fermi restando gli obblighi di certificazione previsti dal D.Lgs. 9 aprile 2008. n. 81, in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, sono abrogate numerose disposizioni che richiedono il possesso di un certificato attestante l’idoneità psico-fisica al lavoro. Pertanto, non è più necessario il certificato di idoneità fisica per l’assunzione nel pubblico impiego, né quello di idoneità ad esercitare la professione di maestro di sci. Inoltre, nei confronti dei lavoratori che rientrano nell’ambito della disciplina di cui al D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 non trovano più applicazione le disposizioni concernenti l’obbligo della certificazione attestante l’idoneità all’esecuzione di operazioni relative all’impiego di gas tossici, di cui all’art. 27, comma 1, n. 4, del regolamento di cui al R.D. 9 gennaio 1927, n. 147. Nemmeno è più richiesta la visita medica per apprendisti e minori, fatti salvi, appunto, gli obblighi derivanti dal D.Lgs. n. 81/2008 e la visita obbligatoria per chi produce o vende alimenti e bevande. Verifiche dell’INPS sull’accertamento dell’invaliditàArt. 42-terDecorrenza: 21 agosto 2013Sono esclusi dalle visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante da parte dell’INPS le persone per le quali è già stata accertata una menomazione o una patologia stabilizzate, compresi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down, che hanno ottenuto il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento o di comunicazione. Amianto, determinazionedel diritto e della misuradel trattamentopensionisticoArt. 42-quaterDecorrenza: 21 agosto 2013Ai fini della determinazione del diritto e della misura del trattamento pensionistico, restano validi ed efficaci i provvedimenti di certificazione di esposizione all'amianto rilasciati dall'INAIL a favore di lavoratori in mobilità alla data del 22 giugno 2013, o titolari di prestazioni straordinarie a carico dei fondi di solidarietà o autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione. DECRETO DEL FARE24

 

La legge n. 98/2013 in sintesiLe novità in materia di finanziamenti di Bruno PagamiciDottore commercialista e pubblicistaArgomento Cosa prevedeFondo di garanzia PMIArt. 1Decorrenza: 22 giugno 2013La disposizione interviene sulla disciplina del Fondo di garanzia PMI, di cui all’art. 2, comma 100, lettera a), legge n. 662/1996. In particolare, il comma 1 stabilisce che con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, emanato di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, si provveda a:1) aggiornare le regole di accesso, con riferimento alla valutazione delle imprese e alla misura dell'accantonamento a titolo di coefficiente di rischio;2) aumentare fino all’80% (dall’attuale 70%) la misura massima di copertura della garanzia diretta per:- le operazioni di anticipazione di credito senza cessione dello stesso, verso imprese che vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni;- le operazioni finanziarie di durata non inferiore a 36 mesi; - le operazioni in favore di imprese ubicate in aree di crisi; - le operazioni garantite a valere sulla sezione speciale riservata alle piccole e medie imprese di autotrasporto merci per conto terzi;3) limitare il rilascio della garanzia del fondo alle operazioni finanziarie di nuova concessione, ossia deliberate successivamente alla data di richiesta della garanzia, salvo che per le operazioni condizionate all’acquisizione della garanzia stessa; 4) semplificare le procedure e le modalità di presentazione delle richieste, attraverso un maggior ricorso a modalità telematiche;5) definire appositi criteri di valutazione ai fini dell'ammissione alla garanzia del fondo per le imprese sociali e le cooperative sociali. In seguito all’introduzione di un emendamento in sede di conversione, l’accesso al Fondo di garanzia viene esteso ai professionisti, nel limite di assorbimento delle risorse non superiore al 5%. Le modalità attuative saranno definite con apposito decreto del Ministro dello Sviluppo economico, da adottare di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze.DECRETO DEL FARE26Argomento Cosa prevedeNel corso dell’esame parlamentare è stata ripristinata la quota di riserva (pari al 30%) per gli interventi di controgaranzia del Fondo a favore dei confidi e ridotta dall’80 al 50% la quota riservata ad investimenti che non superano la soglia dei 500.000 euro. Viene abrogata l’estensione della garanzia del fondo alle grandi imprese, limitatamente ai soli finanziamenti erogati con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti.Con un emendamento approvato nel corso dell'iter di conversione si stabilisce che al fondo di garanzia possono affluire, previa assegnazione all’entrata del bilancio dello Stato, contributi su base volontaria per essere destinati alla micro-imprenditorialità. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze saranno definite le modalità di attuazione nonché le modalità di contribuzione da parte di enti, associazioni, società o singoli cittadini.Incentivi per il rinnovo di impianti (c.d. nuova Sabatini)Art. 2Decorrenza: 22 giugno 2013Viene istituito un meccanismo incentivante (ribattezzato “nuova Sabatini”) a favore delle micro, piccole e medie imprese (anche agricole e della pesca, come specificato in sede di conversione) per investimenti (anche in leasing) in macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo. A seguito delle modifiche apportate nel corso dell’iter di conversione, sono ammissibili anche gli investimenti in beni strumentali d'impresa, in hardware, in software e in tecnologie digitali.L’intervento agevolativo prevede l’erogazione di un finanziamento, di durata massima di 5 anni e di importo non superiore a 2 milioni di euro per ciascuna impresa beneficiaria, affiancato da un contributo in conto interessi.I finanziamenti saranno erogati, fino al 31 dicembre 2016, da banche e da società di leasing (purché garantiti da banche) a valere su un plafond, messo a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti, di 2,5 miliardi di euro, eventualmente incrementabile fino a 5 miliardi di euro sulla base del monitoraggio sull'andamento dei finanziamenti e nei limiti delle risorse disponibili.La concessione dei finanziamenti potrà essere assistita dalla garanzia del fondo di garanzia PMI, nella misura massima dell’80% dell'ammontare del finanziamento. Con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, emanato di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, saranno DECRETO DEL FARE27Argomento Cosa prevededeterminate le priorità di accesso e le modalità semplificate di concessione della garanzia del fondo sui predetti finanziamenti. Alle imprese sarà riconosciuto inoltre un contributo in conto interessi, calcolato in rapporto agli interessi sui finanziamenti bancari, concesso dal Ministero dello Sviluppo economico, fino ad una spesa massima di 7,5 milioni di euro per il 2014, di 21 milioni di euro per il 2015, di 35 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019, di 17 milioni di euro per il 2020 e di 6 milioni di euro per il 2021.I contributi saranno materialmente erogati alle imprese beneficiarie in più quote, determinate in relazione all’effettiva durata del finanziamento. Sarà un apposito decreto del Ministro dello Sviluppo economico, emanato di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze, a determinare la massima del contributo, le condizioni di accesso e le modalità di funzionamento. Finanziamento di contratti di sviluppoArt. 3Decorrenza: 22 giugno 2013Viene previsto il rifinanziamento, nel limite di 150 milioni di euro, dei contratti di sviluppo, previsti dal D.L. n. 112/2008 e resi operativi con il D.M. 24 settembre 2010, aventi ad oggetto programmi nel settore industriale e agroindustriale, da realizzare nelle regioni del Centro Nord, che attualmente sono prive di copertura finanziaria. Per lo stanziamento indicato sono utilizzate le disponibilità del Fondo per la crescita sostenibile, istituito dall’art. 23, D.L. n. 83/2012 e disciplinato dal D.M. 8 marzo 2013. Detti programmi sono agevolati tramite la concessione del solo finanziamento agevolato, nel limite massimo del 50% dei costi ammissibili.Con decreto del Ministro dello sviluppo economico saranno definite le modalità ed i criteri per la concessione delle agevolazioni e la realizzazione degli interventi.Con un emendamento approvato in sede di conversione, viene specificato che l’importo complessivo delle spese e dei costi ammissibili degli investimenti oggetto del contratto di sviluppo, con esclusione del costo di opere infrastrutturali se previste, non dovrà essere inferiore a 20 milioni di euro, con riferimento ai programmi di sviluppo industriale, ovvero 7,5 milioni di euro, qualora tali programmi riguardino esclusivamente attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.DECRETO DEL FARE28Argomento Cosa prevedeNell’ambito del programma di sviluppo, i progetti d’investimento del proponente dovranno prevedere spese ammissibili di importo complessivo non inferiore a 10 milioni di euro, a parte eventuali progetti di ricerca industriale a prevalente sviluppo sperimentale, con riferimento ai programmi di sviluppo industriale, ovvero 3 milioni di euro se tali programmi riguardano esclusivamente attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.Finanziamento per le imprese cheinvestono nei Paese in via di sviluppoArt. 7Decorrenza: 22 giugno 2013La disposizione novella l’art. 7, legge 26 febbraio 1987, n. 49, prevedendo che attraverso il Fondo di rotazione per la cooperazione allo sviluppo, gestito dal Mediocredito centrale, possano essere concessi, ad imprese italiane, crediti agevolati, anche in forma anticipata, per assicurare il finanziamento integrale della quota di capitale di rischio per la costituzione di imprese miste nei Paesi in via di sviluppo (PVS).I crediti potranno essere erogati a favore di investitori pubblici o privati o di organizzazioni internazionali, sempre al fine di favorire da parte loro la costituzione di imprese miste nei PVS, ovvero di promuovere lo sviluppo attraverso altre agevolazioni identificate dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE). Una quota del Fondo rotativo potrà altresì essere destinata - in una percentuale da definire in sede regolamentare - per costituire un fondo di garanzia per prestiti concessi dagli istituti di credito a imprese italiane o per agevolare gli apporti di capitale delle imprese italiane nelle imprese miste. Con un emendamento approvato in sede di conversione, viene specificato che le imprese che intendano accedere al predetto Fondo rotativo dovranno formalmente impegnarsi a rispettare quanto previsto dalle Linee guida dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sulla responsabilità sociale delle imprese per gli investimenti internazionali e dalla risoluzione P7_TA(2011)0141 del Parlamento europeo, del 6 aprile 2011, in materia di investimenti internazionali e di rispetto da parte delle imprese delle clausole sociali e ambientali e delle norme internazionali sui diritti umani.DECRETO DEL FARE29Argomento Cosa prevedePartenariato pubblico-privato per la cooperazione allo sviluppoArt. 8Decorrenza: 22 giugno 2013La norma, con l’inserimento del comma 14-bis alla legge n. 49/1987, specifica che per l’attuazione degli interventi di cooperazione allo sviluppo definiti dalla legge n. 49/1987 potranno essere stipulati appositi accordi di programma tra enti pubblici, organismi sopranazionali e soggetti privati, ai sensi della disciplina generale che regola tali convenzioni (articoli 15 ed 11, commi 2, 3 e 5, legge n. 241/1990). Per la rendicontazione i soggetti realizzatori delle iniziative dovranno indicare, per ogni intervento, la provenienza dei fondi, i soggetti beneficiari e la tipologia, secondo uno schema che sarà stabilito con decreto di natura non regolamentare del Ministero degli Affari esteri, d’intesa con il Ministro dell’Economia e delle finanze. Tali rendicontazioni saranno comunque sottoposte ai controlli di ragioneria previsti dall’art. 11, comma 1, lettera c), D.Lgs. n. 123/2011. Proroga del credito di imposta per la produzione, la distribuzione e l’eserciziocinematograficoArt. 11Decorrenza: 1° gennaio 2014Vengono prorogati a tutto il 2014 i crediti d’imposta per la produzione, la distribuzione e l’esercizio cinematografico, previsti dall’art. 1, commi da 325 a 328 e da 330 a 337, della legge n. 244/2007 (legge Finanziaria 2008), nel limite massimo di spesa di 45 milioni di euro.Sarà un provvedimento dell'Agenzia delle entrate a dettare i termini e le modalità di fruizione dei crediti di imposta nonché ogni altra disposizione finalizzata a garantire il rispetto del limite massimo di spesa. Si ricorda il credito di imposta istituito dai commi da 325 a 328 (c.d. tax credit esterno) sarà riconosciuto ai soggetti passivi IRES e ai titolari di reddito di impresa a fini IRPEF, che non appartengono alla filiera del settore cinematografico ed audiovisivo, nella misura del 40% degli apporti in denaro effettuati per la produzione di opere cinematografiche riconosciute di nazionalità italiana di cui all’art. 5 del D.Lgs. n. 28/2004, entro il limite massimo di 1 milione di euro e purché sia rispettato il c.d. “requisito di territorialità” (obbligo di utilizzare l’80% di detti apporti nel territorio nazionale, impiegando manodopera e servizi italiani). Il credito imposta previsto dai commi da 330 a 337 (c.d. tax credit interno) sarà riconosciuto alle imprese interne alla filiera del cinema, in misure e limiti massimi variabili a seconda che si tratti di imprese di produzione cinematografica, di imprese di distribuzione DECRETO DEL FARE30Argomento Cosa prevedecinematografica ovvero di imprese di esercizio cinematografico. I suddetti crediti d’imposta, con riferimento alla stessa opera filmica, non saranno in ogni caso cumulabili a favore della stessa impresa ovvero delle imprese che facciano parte dello stesso gruppo societario, o ancora di soggetti legati tra loro da un rapporto di partecipazione o controllati anche indirettamente dallo stesso soggetto, secondo le norme civilistiche.Fondo per le agevolazioni alla ricercaArt. 57Decorrenza: dall’emanazione dei decreti attuativi La norma elenca una serie di interventi diretti allo sviluppo del sistema paese sostenuti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con un contributo alla spesa, nel limite del 50% della quota relativa alla contribuzione a fondo perduto disponibili nel Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR). Gli interventi previsti mirano in particolare: - al rafforzamento della ricerca fondamentale condotta nelle università e negli enti pubblici di ricerca; - alla creazione e allo sviluppo di start-up innovative e spin-off universitari; - alla valorizzazione dei progetti di social innovation per giovani al di sotto dei 30 anni; - al sostegno allo sviluppo di capitale di rischio e crowdfunding (ovvero al finanziamento dei progetti effettuato da una molteplicità di soggetti); - al potenziamento del rapporto tra mondo della ricerca pubblica e imprese, mediante forme di sostegno che favoriscano la partecipazione del mondo industriale al finanziamento dei corsi di dottorato e di assegni di ricerca; - al potenziamento infrastrutturale delle università e degli enti pubblici di ricerca, anche in relazione alla partecipazione alle grandi reti infrastrutturali europee nell’ambito del programma europeo Horizon 2020; - al sostegno agli investimenti in ricerca delle piccole e medie imprese, e in particolare delle società nelle quali la maggioranza delle quote o delle azioni del capitale sia posseduta da giovani al di sotto dei 35 anni; - alla valorizzazione di grandi progetti/programmi a medio-lungo termine condotti in partenariato tra imprese e mondo pubblico della ricerca, con l'obiettivo di affrontare le grandi sfide sociali contemporanee; DECRETO DEL FARE31Argomento Cosa prevede- al supporto e all’incentivazione dei ricercatori che risultino assegnatari di borse di studio o assegni o altre forme similari di sovvenzione dell'Unione europea, ovvero dei progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN) o del Fondo per gli investimenti delle ricerca di base (FIRB); - al sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese che partecipano a bandi europei di ricerca. - al sostegno di progetti di ricerca in campo umanistico, artistico e musicale, con particolare riferimento alla digitalizzazione e messa on line dei relativi prodotti.Le risorse disponibili nel fondo FAR da destinare agli interventi sopra elencati saranno individuate con un apposito decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. DECRETO DEL FARE32Misure per la crescita economicaFondo centrale di garanzia PMI, porte aperte ai professionistidi Bruno Pagamici Dottore commercialista e pubblicistaIl passaggio parlamentare della legge di conversione del Decreto “Fare” ha portato tre novità importanti per il Fondo di garanzia: l’estensione dell’intervento ai professionisti; l’aumento dal 70 all’80% della garanzia a favore delle imprese delle aree di crisi e delle PMI di autotrasporto merci; la previsione di criteri speciali di ammissione (da definire) per le imprese sociali.Significative sono le modifiche apportate nel corso dell’esame al testo dell’art. 1 del Decreto del Fare, che prevede una parziale riforma delle regole di accesso al Fondo di garanzia, di cui all’art. 100 della legge n. 662/1996. La novità più importante è indubbiamente l’estensione dell’operatività del Fondo aiprofessionisti, iscritti agli ordini professionali ovvero aderenti alle associazioni professionali di professioni non organizzate iscritte nell’elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico ed in possesso dell’attestazione rilasciata dall’associazione (legge n. 4/2013). La modifica è intervenuta anche in considerazione della Comunicazione della Commissione Europea “Piano d' azione imprenditorialità 2020”, che equipara l’apporto socio-economico delle PMI a quello dato dai liberi professionisti. Il documento ha, di fatto, aperto la strada a misure di semplificazioni burocratiche e agevolazioni fiscali, quali l’allestimento dello studio e l'assunzione di personale, nonché facilitazioni nell'accesso al credito.L’estensione potrà avvenire fino ad un limite massimo del 5% di assorbimento delle risorse del fondo e previa approvazione di un decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, che definisca le modalità di attuazione. Viene inoltre aggiunta, rispetto alla versione iniziale, una disposizione che prevede l’adozione, con apposito decreto ministeriale, di criteri specifici per l’accesso alla garanziadel Fondo per le imprese sociali di cui al D.Lgs. n. 155/2006, nonché per le cooperative sociali di cui alla legge n. 381/1991. Imprese ubicate in aree di crisi e PMI di autotrasportoAltra novità è rappresentata dall’aumento della garanzia a favore delle imprese ubicate in aree di crisi e delle PMI di autotrasporto merci.Nello specifico, nel riformulato art. 1 viene previsto un innalzamento, dal 70% all’80% dell’importo dell’operazione, della misura massima della garanzia diretta (specificazione DECRETO DEL FARE33introdotta nel corso dell’iter di conversione) concessa dal Fondo per le seguenti tipologie di operazioni: - operazioni di anticipazione di credito verso imprese che vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni; - operazioni finanziarie comunque finalizzate all'attività di impresa, aventi durata non inferiore a 36 mesi; - operazioni a favore di imprese ubicate in aree di crisi industriali complesse (art. 27 del D.L. n. 83/2012); - operazioni garantite a valere sulla sezione speciale del Fondo riservata alla concessione di garanzie sui finanziamenti accordati a piccole e medie imprese di autotrasporto di merci (D.M. 27 luglio 2009). È necessario un apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze - previsto entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del D.L. n. 69/2013 (in vigore dal 22 giugno 2013), ma, ad oggi, non ancora emanato - per definire le condizioni di ammissibilità e delle disposizioni di carattere generale. Nella versione dell’articolo 1 licenziata dal Parlamento, è rimasta invece invariata la disposizione che limita il rilascio della garanzia del Fondo alle operazioni finanziarie di nuova concessione ed erogazione, escludendo pertanto la possibilità di garantire operazionifinanziarie già deliberate dai soggetti finanziatori alla data di presentazione della richiesta di garanzia, salvo che le stesse non siano condizionate, nella loro esecutività, all'acquisizione della garanzia da parte del Fondo. Riserve del fondo Nel corso dell’iter di conversione, con la soppressione del comma 3 (che abrogata il comma 3 dell’art. 11 del D.L. n. 185/2008), è stata ripristinata la riserva del 30% delle risorse del Fondo a operazioni garantite dai Confidi. Viene inoltre reintrodotta, anche se con modifiche, la riserva del Fondo per operazioni di importo ridotto. Secondo la nuova formulazione del comma 4, il 50% (anziché 80%) delle risorse del Fondo saranno utilizzate per garanzie di importo inferiore ai 500mila euro. Confermata, invece, nel corso dell'esame parlamentare l’abrogazione dell’estensione della garanzia del Fondo alle grandi imprese, limitatamente ai soli finanziamenti erogati con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti.DECRETO DEL FARE34Misure per la crescita economica“Nuova Sabatini” ad ampio raggio di Bruno PagamiciDottore commercialista e pubblicistaCon la conversione in legge del D.L. n. 69/2013 cresce l’appeal della “nuova Sabatini”, il meccanismo incentivante che è stato esteso alle microimprese e ai settori dell’agricoltura e della pesca e che potrà agevolare anche gli investimenti in hardware, software e in tecnologie digitali. Estensione alle microimprese e ai settori agricoltura e pesca. Ampliamento del ventaglio degli finanziabili: non solo macchinari, impianti e attrezzature, ma anche beni strumentali d'impresa, hardware, software e tecnologie digitali. Queste le principali modifiche apportate in sede di conversione del Decreto del Fare (D.L. n. 69/2013) al meccanismo agevolativo istituito dall’articolo 2, “nuova Sabatini”.Lo strumento prevede la costituzione di un plafond di 2,5 miliardi di euro (incrementabili fino al limite massimo di 5 miliardi di euro, sulla base delle eventuali risorse disponibili e/o delle necessarie coperture), che sarà messo a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti, rivolto al finanziamento di nuovi investimenti delle imprese. I finanziamenti saranno disponibili, fino al 31 dicembre 2016, attraverso le banche che aderiscono alla convenzione da stipulare tra il Ministero dello sviluppo economico (sentito il Ministero dell'economia e delle finanze), Cassa depositi e prestiti S.p.A. e ABI. A tale convenzione (o convenzioni) è rimessa la disciplina di dettaglio, per quanto attiene, in particolare, alle modalità operative per la concessione dei finanziamenti agevolati, dei contratti tipo di finanziamento e cessione del credito, incluse le attività di monitoraggio e di rendicontazione svolte dalle banche. Il plafond sarà utilizzabile anche a fronte di operazioni di leasing finanziario concesse da società di leasing, ma solo se in possesso di garanzia rilasciata da una banca aderente alla convenzione con la Cassa depositi e prestiti.I finanziamenti saranno concessi alle micro, piccole e medie imprese (ai sensi del D.M. 18 aprile 2005, che ha recepito la Raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/Ce), a fronte di investimenti (acquisto o leasing) in macchinari, impianti, beni strumentali d'impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché in hardware, software e in tecnologie digitali.In seguito all’introduzione di un emendamento in sede di conversione, l’accesso ai finanziamenti viene esteso anche alle piccole e medie imprese agricole e della pesca. I finanziamenti, di durata non superiore a 5 anni, potranno arrivare a coprire il 100% DECRETO DEL FARE35dell’importo dell’investimento, per un importo massimo di 2 milioni di euro per impresa. L’erogazione dei finanziamenti potrà essere assistita, fino all'80% del loro ammontare, dalla garanzia del Fondo centrale di garanzia di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 662/1996, a valere sulle risorse finanziarie già disponibili nel Fondo stesso. Sarà un decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, a determinare le modalità priorità di accesso e delle modalità di concessione della garanzia A parziale copertura degli oneri finanziari derivanti dal finanziamento contratto, sarà riconosciuto dal Ministero dello sviluppo economico, un contributo in conto interessi, fino ad una spesa massima - 7, 5 milioni di euro per il 2014; - 21 milioni di euro per il 2015; - 35 milioni di euro per gli anni dal 2016 al 2019; - 17 milioni di euro per l’anno 2020; - 6 milioni di euro per l’anno 2021. È demandata ad decreto del Ministro dello SVILUPPO economico, da emanare di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze, la determinazione della misura massima del contributo nonché la definizione delle condizioni di accesso e le modalità di funzionamento. La “nuova Sabatini” in pillolePlafond disponibileIl plafond messo a disposizione, fino 31 dicembre 2016, dalla Cassa depositi e prestiti ammonta a 2,5 miliardi di euro, incrementabili fino al limite massimo di 5 miliardi di euro, sulla base delle eventuali risorse disponibili e/o delle necessarie coperture ammonta a 5 miliardi di euroSoggetti beneficiariPotranno accedere ai finanziamenti le micro, piccole e medie imprese, anche dei settori agricoltura e pesca Investimenti agevolabiliPotranno essere agevolati gli investimenti (acquisto o leasing) in macchinari, impianti, beni strumentali d'impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché in hardware, software e in tecnologie digitaliPrincipali caratteristiche dei finanziamentiI finanziamenti, erogati da banche convenzionate con la Cassa depositi e prestiti o società di leasing (purché garantiti da banche), avranno durata massima di 5 anni e saranno accordati per un valore massimo complessivo non superiore a 2 milioni DECRETO DEL FARE36Contributo in conto interessiAlle imprese che accedono ai predetti finanziamenti bancari sarà accordato anche un contributo in conto interessi. La determinazione della misura massima del contributo sarà determinata con apposito decreto del Ministro dello Sviluppo economico, da emanare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze

Misure per la crescita economica

Concorrenza nel mercato del gas naturale e nei carburanti: procedure più snelle e celeri di Andrea QuarantaEnvironmental risk managerVerso la corretta attuazione delle misure volte all’apertura del mercato nel settore dei servizi pubblici locali, dove il ricorso agli appalti pubblici dovrebbe essere esteso, in sostituzione delle concessioni dirette: nel Decreto del Fare sono inserite alcune norme in materia di concorrenza nel mercato del gas naturale e nei carburanti.Il Decreto del Fare contiene due norme che intendono dare una nuova regolamentazione a due settori chiave per il rilancio dell’economia. La prima (art. 4) contiene disposizioni di diversa natura che riguardano il mercato del gas naturale (l’applicazione del servizio di tutela gas; le gare del gas) e la rete di distribuzione carburanti. La seconda (art. 5) reca una serie di interventi diversi che impattano sui prezzi dell’energia elettrica.Il servizio di tutela del gasIn sede di conversione in legge, il Parlamento ha lasciato inalterata la disposizione che limita ai soli clienti domestici l’applicazione transitoria del servizio di tutela gas, grazie al quale per alcuni clienti “vulnerabili” i prezzi di riferimento sono determinati dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. I clienti vulnerabili prima del decreto Fare Clienti domesticiUtenze relative ad attività di servizio pubblico: ospedali, case di cura e di riposo, carceri, scuole, e altre strutture pubbliche e private che svolgono un’attività riconosciuta di assistenzaClienti civili e non civili i cui consumi non superano 50.000 metri cubi annui Piccoli clienti industriali Le gare di distribuzione del gasPer velocizzare e dare certezza all’avvio delle prime gare di distribuzione del gas per ambiti territoriali, il “decreto del fare” ha previsto alcune norme volte a rafforzare i termini e le competenze delle Regioni (ma è previsto un potere di sostituzione statale) e prevedere una DECRETO DEL FARE38penalizzazione economica per i Comuni che ritardano ad individuare la stazione appaltante. In sede di conversione sono state portate alcune modifiche, sintetizzate nella tabella che segue. Oggetto DisciplinaTermini per l’avvio delle procedure di gara per l’affidamento del serviziodi distribuzione del gas naturaleLa procedura di gara deve essere avviata dagli enti locali non oltre un anno prima della scadenza dell’affidamento, in modo da evitare soluzioni di continuità nella gestione del servizio: tal termine è perentorio. Alla scadenza, la regione con competenza sull’ambito avvia la procedura di gara attraverso la nomina di un commissario ad acta.Nota beneQuesta sarà la tempistica da rispettare a regime: per il primo periodo di applicazione è prevista una serie di scadenze meno stringenti e differenziate per gruppi di comuni. Decorsi tali termini, la Regione, previa diffida ai soggetti inadempienti contenente un termine perentorio a provvedere, avvia la procedura di gara come nel caso “a regime”.Proroga-1 Proroga di quattro mesi delle date limite entro cui convocare i Comuni dell’ambito per la scelta della stazione appaltante per i primi due raggruppamenti di Comuni (All. 1 del D.M. 12 novembre 2011) che sono scadute o scadrebbero entro il mese di ottobre 2013, con uno spostamento dei termini relativi alla mancata nomina della stazione appaltante a data non anteriore al 1° gennaio 2014.Procedura per la designazione della stazione appaltantePer tutti gli ambiti in cui non è presente il capoluogo di provincia, la scelta della stazione appaltante avviene a maggioranza qualificata dei 2/3 dei comuni appartenenti all’ambito che rappresentino almeno i 2/3 dei punti di riconsegna dell’ambito.Proroga-2 Durante la conversione in legge, è stata aggiunta una nuova proroga di ulteriori 24 mesi delle date limite per quegli ambiti in cui almeno il 15% dei punti di riconsegna è situato nei Comuni colpiti dagli eventisismici in Emilia del 20 e 29 maggio 2012.Potere sostitutivo Se infatti la Regione competente non procede alla nomina del commissario ad acta, dopo quattro mesi dalla scadenza dei DECRETO DEL FARE39termini, il Ministero dello sviluppo economico, sentita la Regione stessa, interviene per dare avvio alla gara, nominando un commissario ad acta. Penalizzazione economicaÈ prevista per gli enti locali nei casi in cui gli stessi non abbiano rispettato i termini per la scelta della stazione appaltante.In tali casi, il 20% degli oneri che il gestore corrisponde annualmente agli Enti locali come quota parte della remunerazione del capitale è versato dal concessionario subentrante, con modalità stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, in uno specifico capitolo della Cassa conguaglio settore elettrico per essere destinati alla riduzione delle tariffe di distribuzione dell’ambito corrispondente.Linee guida Il Ministero per lo sviluppo economico può emanare delle linee guida su criteri e modalità operative per la valutazione del valore di rimborso degli impianti di distribuzione del gas naturale, con lo scopo di facilitare lo svolgimento delle gare e di ridurre i costi degli enti locali e delle imprese.La rete di distribuzione dei carburantiIl “decreto del fare” estende la destinazione del fondo per la razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti anche all’erogazione di contributi per la chiusura di impianti di distribuzione di carburanti liquidi e la loro contestuale trasformazione in impianti di distribuzione esclusiva di metano o GPL per autotrazione. L’estensione della Robin Hood TaxIl decreto per il rilancio dell’economia ha previsto, inoltre, l’estensione dell’applicazione dellac.d. Robin Hood Tax alle aziende con volume di ricavi superiori a 3 milioni di euro (prima: 10 milioni) e un reddito imponibile superiore a 300 mila euro (prima: 1 milione): fra queste anche le imprese operanti nel trasporto e distribuzione del gas naturale. Modificate anche le modalità di determinazione delle tariffe concesse agli impianti in regime Cip6, con una parziale deroga per gli impianti di termovalorizzazione: per l’anno 2013 viene definito un regime di gradualità (continua ad essere utilizzato il paniere di riferimento di prodotti gas-petrolio ma con riduzione del peso dei prodotti petroliferi): la progressione verso il prezzo all’ingrosso del gas naturale scatterà a partire dal 1° gennaio 2014. DECRETO DEL FARE40Misure per la crescita economicaLa produzione elettrica da fonti rinnovabili subisce l’inasprimento della Robin tax diGiancarlo Bonardi, Carlo PatrignaniIl D.L. n. 69/2013 estende l’ambito di applicazione dell’addizionale IRES - c.d. Robin tax, disponendo che siano assoggettate a tassazione anche le aziende con un volume di ricavi superiore a tre milioni di euro e un imponibile fiscale superiore a 300.000 euro. Quale impatto produce la nuova disciplina dell’addizionale sulle società operanti nel settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili? Le società di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sono colpite dalla disposizione relativa alla Robin tax contenuta nel D.L. 21 giugno 2013, n. 69 detto “decreto del fare”. Tale disposizione aumenta la platea dei soggetti obbligati al versamento del tributo assoggettando anche le società con un volume annuo di ricavi superiore a tre milioni di euro. La Robin tax finisce quindi per comprimere in modo rilevante il margine di quelle stesse società che tuttavia beneficiano dei certificati verdi per la produzione eolica piuttosto che della tariffa incentivante per la produzione fotovoltaica. Originariamente il settore della produzione elettrica da fonti rinnovabili risultava escluso dalla Robin tax, dall’anno 2011 la tassazione veniva estesa alle società del settore ma limitata esclusivamente alle società con ricavi superiori a 10 milioni, adesso anche le società con ricavi meno importanti vengono assoggettate all’addizionale. L’evoluzione normativa dell’addizionale all’IRES in relazione ai limiti dimensionali L’art. 81, comma 16, D.L. n. 112/2008, dispone che all'aliquota IRES ordinaria del 27,5% si applica una addizionale pari al 6,5%, elevata al 10,5% per i primi tre periodi d’imposta successivi al 31 dicembre 2010. Tale addizionale, detta Robin tax, colpiva originariamente soltanto i soggetti di grandi dimensioni, individuati in coloro che avevano conseguito nel periodo di imposta precedente un volume di ricavi superiore a 25 milioni di euro. Tuttavia a decorrere dall’esercizio successivo al 31 dicembre 2010 la soglia dei ricavi oltre la quale interviene l’assoggettamento al tributo era stata ridotta da 25 a 10 milioni di euro, prevedendo inoltre l’ulteriore limite del reddito imponibile nel periodo di imposta precedente superiore al milione di euro. Il decreto “del fare” riduce ancora di più tali limiti portando il volume dei ricavi conseguiti nel periodo di imposta precedente a tre milioni di euro e quello dell’imponibile a 300.000 euro. La norma non ha carattere transitorio. DECRETO DEL FARE41La disciplina dell’addizionaleIl decreto non modifica le altre disposizioni che disciplinano l’addizionale all’IRES, che vengono di seguito sinteticamente esposte. L’addizionale si applica ai soggetti operanti in uno dei seguenti settori economici: 1) ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi; 2) raffinazione di petrolio, produzione e commercializzazione di benzine, petroli, gasolio per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto se gas naturale; 3) produzione, trasmissione e dispacciamento, distribuzione o commercializzazione dell'energia elettrica; 4) trasporto o distribuzione del gas naturale. Continuano ad essere applicabili le esclusioni già previste nella legge istitutiva, e in particolare: a) sono esclusi dall’applicazione dell’addizionale i soggetti il cui reddito imponibile non è assoggettato all’IRES, ossia le società di persone e le imprese in forma individuale; b) sono esclusi i soggetti che operano anche in settori diversi da quelli sopraindicati, a condizione che i ricavi riconducibili ai settori energetico e petrolifero non siano prevalenti rispetto ai ricavi complessivi. L’addizionale si applica alla stessa base imponibile IRES determinata secondo le ordinarie regole del TUIR ed è soggetta a tutte le disposizioni applicabili al citato tributo, quali ad esempio la compensabilità con le perdite fiscali pregresse. Il versamento della Robin tax si effettua mediante il modello F24, utilizzando appositi codici tributo, distinti rispetto a quelli previsti per l’IRES. Così come nel modello UNICO SC la liquidazione dell’addizionale IRES è effettuata in un apposito quadro, diverso da quello utilizzato per l’IRES. L’impatto sulla fiscalità differitaPer i soggetti ora assoggettati all’addizionale vi sono conseguenze sulla rilevazione della fiscalità differita dell’esercizio corrente. Le imposte differite attive da iscriversi a bilancio sulle differenze temporaneamente nondeducibili o su quelle temporaneamente imponibili nell’esercizio devono essere calcolate non solo applicando l’aliquota IRES del 27,5%, ma anche quella della relativa addizionale del 6,5%. Considerazioni analoghe valgono per le imposte differite passive da iscriversi a bilancio sulle differenze temporaneamente dedotte o su quelle temporaneamente non tassabili. Per quanto riguarda il credito per imposte anticipate ed il fondo imposte differite IRES già iscritti nel bilancio 2012, con decorrenza 2013 occorre procedere al loro adeguamento considerando l’aliquota dell’addizionale IRES che risulterà applicabile nell’anno in cui si ritiene avrà luogo il reverse. Pertanto nel caso in cui il reverse si manifesti nell’anno 2013 la DECRETO DEL FARE42fiscalità differita andrà adeguata all’aliquota dell’addizionale del 10,5%, piuttosto che quella del 6,5% in vigore dal 2014. L’adeguamento delle imposte differite iscritte produrrà riflessi sul conto economico del 2013 di segno diverso a seconda della prevalenza delle imposte differite attive iscritte (il cui adeguamento da luogo a componenti positivi di reddito) o di quelle passive (che al contrario danno luogo a componenti negativi di reddito). Il contrasto alla traslazione dell’onere fiscalePer espressa previsione legislativa i soggetti colpiti dall’addizionale non possono trasferire l’onere della maggiore imposizione fiscale sui prezzi dei prodotti al consumo. All’Autorità per l’energia elettrica e per il gas (AEEG) è attribuito il compito di vigilare sui comportamenti degli operatori coinvolti e per lo svolgimento delle attività di controllo potrà essere chiesta la collaborazione della Guardia di finanza. L’AEEG ha adottato disposizioni in materia di vigilanza sul rispetto del divieto di traslazione del maggiore onere fiscale prevedendo per i soggetti colpiti dall’addizionale l’obbligo di trasmettere all’Autorità con cadenza semestrale i dati relativi ai bilanci annuali e semestrali unitamente ad altre informazioni di dettaglio in materia di ricavi, costi, imposte sul reddito ed energia prodotta. I soggetti ora colpiti dall’addizionale dovranno quindi rispettare il divieto di traslazione dell’onere fiscale e adempiere agli obblighi informativi all’Autorità secondo le regole generali. La riorganizzazione aziendaleIl regime di esclusione dall’applicazione dell’addizionale IRES per i soggetti con ricavi non superiori a 10 milioni di euro poteva indurre gli operatori a valutare con interesse la prospettiva di esercire ogni singolo impianto di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile attraverso una apposita società. In questo caso infatti il relativo reddito sarebbe stato tassato solo ai fini IRES e non anche ai fini della Robin tax, nell’ipotesi che i ricavi riferibili ai singoli impianti non avessero superato la soglia dei 10milioni di euro. In particolare, in sede di acquisizione di parchi fotovoltaici o eolici attraverso il subentro nella partecipazione della società veicolo esercente gli impianti stessi, gli operatori potevano valutare l’ipotesi di conservare tale società veicolo, piuttosto che disporne la fusione con l’eventuale società esercente l’intero parco impianti posseduto. In tale evenienza i costi gestionali relativi alla società veicolo sarebbero rimasti nel tempo, ma il reddito derivante dagli impianti acquistati sarebbe stato escluso dalla Robin tax in presenza di ricavi inferiori alla soglia. L’estensione dell’addizionale a carico dei soggetti con un volume di ricavi superiore a tre milioni di euro può avere ripercussioni sulla organizzazione aziendale. Gli operatori potrebbero infatti valutare positivamente l’eventuale fusione di quelle società di scopo che eserciscono impianti in grado di generare ricavi superiori alla nuova soglia. La fusione infatti non comporterebbe aumento nella tassazione, essendo già le singole società assoggettate all’addizionale. DECRETO DEL FARE43Misure per la crescita economicaNessun obbligo di identificazione di chi si collega tramite wirelessdi Antonio CicciaAvvocato in TorinoCon la conversione in legge del Decreto del Fare sono state modificate le norme in materia di wi-fi, accogliendo alcune richieste del garante della privacy. Identificazione degli utenti al pubblico di servizi InternetIn base alle nuove disposizioni l'offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede l'identificazione personale degli utilizzatori. Nel corso dell’esame parlamentare è stata soppressa la disposizione in base alla quale il trattamento dei dati personali relativi alla tracciabilità del collegamento poteva avvenire senza consenso dell’interessato, seppure attraverso le modalità semplificate indicate dall’art. 13, comma 3, del codice per il trattamento dei dati personali, senza obbligo di notificazione del trattamento al Garante per i dati personali. Se non c'è obbligo di identificazione non ha ragion d'essere la regola (tra l'altro decisamente censurabile) del trattamento dati senza consenso. Un obbligo di monitoraggio e identificazione degli utenti era previsto, con finalità di contrasto al terrorismo internazionale, per pubblici esercizi e circoli privati dall’art. 7, commi 4 e 5, D.L.n. 144/2005 (decreto Pisanu). Il termine pubblici esercizi sembrava far riferimento a una vasta categoria di esercizi commerciali, quali quelli per la somministrazione di alimenti e bevande, strutture ricettive, sale giochi. Con successiva circolare del Dipartimento di pubblica sicurezza del 29 agosto 2005 si chiariva peraltro che la disposizione era rivolta a tutti gli esercizi commerciali aperti al pubblico, includendovi quindi anche esercizi non compresi nella nozione di pubblici esercizi sopra richiamata, come le librerie. Tali disposizioni prevedevano che si provvedesse al monitoraggio delle operazioni dell'utente e per l'archiviazione dei relativi dati e alla preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili. Con decreto del Ministro dell’interno del 16 agosto 2005 si era previsto che gli obblighi di identificazione, ma non quelli di monitoraggio, si applicassero anche nei confronti di tutti i fornitori di terminali utilizzabili per comunicazioni telematiche: rientravano così nell’ambito di applicazione del decreto anche postazioni internet presso biblioteche, università, centri di ricerca o uffici pubblici.Il decreto-legge del fare azzera gli obblighi di identificazione per tutti i soggetti prima DECRETO DEL FARE44obbligati. Quanto alle previsioni dell'articolo 132 del Codice per il trattamento dei dati personali (conservazione per 24 mesi dei dati relativi al traffico telefonico per finalità di accertamento e repressione dei reati, conservazione per 12 mesi dei dati relativi al traffico telematico), il Garante per la protezione dei dati personali ha spiegato che tali obblighi appaiono rivolti unicamente a coloro che realizzano esclusivamente, o prevalentemente, una trasmissione di segnali su reti di comunicazione elettroniche (quali gli Internet service provider), quindi, con esclusione dei soggetti che mettano a disposizione del pubblico punti di accesso ad Internet (Deliberazione del Garante per la protezione dei dati personali Sicurezza dei dati di traffico telefonico e telematico del 17 gennaio 2008). Quanto alla responsabilità civile e penale del gestore per eventuali illeciti compiuti attraverso postazioni Internet offerte al pubblico, in molti casi in tali attività si è continuato a trattenere copia dei tracciati per discriminarsi, nei confronti di indagini di polizia, qualora qualche utente utilizzasse la connessione altrui per commettere reati. Il testo originario del decreto affermava il principio della libertà di offerta di accesso ad Internet al pubblico, senza necessità di identificazione personale degli utilizzatori, fermo restando l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento, attraverso il MAC address. Il MAC (Media Access Control) address è un codice di 48 bit (6 Byte) affidato in modo univoco dal produttore ad ogni scheda di rete; si tratta in sostanza di un codice che consente l’identificazione di un terminale e non della persona. In una prima fase, nella sede referente della Camera dei deputati, si era pensato di aggiungere l'obbligo di mantenimento di unregistro informatico dell'associazione temporanea dell'indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato per l'accesso alla rete internet. Tale prescrizione è stata eliminata, anche su indicazione del Garante della privacy, anche se deve tenersi conto del fatto che comunque le reti Wi-Fi identificano gli utenti, via sim del cellulare.Titoli autorizzativiIl decreto interviene sui titoli necessari per l’effettuazione dell'offerta di servizi wi fi e sull’installazione delle apparecchiature di comunicazione elettronica. Si prevede che quando l'offerta di accesso non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore del servizio, venga soppresso l’obbligo di ottenere l’autorizzazione generale (che si esplica in una denuncia di inizio attività con il meccanismo del silenzio-assenso) prevista dall’art. 25 del codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. n. 259/2003). L’art. 25 del codice delle comunicazioni elettroniche prevede in via generale, per la fornitura di reti e di servizi di comunicazione elettronica, un’autorizzazione generale che si esplica in una dichiarazione di inizio attività con il meccanismo del silenzio assenso. Grazie alla modifica introdotta dal testo originario decreto questo meccanismo non era più previsto quando l’offerta di accesso ad Internet non avesse costituito attività commerciale prevalente. Viene anche soppresso l’obbligo di ottenere la licenza al questore previsto dall’art. 7, D.L. n. 144/2005: esso aveva introdotto, per l’apertura di pubblici esercizi e circoli privati, che offrissero postazioni di accesso ad Internet32, l’obbligo di una licenza rilasciata dal questore. DECRETO DEL FARE45I lavori parlamentari segnalano che l’obbligo della licenza è persistito, fino al 31 dicembre 2011, unicamente per l’apertura degli esercizi pubblici per i quali la fornitura dell’accesso ad Internet costituisse attività principale, mentre, successivamente a tale data, l’obbligo è già venuto meno anche per tali soggetti. DECRETO DEL FARE46SemplificazioniEdilizia privata, ricompare la SCIA per le modifiche della sagoma degli edifici di Claudio BovinoAvvocato in MilanoNella conversione del Decreto del Fare in legge n. 98/2013, tra le numerose modifiche apportate in materia di edilizia privata, il ripristino della semplificazione che consentirà di realizzare interventi di demolizione e ristrutturazione che comportino la modifica della “sagoma” degli edifici, e non del volume, previa presentazione della sola segnalazione certificata di inizio attività; si segnala altresì la “scomparsa” del documento unico di regolarità tributaria.Alla base del Decreto del Fare vi sono le Raccomandazioni inviate all’Italia dalla Commissione europea il 29 maggio 2013 nel quadro della procedura di coordinamento delle riforme economiche per la competitività (“semestre europeo”). La risposta è stata un provvedimento costituito da un complesso di interventi volti, tra l’altro, a semplificare il quadro amministrativo e normativo per i cittadini e le imprese, e a sostenere il flusso del credito alle attività produttive.In questo quadro di misure urgenti delineate dal Governo Letta per il rilancio dell'economia uno dei settori di intervento è quello delle “semplificazioni in materia edilizia” al quale è dedicato l’art. 30 del D.L. n. 69/2013. Disposizioni che, si ricorda, si applicheranno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge (21 agosto 2013). Sotto tale profilo, una delle principali novità del decreto è proprio rappresentato dalle nuove disposizioni inserite durante l’iter parlamentare al fine di semplificare ulteriormente gli adempimenti per demolizioni e ristrutturazioni private, per il caso in cui venga modificata, all’esito dell’intervento, la sagoma degli edifici.Infatti, basterà in questo caso la sola SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) per poter realizzare interventi di ristrutturazione edilizia delle opere di demolizione e ricostruzione che comportino unicamente variazioni nella sagoma. Al fine di scongiurare il pericolo di una deregulation in materia - invero, paventata da molti - le nuove norme obbligano, comunque, i Comuni ad individuare, entro il 30 giugno 2014(termine che sostituisce quello del 31 dicembre 2013) le aree dei centri storici - che, pertanto, devono essere incluse nelle zone omogenee di fascia A) di cui al D.M. n. 1444/1968, e in quelle equipollenti secondo l’eventuale diversa denominazione adottata nelle leggi regionali - in cui non potrà essere applicata la SCIA per i citati interventi. DECRETO DEL FARE47Come accennato la disposizione mira a salvaguardare i centri storici dato che le zone A, ai sensi dell’art. 2 del D.M. n. 1444/1968, includono “le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi”.Se gli Enti locali rimarranno inerti, è previsto l’intervento sostitutivo delle Regioni, alle quali, in caso di ulteriore inerzia, subentrerà il commissario ad hoc nominato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tra le altre novità in materia edilizia, si segnala altresì la “scomparsa” del DURT, il documento unico di regolarità tributaria, la cui previsione era stata operata durante il passaggio del ddl alla Camera: semplificando, il DURT avrebbe dovuto sopprimere la responsabilità solidale negli appalti privati nell’ipotesi in cui l'appaltatore - su richiesta all'Agenzia delle Entrate del DURT per via telematica - avesse accertato che il subappaltatore fosse in regola con gli adempimenti fiscali.DECRETO DEL FARE48SemplificazioniRitoccato il DURCdiGiuseppe BuscemaConsulente del lavoro, Commercialista e Revisore legale in CatanzaroIl Decreto del Fare contiene rilevanti modifiche alla disciplina del DURC; riduzione dei tempi di validità del documento ed estensione dell'utilizzabilità sono alcune delle poche, ma rilevanti, modifiche apportate in sede di conversione in legge. Il D.L. n. 69/2013 ha introdotto, con effetto dal 22 giugno scorso, importanti novità sul DURC relativo a contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. In particolare, ha previsto una maggiore durata del documento, soprattutto un ruolo più attivo della stazione appaltante egli enti aggiudicatori. Sono essi, infatti, che avranno l'obbligo di acquisire d'ufficio in via telematica il documento unico di regolarità contributiva ai fini degli accertamenti previsti dal regolamento in materia di appalti pubblici sia in sede di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, nonché per l'affidamento di subappalti che nella successive varie fasi dell'appalto. Prima della scadenza, infatti, un nuovo documento potrà infatti essere richiesto solo per il pagamento finale. È stata altresì prevista l'estensione, anche agli appalti pubblici, l’istituto della regolarizzazione delle inadempienze ai fini del rilascio del documento già previsto per quello richiesto in materia di agevolazioni.Ai fini della verifica per il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (DURC), infatti, in caso di mancanza dei requisiti per il rilascio di tale documento gli enti preposti al rilascio, prima dell'emissione del DURC o dell'annullamento del documento già rilasciato, invitano l'interessato, mediante posta certificata o con lo stesso mezzo per il tramite del consulente del lavoro ovvero gli altri soggetti abilitati all'esercizio dell'attività di cui all'art. 1 della L. 11 gennaio 1979, n. 12 a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a quindici giorni, indicando analiticamente le cause della irregolarità. Dopo il voto di fiducia, il provvedimento ne è uscito con poche ma rilevanti modifiche. La prima novità consiste nella riduzione dei tempi di validità del documento. Dai 180 giorni previsti originariamente, il nuovo comma 5 dell'art. 31, si scende ad una durata di 120 giorni. A fronte di tale riduzione, tuttavia, viene ampliata la utilizzabilità da parte della stazione unica appaltante e degli enti aggiudicatari. È ora previsto che possa essere utilizzato anche per contratti pubblici di lavori, servizi e forniture diversi da quelli per i quali è stato espressamente acquisito. Inoltre, con l'inserimento del comma 8-sexies, viene previsto che fino al 31 dicembre 2014 le disposizioni in materia di validità del DURC si applicano anche ai lavori edili per i soggetti DECRETO DEL FARE49privati. Vengono inoltre estese alcune delle novità introdotte per il documento unico di regolarità contributiva anche in materia di "sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari e vantaggi economici di qualunque genere ".Le disposizioni sono contenute ai commi 8-bis, 8-ter, 8-quater e 8-quinquies, inseriti nell'articolo 31 nel disegno di legge di conversione. Innanzitutto, la prima estensione riguarda la disciplina relativa alle conseguenze delle segnalazioni nel DURC di una inadempienza contributiva. In tal caso è previsto che l'ente trattenga dal certificato di pagamento l'importo corrispondente all'inadempienza. In particolare, il pagamento per le inadempienze accertate mediante il DURC è disposto direttamente a favore degli enti previdenziali e assicurativi, compresa, la cassa edile. Viene altresì prevista anche in tali casi una durata di 120 giorni dalla data di rilascio. Inoltre, ai fini dell'ammissione delle imprese di tutti i settori ad agevolazioni oggetto di cofinanziamento europeo finalizzate alla realizzazione di investimenti produttivi, le pubbliche amministrazioni procedenti, anche per il tramite di eventuali gestori pubblici o privati dell'intervento interessato, sono tenute a verificare, in sede di concessione delle agevolazioni, la regolarità contributiva del beneficiario, acquisendo il DURC direttamente d'ufficio.DECRETO DEL FARE50SemplificazioniEstese alle cooperative agricole le agevolazioni per zone montane e svantaggiate di Bruno PagamiciDottore commercialista e pubblicistaAnche le cooperative e i consorzi agricoli, non operanti in zone svantaggiate o di montagna, potranno fruire delle agevolazioni contributive spettanti alle imprese agricole ubicate in aree disagiate. La riduzione percentuale dei contributi previdenziali ed assicurativi compete proporzionalmente alla quantità di prodotto coltivato o allevato dai soci in zone di montagna o svantaggiate e successivamente conferito alla cooperativa. Chiarito l’ambito soggettivo di applicazione delle agevolazioni contributive per le imprese agricole operanti in zone disagiate. Lo sgravio, previsto dalla legge n. 67/1988 e successive modifiche, spetta anche alle cooperative e relativi consorzi presenti nel settore dell’agricoltura, non operanti in zone svantaggiate o di montagna, proporzionalmente alla quantità di prodotto coltivato oallevato dai propri soci (anche avvalendosi di contratti agrari di natura associativa di cui al libro V, titolo II, capo II del codice civile) in zone di montagna o svantaggiate e successivamente conferito alla cooperativa.La precisazione arriva dal comma 7-ter, dell’art. 32 del Decreto del Fare (D.L. n. 69/2013), inserito in fase di conversione in legge n. 98/2013. Si ricorda che le agevolazioni contributive previste dalla L. n. 67/1988 consistono in una riduzione dei premi e dei contributi relativi alle gestioni previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro agricolo per il proprio personale dipendente, occupato a tempo indeterminato e a tempo determinato. Lo sgravio contributivo trova applicazione anche nei confronti del personale con qualifica di impiegato, quadro e dirigente. Dette agevolazioni non spettano ai datori di lavoro agricolo per i lavoratori occupati in violazione delle norme sul collocamento. La riduzione dei contributi a carico dei datori di lavoro agricolo delle zone montane e svantaggiate, prevista dall’art. 01, comma 2, D.L. n. 2/2006 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 81/2006), è pari al: - 75% (quindi è dovuto il 25%) nei territori montani particolarmente svantaggiati; - 68% (quindi è dovuto il 32%) nelle zone agricole svantaggiate, comprese le aree dell'obiettivo 1 di cui al Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, nonché i territori dei comuni delle regioni Abruzzo, Molise e Basilicata.DECRETO DEL FARE51Per l’individuazione delle zone montane e svantaggiate occorre fare riferimento alla deliberazione del CIPE n. 42 del 25 maggio 2000, pubblicata sulla G.U. n. 161 del 12 luglio 2000. Dette agevolazioni non trovano applicazione sulla contribuzione per il finanziamento della formazione continua (contributo dello 0,30%).

Semplificazioni

Salute e sicurezza sul lavoro di Maurizio Magri - Responsabile U.O. Vigilanza Tecnica della Direzione Regionale del Lavoro di TorinoLa legge n. 98/2013, di conversione del D.L. n. 69/2013, contiene misure riguardanti la semplificazione di adempimenti formali in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma l’attuazione pratica delle nuove disposizioni, attraverso i successivi decreti secondari di completamento previsti, potrà arrivare a distanza di mesi.Licenziata la legge di conversione del D.L. n. 69/2013 recante le misure per il rilancio dell’economia, con alcune modifiche alle misure di semplificazione, già entrate in vigore, riguardanti la salute e la sicurezza sul lavoro, anche a seguito dell’acceso dibattito e dei dubbi sollevati dalle parti sociali. Le disposizioni rinnovellate non stravolgono l’impianto tracciato dal decreto-legge, ma cercano di risolvere le criticità sollevate da più parti e di migliorare l’intervento normativo, fermo restando che l’attuazione pratica attraverso i successivi decreti secondari di completamento previsti, a causa dell’iter procedurale, non potrà comunque che arrivare a distanza di mesi.Tutela prevenzionisticaL’art. 32 intitolato “Semplificazione di adempimenti formali in materia di lavoro” del decreto legge, come modificato ora dalla legge di conversione, apporta subito una rilevante novità al D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i., non prevista originariamente, e cioè che, sostituendo l’art.3, comma 12-bis del decreto 81, i volontari di cui alla legge n. 266/1991 (legge quadro sul volontariato), i volontari che effettuano servizio civile, i soggetti che prestano la propria attività, spontaneamente e a titolo gratuito o con mero rimborso spese, in favore delle associazioni di promozione sociale di cui alla legge n. 383/2000 e delle associazioni sportive dilettantistiche di cui alla legge n. 398/1991 e all’art. 90, legge n. 298/2002, i soggetti di cui all’art. 67, comma 1, lettera m), TUIR (direttori artistici e collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filo-drammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e altri collaboratori dediti all’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche), sono equiparati ai lavoratori autonomi, vigendo per essi quindi le disposizioni di cui all’art. 21 del decreto 81, prevedendo che con accordi tra i soggetti prestatori e le associazioni o gli enti di servizio civile siano individuate le modalità di attuazione della tutela prevenzionistica e che, ove uno dei soggetti prestatori l’attività svolga la sua collaborazione nell’ambito di una organizzazione di un datore di lavoro, tale datore sia tenuto a fornire al soggetto dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti nei quali è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza DECRETO DEL FARE53adottate in relazione alla propria attività, e sia tenuto ad adottare tutte le misure utili a eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze tra la prestazione del soggetto e le altre attività che si svolgano nell’ambito della medesima organizzazione. Definizione di criteriAl fine di bypassare le difficoltà riscontrate in sede di Commissione Consultiva Permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro in tema di sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, di cui all’art. 27 del decreto 81, una ulteriore novità, non prevista originariamente, è quella di sottrarre alla Commissione la definizione dei criteri, lasciandole semplicemente il compito di luogo di discussione dei criteri stessi, ma prevedendo poi che il Decreto del Presidente della Repubblica di introduzione del sistema di qualificazione sia direttamente proposto dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, acquisito il parere della Conferenza per i rapporti permanenti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. In tal modo si dovrebbero garantire tempi più rapidi per l’emanazione di tale importante provvedimento secondario ancora al palo dopo cinque anni, sostanzialmente per il mancato accordo fra le parti sociali. Parallelamente l’art. 27, comma 1, del decreto 81 è stato rinovellato in modo tale che il decreto del Presidente della Repubblica citato individui i settori, ivi compresi i settori della sanificazione del tessile e dello strumentario chirurgico, e i criteri finalizzati alla definizione di un sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, con riferimento alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, fondato sulla base della specifica esperienza, competenza e conoscenza, acquisite anche attraverso percorsi formativi mirati, sulla base delle attività di cui all’art. 21, comma 2, del decreto 81, nonché sulla applicazione di determinati standard contrattuali e organizzativi nell’impiego della manodopera, anche in relazione agli appalti e alle tipologie di lavoro flessibile, certificati ai sensi del titolo VIII, capo I, del D.Lgs. n. 276/2003 e s.m.i. Obblighi connessi ai contratti d’appalto, di servizi e di somministrazioneIn riferimento agli obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera, di servizi e di forniture o di somministrazione, sono state confermate, con piccole varianti, le modifiche all’art. 26, commi 3 e 3-bis, D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., in tema di necessità di DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali). E’ disposto quindi che il datore di lavoro committente promuova la cooperazione ed il coordinamento dei lavori, servizi e forniture, eseguiti presso i propri luoghi di lavoro, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze, allegato al contratto di appalto e adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture. Limitatamente ai settori di attività a basso rischio di infortuni e malattie professionali (il decreto legge indicava solo gli infortuni), individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare, sulla base delle indicazioni della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro novanta giorni, sulla base di criteri e DECRETO DEL FARE54parametri oggettivi desunti dagli indici infortunistici dell'INAIL e relativi alle malattie professionali di settore e specifiche della singola azienda, il datore di lavoro potrà anche solo individuare un proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, adeguate e specifiche in relazione all'incarico conferito (nel decreto legge si parlava di preposto), nonché di periodico aggiornamento e di conoscenza diretta dell'ambiente di lavoro, per sovrintendere a tale cooperazione e coordinamento, con riferimento sia all'attività del datore di lavoro committente sia alle attività dell'impresa appaltatrice e dei lavoratori autonomi, della cui individuazione o della cui sostituzione debba essere data immediata evidenza nel contratto di appalto o di opera. La semplificazione sulla redazione del DUVRI non tocca le già vigenti norme di esclusione per i servizi di natura intellettuale e per le mere forniture di materiali o attrezzature, mentre è stata introdotta l’esclusione della redazione del DUVRI per i lavori o servizi la cui durata non sia superiore ai cinque uomini-giorno (laddove il decreto legge indicava dieci), sempre che essi non comportino rischi derivanti dalla presenza del rischio di incendio di livello elevato (ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 10 marzo 1998), nonché dallo svolgimento di attività in ambienti confinati (di cui al D.P.R. 14 settembre 2011, n. 177), o dalla presenza di agenti cancerogeni, mutageni o biologici, di amianto o di atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari presenti in:- lavori che espongono i lavoratori a rischi di seppellimento o di sprofondamento a profondità superiore a m. 1,5 o di caduta dall’alto da altezza superiore a m. 2, se particolarmente aggravati dalla natura dell’attività o dei procedimenti attuati oppure dalle condizioni ambientali del posto di lavoro o dell’opera; - lavori che espongono i lavoratori a sostanze chimiche che presentano rischi particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori oppure comportano un’esigenza legale di sorveglianza sanitaria; - lavori con radiazioni ionizzanti che esigono la designazione di zone controllate o sorvegliate, quali definite dalla vigente normativa in materia di protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti;- lavori in prossimità di linee elettriche aree a conduttori nudi in tensione; - lavori che espongono ad un rischio di annegamento; - lavori in pozzi, sterri sotterranei e gallerie;- lavori subacquei con respiratori; - lavori in cassoni ad aria compressa; - lavori comportanti l’impiego di esplosivi;- lavori di montaggio o smontaggio di elementi prefabbricati pesanti. Per uomini-giorno si dovrà intendere l’entità presunta dei lavori, servizi e forniture rappresentata dalla somma delle giornate di lavoro necessarie al completamento dei lavori, servizi o forniture considerato con riferimento all’arco temporale di un anno dall’inizio dei lavori. Ovviamente resta ferma la disciplina di cui al Titolo IV del decreto 81 per i lavori considerati edili e di genio civile in tema di risoluzione delle interferenze. E’ stato previsto esplicitamente ora che ai dati del DUVRI e degli incaricati accedano il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e gli organismi locali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori DECRETO DEL FARE55comparativamente più rappresentative a livello nazionale. È confermata l’aggiunta del comma 6-ter all’art. 29 del D.Lgs. n. 81/2008 e sm.i. in tema di elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR). E’ previsto che, con il medesimo decreto già citato, siano individuati settori di attività a basso rischio infortunistico e che, per le aziende ivi comprese, i datori di lavoro potranno dimostrare (il decreto legge indicava attestare) di avere effettuato la valutazione dei rischi di cui agli artt. 17, 28 e 29 del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., fermi restando i relativi obblighi, utilizzando un apposito modello semplificato allegato al decreto, in aggiunta alla facoltà di utilizzare le procedure standardizzate, di cui al D.M. 30 novembre 2012. Tale semplificazione, contestata particolarmente dalle rappresentanze sindacali, sembra non preoccupare il legislatore sulla possibile inefficace valutazione di rischi nella piccola e media impresa, preferendo viceversa il non appesantimento delle procedure. Obblighi di formazione ed aggiornamento dei RSPPPure confermate le disposizioni riguardanti gli obblighi di formazione ed aggiornamento dei responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) e dei dirigenti, preposti, lavoratori, di cui agli articoli 32 e 37 del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. Si prevede infatti che in tutti i casi di formazione e aggiornamento in cui i contenuti dei percorsi formativi si sovrappongano, in tutto o in parte, a quelli previsti per le figure della sicurezza citate, sia riconosciuto un credito formativo per la durata ed i contenuti della formazione e dell’aggiornamento corrispondenti erogati. In particolare è stato aggiunto che le modalità di riconoscimento del credito formativo e i modelli per mezzo dei quali è documentata l'avvenuta formazione saranno individuati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro e che gli istituti di istruzione e universitari provvederanno essi stessi a rilasciare agli allievi equiparati ai lavoratori gli attestati di avvenuta formazione sulla salute e sicurezza sul lavoro.Notifica all’organo di vigilanzaResta totalmente invariata la semplificazione della notifica all’organo di vigilanza, di cui all’art. 67, D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.. È statuito infatti che, in caso di costruzione e di realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché nei casi di ampliamenti e di ristrutturazioni di quelli esistenti, ove è prevista la presenza di più di tre lavoratori, i relativi lavori debbano essere eseguiti nel rispetto della normativa di salute e sicurezza e debbano essere comunicati all'organo di vigilanza competente per territorio gli elementi informativi relativi alla descrizione dell'oggetto delle lavorazioni e delle principali modalità di esecuzione delle stesse e alla descrizione delle caratteristiche dei locali e degli impianti. La comunicazione dei dati dovrà essere effettuata dal datore di lavoro nell'ambito delle istanze, delle segnalazioni o delle attestazioni presentate allo sportello unico per le attività produttive (SUAP) con le modalità stabilite dal regolamento di cui al D.P.R. n. 160/2010, DECRETO DEL FARE56mediante modelli uniformi da approvare, entro novanta giorni, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. La trasmissione dei dati così effettuata sarà poi rigirata per via telematica all'organo di vigilanza competente per territorio. Verifiche periodiche delle attrezzature di lavoroLeggere modifiche sono previste per quanto riguarda le modalità e le tempistiche delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, di cui all’art. 71, commi 11 e 12, del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i.. È previsto ora che il datore di lavoro sottoponga le attrezzature di lavoro riportate nell'Allegato VII del decreto 81 a verifiche periodiche volte a valutarne l'effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza, con la frequenza indicata nel medesimo allegato; per la prima di tali verifiche il datore di lavoro dovrà avvalersi dell'INAIL che vi provvederà nel termine di 45 giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il datore di lavoro potrà avvalersi, a propria scelta, delle ASL o, ove ciò sia previsto con legge regionale, dell'agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA), ovvero di soggetti pubblici o privati abilitati; le successive verifiche saranno effettuate dalle ASL o, ove ciò sia previsto con legge regionale, dall'ARPA, che vi provvederanno nel termine di trenta giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il datore di lavoro potrà avvalersi di soggetti pubblici o privati abilitati. L'INAIL, le ASL o l'ARPA avranno l'obbligo di comunicare al datore di lavoro, entro 15 giorni dalla richiesta, l'eventuale impossibilità ad effettuare le verifiche di propria competenza, in modo tale che il datore di lavoro si potrà avvalere dei soggetti pubblici o privati abilitati alle verifiche. In aggiunta alle disposizioni del decreto legge è stato chiarito che i verbali redatti in esito alle verifiche periodiche devono essere conservati e tenuti a disposizione dell'organo di vigilanza, che le verifiche sono effettuate a titolo oneroso e le spese per la loro effettuazione sono poste a carico del datore di lavoro, e inoltre che i soggetti privati abilitati acquisiscono la qualifica di incaricati di pubblico servizio nell'esercizio di tale funzione. Tipologie di lavori e norme sulla sicurezzaConfermate, ma con modifiche, le novità introdotte dal decreto legge al Titolo IV del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. L’esclusione dal campo di applicazione del Titolo IV dei lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche, gas, acqua, condizionamento e riscaldamento, nonché ai piccoli lavori la cui durata presunta non è superiore ai dieci uomini-giorno, finalizzati alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi, è disposta solo se i lavori stessi non espongano i lavoratori ai rischi di cui all'Allegato XI del decreto 81 (quelli già elencati precedentemente in riferimento ai rischi particolari per cui non è esclusa la redazione del DUVRI).Importante aggiunta al decreto legge è la previsione che le disposizioni del Titolo IV si applichino espressamente anche agli spettacoli musicali, cinematografici e teatrali e alle manifestazioni fieristiche tenendo conto delle particolari esigenze connesse allo svolgimento DECRETO DEL FARE57delle relative attività, che saranno individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, da adottarsi entro il 31 dicembre 2013; ciò al fine di dare maggiori tutele ad un settore in cui sono accaduti recentemente infortuni anche mortali che hanno suscitato forte clamore pubblico. È stata confermata la semplificazione, nei cantieri temporanei e mobili, della modalità di redazione del Piano Operativo di Sicurezza (POS), cioè il documento di valutazione dei rischi che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige in riferimento al singolo cantiere interessato dalle sue lavorazioni. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro della Salute, da adottare sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sessanta giorni, saranno infatti individuati modelli semplificati per la redazione del piano operativo di sicurezza, connotati da praticità e semplicità di elaborazione e lettura. Analogamente nello stesso decreto citato saranno adottati modelli semplificati del piano di sicurezza e coordinamento (PSC), che si ricorda è il piano costituito da una relazione tecnica e da prescrizioni correlate alla complessità dell’opera da realizzare ed alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione, atte a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi i rischi particolari, nonché la stima dei costi della sicurezza, nei cantieri temporanei e mobili in cui è prevista la presenza, anche non contemporanea, di due o più imprese. Anche del fascicolo dell’opera (FO), cioè quel documento, adattato alle caratteristiche dell’opera in realizzazione, contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione dai rischi cui sono esposti i lavoratori successivamente al termine dei lavori, sarà prodotto un modello semplificato. Inoltre, ricordato che il piano di sicurezza sostitutivo (PSS) è il documento che l'appaltatore od il concessionario di opere pubbliche, rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. n. 163/2006 e s.m.i,. deve redigere e consegnare ai soggetti aggiudicatori entro trenta giorni dall'aggiudicazione, e comunque prima della consegna dei lavori quando il piano di sicurezza e di coordinamento non sia previsto, con decreto del Ministro del lavoro e delle politichesociali, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero della Salute, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sessanta giorni, saranno individuati modelli semplificati per la redazione di tale piano di sicurezza sostitutivo del PSC. Interamente confermata la possibilità per il datore di lavoro di effettuare per via telematica, anche per mezzo degli organismi paritetici o delle organizzazioni sindacali di categoria, le comunicazioni previste all'art. 225, comma 8 (informazione ai lavoratori del superamento dei valori limite di esposizione professionale ad agenti chimici), all'art. 240, comma 3 (comunicazione all’organo di vigilanza del verificarsi eventi non prevedibili o incidenti che possono comportare un’esposizione anomala dei lavoratori ad agenti cancerogeni o mutageni), all'art. 250, comma 1 (notifica all’organo di vigilanza delle attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, DECRETO DEL FARE58rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate), all'art. 277, comma 2 (informazione all’organo di vigilanza territorialmente competente, nonché ai lavoratori ed al rappresentante per la sicurezza, degli incidenti che possono provocare la dispersione nell’ambiente di un agente biologico appartenente ai gruppi 2, 3 e 4).Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoroConfermate, con lievi modifiche, le novità introdotte al testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di cui al D.P.R. n. 1124/1965 e s.m.i., in materia di denuncia degli infortuni. L'art. 54 (sull’obbligo di notiziare l'autorità locale di pubblica sicurezza di ogni infortunio sul lavoro che abbia per conseguenza la morte o l'inabilità al lavoro per più di tre giorni) sarà abrogato e l'art. 56 (in tema di inchiesta amministrativa infortuni) è riformulato nel senso che nel più breve tempo possibile, e in ogni caso entro quattro giorni dalla presa visione, mediante accesso alla banca dati INAIL dei dati relativi alle denunce di infortuni, la direzione territoriale del lavoro dovrà procedere, su richiesta del lavoratore infortunato, di un superstite o dell'INAIL, all'inchiesta al fine di accertare le condizioni per l’indenizzabilità ai fini assicurativi. Si ricorda che, a chiarimento delle polemiche sollevate da talune parti, l’inchiesta amministrativa infortuni, ai fini INAIL, non incide in alcun modo sull’inchiesta penale che procede autonomamente da parte dell’Autorità Giudiziaria competente al fine di individuare le varie responsabilità penali e, di risulta, civili. Diversamente da quanto indicato nel decreto legge, è ora previsto che l'INAIL stessa trasmetta telematicamente, mediante il Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro, alle autorità di pubblica sicurezza, alle aziende sanitarie locali, alle autorità portuali, marittime e consolari, alle direzioni territoriali del lavoro e ai corrispondenti uffici della Regione siciliana e delle province autonome di Trento e di Bolzano competenti per territorio i dati relativi alle denunce di infortuni sul lavoro mortali e di quelli con prognosi superiore a trenta giorni. Tali modifiche normative decorreranno dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto di cui all'art. 8, comma 4, del decreto 81, ossia quel decreto, tanto atteso ma non ancora emanato, che dovrà definire le regole tecniche per la realizzazione e il funzionamento del Sistema informativo nazionale per la prevenzione (SINP) nei luoghi di lavoro. Ulteriore modifica non prevista inizialmente dal decreto legge riguarda la riscrittura dell’art. 82, comma 3-bis, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui D.Lgs. n. 163/2006 e s.m.i., ove è ora statuito che, al fine dell’aggiudicazione delle gare, il prezzo più basso sia determinato al netto delle spese relative al costo del personale, valutato sulla base dei minimi salariali definiti dalla contrattazione collettiva nazionale di settore tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, e delle misure di adempimento alle disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. DECRETO DEL FARE59Prestazioni lavorative di breve durataInfine l’art. 35, intitolato “Misure di semplificazione per le prestazioni lavorative di breve durata” del decreto legge, viene ora rinovellato dalla legge di conversione, in modo tale da aggiungere all’art. 3 del decreto 81, i commi 13-bis e 13-ter. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro della salute, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari e sentite la Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto dei livelli generali di tutela di cui alla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro e fermi restando gli obblighi di cui agli artt. 36 e 37 del decreto 81, saranno definite misure di semplificazione della documentazione, anche ai fini dell'inserimento di tale documentazione nel libretto formativo del cittadino, che dimostri l'adempimento da parte del datore di lavoro degli obblighi di informazione e formazione in relazione a prestazioni lavorative regolamentate dal D.Lgs. n. 276/2003 e s.m.i., che implichino una permanenza del lavoratore in azienda per un periodo non superiore a cinquanta giornate lavorative nell'anno solare di riferimento. Inoltre, con un ulteriore decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto dei livelli generali di tutela di cui alla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro, saranno definite misure di semplificazione degli adempimenti relativi all'informazione, formazione, valutazione dei rischi e sorveglianza sanitaria per le imprese agricole, con particolare riferimento a lavoratori a tempo determinato e stagionali e per le imprese di piccole dimensioni, a superamento del già emanato Decreto Interministeriale 27 marzo 2013 che ha sollevato non pochi dubbi sulla reale portata semplificatoria.Ai sensi della circolare del Ministero del Lavoro del 18 marzo 2004, le considerazioni espresse sono frutto esclusivo dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’amministrazione di appartenenza.DECRETO DEL FARE60SemplificazioniCertificati di gravidanza, interruzione di gravidanzae parto: invio telematico all’INPS di Rossella SchiavoneFunzionario del Ministero del Lavoro ed esperta diritto del lavoroIn futuro spetterà al medico del SSN, o con esso convenzionato, inviare all’INPS, esclusivamente per via telematica, il certificato di gravidanza indicante la data presunta del parto. Analogamente spetterà alla struttura sanitaria competente inviare telematicamente all’Istituto il certificato di interruzione di gravidanza e quello del parto. Il D.L. n. 69/2013 è intervenuto anche sul Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (D.Lgs. n. 151/2001) modificando l’art. 21 relativo alla documentazione di maternità, al fine di semplificare gli adempimenti della lavoratrice in gravidanza e dopo il parto. Infatti, ai sensi del comma 1, art. 21 del citato T.U., sussiste l’obbligo per la lavoratrice gestante di consegnare al datore di lavoro ed all’INPS, prima dell’inizio del congedo di maternità, un certificato medico indicante la data presunta del parto. Altro obbligo che incombe sulla lavoratrice è quello di presentare, entro trenta giorni dalla nascita del figlio, il certificato di nascita del bambino, ovvero la dichiarazione sostitutiva, ai sensi dell’art. 46, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445. Adempimenti documentali delle lavoratriciEntro il mese di marzo 2014, tuttavia, gli adempimenti documentali delle lavoratrici saranno semplificati in quanto: - il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto dovrà essere inviato all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) esclusivamente per via telematica direttamente dal medico del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato; - la trasmissione all’INPS del certificato del parto dovrà essere effettuato esclusivamente per via telematica dalla competente struttura sanitaria pubblica o privata convenzionata con il Servizio sanitario nazionale;- dovrà essere trasmesso telematicamente all’INPS anche il certificato di interruzione di gravidanza dalla competente struttura sanitaria pubblica o privata convenzionata con il Servizio sanitario nazionale.Infatti, in virtù della modifica apportata dal D.L. n. 69/2013 al D.Lgs. n. 151/2001: - entro la fine dell’anno (sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legge) dovrà essere DECRETO DEL FARE61approvato un Decreto Interministeriale - e precisamente del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze - il quale stabilirà le modalità di comunicazione dei certificati e utilizzazione dei servizi che si serviranno del sistema di trasmissione delle certificazione di malattia di cui al decreto del Ministro della Salute 26 febbraio 2010;- a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del citato decreto interministeriale entreranno in vigore le modalità di comunicazione telematiche. Nonostante il decreto legge non preveda nulla in merito alla certificazione da produrre al datore di lavoro, al fine di ottenere una maggiore semplificazione, è auspicabile che - analogamente a quanto accade per i certificati di malattia - i datori di lavoro possano accedere telematicamente ai certificati in questione, relativi alle proprie dipendenti, inviati dai medici e dalle strutture sanitarie. Infine è da segnalare che, per espressa previsione legislativa (nuovo comma 2-quater, art. 34, D.Lgs. n. 151/2001), durante la fase di transizione rimane in vigore l’obbligo per lalavoratrice di consegnare all’INPS il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto, nonché la dichiarazione sostitutiva attestante la data del parto, ai sensi dell'articolo 46 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445. Le considerazioni contenute nel presente contributo sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.DECRETO DEL FARE62SemplificazioniSoppressa la visita medica per l’idoneità psico-fisica al lavoro di minori ed apprendisti di Rossella SchiavoneFunzionario del Ministero del Lavoro ed esperta diritto del lavoroAbolito l’obbligo delle visite mediche preventive e periodiche di idoneità psicofisica per i lavoratori minorenni, apprendisti e non, eccezione fatta per le visite dei prestatori di lavoro soggetti a sorveglianza sanitaria. È quanto prevede l'art. 42 del D.L. n. 69/2013, convertito con modificazioni in legge. L’art. 42, D.L. n. 69/2013 prevede l’abrogazione dell’art. 9, D.P.R. n. 1668 del 30 dicembre 1956 nonché dell’art. 8, legge n. 977 del 17 ottobre 1967.La visita medica per gli apprendistiL’art. 9, D.P.R. 30 dicembre 1956, n. 1668 (Regolamento per l’esecuzione della disciplina legislativa sull'apprendistato) prevedeva per gli apprendisti un previo accertamento dell’idoneità fisica al lavoro che avrebbero dovuto svolgere e, nel caso di specie, la competenza era affidata alle ASL.In realtà la visita medica preassuntiva per gli apprendisti, prevista dall’art. 4, legge n. 25/1955, era stata abrogata dall’art. 23, comma 5, legge n. 133/2008, per cui era rimasto esclusivamente l’obbligo di verifica dell’idoneità psico-fisica al lavoro per i soli apprendisti minorenni in virtù dell’art. 8, legge n. 977/1967 che prevedeva tale obbligo per tutti i lavoratori minorenni, indipendentemente dal fatto che la loro assunzione avvenisse o meno con contratto di apprendistato. La vista medica per i minoriPosto che ai sensi dell’art. 1 della L. n. 977/1967 è: - bambino: il minore che non ha ancora compiuto 15 anni di età o che è ancora soggetto all’obbligo scolastico;- adolescente: il minore di età compresa tra i 15 e i 18 anni di età e che non è più soggetto all’obbligo scolastico;l’art. 8 della medesima legge prevedeva che potevano essere ammessi al lavoro i bambini - in possesso dell’autorizzazione rilasciata dalle Direzioni Territoriali del Lavoro, impegnati in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo - e gli adolescenti, previo riconoscimento, a seguito di visita medica, dell’idoneità all’attività lavorativa cui sarebbero stati adibiti. Alla visita medica preventiva si affiancava la visita medica periodica che andava effettuata ad DECRETO DEL FARE63intervalli non superiori ad un anno ed entrambe le visite dovevano essere effettuate, a cura e spese del datore di lavoro, presso un medico del Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre, il giudizio sull’idoneità o sull’inidoneità parziale o temporanea o totale del minore al lavoro doveva essere comunicato per iscritto al datore di lavoro, al lavoratore e ai titolari della potestà genitoriale (i genitori potevano anche richiedere copia della documentazione sanitaria). In proposito c’era già stato un tentativo di semplificazione degli adempimenti da parte di diverse Regioni (prima fra tutte la Lombardia) che avevano legiferato stabilendo che le certificazioni per l’idoneità fisica per l’assunzione dei minori non dovevano più essere rilasciate dalla Aziende Sanitarie Locali e tali norme erano state ritenute legittime dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 162/2004. Tuttavia il giudice delle leggi nulla aveva previsto in merito al fatto che la certificazione medica per i minori potesse essere rilasciata da altri soggetti.A tal proposito è interessante il parere del Consiglio di Stato del 9 novembre 2005 il quale aveva evidenziato che sulla questione si era già pronunciata anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano (con parere reso in risposta ai quesiti formulati dalla Direzione Regionale del Lavoro di Milano) e che il suddetto Ufficio giudiziario aveva rilevato che la legge regionale della Lombardia aveva solo semplificato la materia delle visite sanitarie e dei relativi certificati rimettendone la competenza anche a strutture diverse dalle ASL.In quell’occasione la Procura aveva ritenuto che la legge regionale lombarda, in virtù della riserva di legge statale in materia penale (art. 25 Cost.), non poteva avere avuto alcun effetto abrogativo totale o parziale sugli obblighi di cui all’art. 8, legge n. 977/1967, sanzionati penalmente. La stessa conclusione era stata così abbracciata dal Consiglio di Stato per cui fino all’approvazione del D.L. Fare è comunque rimasto in vigore l’obbligo di visita medica preventiva e periodica per i minori. Adesso, con l’abolizione del citato art. 8, legge n. 977/1967, le visite mediche preventive di riconoscimento dell’idoneità all’attività e quelle periodiche non potranno più essere richieste dagli organi competenti per cui, di conseguenza, non sarà più neanche applicabile la sanzione prevista dall’art. 26, comma 2, della medesima legge che puniva l’inosservanza degli obblighi in questione con l’arresto non superiore a sei mesi o con l’ammenda fino a 5164 euro. Si sottolinea, tuttavia che, ai sensi dell’art. 42, D.L. n. 69/2013, rimane in vigore l’obbligo delle visite mediche preventive e periodiche per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria. Le considerazioni contenute nel presente contributo sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione di appartenenza.DECRETO DEL FARE64SemplificazioniInvalidi: stop alle verifiche periodiche INPSdi Riccardo PallottaEsperto di previdenza professionale e di organizzazione e funzionamento della PAIn sede di conversione del D.L. n. 69/2013, è stato inserito nel testo l’art. 42-bis volto a “semplificare” la disciplina delle verifiche periodiche dell’INPS a carico di alcune categorie di fruitori di prestazioni a carico dell’Istituto, esonerate da tutte le visite di controllo o di revisione circa la permanenza dello stato invalidante. Nel 2006, l’art. 6.3 del D.L. n. 4/2006, quale risultante all’esito della conversione ad opera della legge n. 80/2006, aveva modificato l’art. 97 della Legge Finanziaria per il 2001 (legge n. 388/2000) recante “Interventi a favore dei cittadini affetti dal morbo di Hansen e dalla sindrome di Down nonché disabili”. L’art. 97.2 così novellato disponeva che “i soggetti portatori di menomazioni o patologie stabilizzate o ingravescenti, inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide, che abbiano dato luogo al riconoscimento dell'indennità di accompagnamento o di comunicazione sono esonerati da ogni visita medica finalizzata all'accertamento della permanenza della minorazione civile o dell'handicap. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sono individuate, senza ulteriori oneri per lo Stato, le patologie e le menomazioni rispetto alle quali sono esclusi gli accertamenti di controllo e di revisione ed è indicata la documentazione sanitaria, da richiedere agli interessati o alle commissioni mediche delle aziende sanitarie locali qualora non acquisita agli atti, idonea a comprovare la minorazione”.Le patologie per le quali sono escluse le visite di controlloIn (tardiva) attuazione di tale previsione, i Ministeri dell’Economia e della Salute hanno adottato il decreto 2 agosto 1997 (in G.U. il 27 settembre 2007), recante la “Individuazione delle patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante”.In forza di tale decreto, “le persone affette da patologie o menomazioni comprese nell'elenco sono esonerate da tutte le visite di controllo o di revisione circa la permanenza dello stato invalidante; la relativa documentazione sanitaria va richiesta alle commissioni preposte all'accertamento che si sono espresse in favore dell'indennità di accompagnamento o di comunicazione; oppure agli interessati, qualora non risulti acquisita agli atti da parte delle citate commissioni. È fatta salva la facoltà per i soggetti interessati di integrare la documentazione sanitaria con ulteriore documentazione utile allo scopo.L’elenco in questione comprende le seguenti patologie e menomazioni. DECRETO DEL FARE65Patologia e/o menomazione1) Insufficienza cardiaca in IV classe NHYA refrattaria a terapia2) Insufficienza respiratoria in trattamento continuo di ossigenoterapia o ventilazione meccanica3) Perdita della funzione emuntoria del rene, in trattamento dialitico, non trapiantabile 4) Perdita anatomica o funzionale bilaterale degli arti superiori e/o degli arti inferiori, ivi comprese le menomazioni da sindrome da talidomide5) Menomazioni dell'apparato osteo-articolare, non emendabili, con perdita o gravi limitazioni funzionali analoghe a quelle delle voci 2 e/o 4 e/o 8. 6) Epatopatie con compromissione persistente del sistema nervoso centrale e/o periferico, non emendabile con terapia farmacologica e/o chirurgica.7) Patologia oncologica con compromissione secondaria di organi o apparati8) Patologie e sindromi neurologiche di origine centrale o periferica (come al punto 4) - atrofia muscolare progressiva; - atassie; - afasie; - lesione bilaterale combinate dei nervi cranici con deficit della visione, deglutizione, fonazione o articolazione del linguaggio - stato comiziale con crisi plurisettimanali refrattarie al trattamento9) Patologie cromosomiche e/o genetiche e/o congenite con compromissione d'organo e/o d'apparato che determinino una o più menomazioni contemplate nel presente elenco10) Patologie mentali dell'età evolutiva e adulta con gravi deficit neuropsichici e della vita di relazione 11) Deficit totale della visione12) Deficit totale dell'udito, congenito o insorto nella prima infanziaLe novità introdotte nella Legge di conversione del D.L. n. 69/2013 Nell’ambito dell’esame della legge di conversione del c.d. “decreto fare”, le Commissioni della Camera hanno introdotto nel provvedimento un articolo - evidentemente estraneo alla materia trattata dal decreto stesso (“Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia”) - che DECRETO DEL FARE66attiene proprio alla questione delle patologie e menomazioni invalidanti ed alle procedure di verifica a carico dell’INPS. Vediamo di cosa si tratta. L’art. 42-bis del decreto legge, convertito con modificazioni in legge n. 98/2013, reca norme di “Semplificazione in merito alle verifiche dell'Istituto nazionale della previdenza sociale sull'accertamento dell'invalidità” e dispone che: “1. I soggetti per i quali è già stata accertata da parte degli uffici competenti una menomazione o una patologia stabilizzate o ingravescenti di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 2 agosto 2007 […], inclusi i soggetti affetti da sindrome da talidomide o da sindrome di Down, che hanno ottenuto il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento o di comunicazione sono esclusi dalle visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante da parte degli uffici dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS). 2. Il soggetto chiamato dall'INPS per la verifica sull'accertamento del suo stato invalidante effettua la verifica limitatamente alle situazioni incerte 3. Il soggetto chiamato dall'INPS per la verifica sull'accertamento del suo stato invalidante non perde il diritto a percepire l'emolumento economico di cui è titolare anche se i verbali di visita non sono immediatamente vidimati dal responsabile preposto”.Brevi note di commentoAlla luce dell’estraneità dell’articolo rispetto all’oggetto del decreto, in punto di diritto l’emendamento introduttivo dell’articolo avrebbe dovuto essere considerato come inammissibile. Tuttavia non è stato rilevato (o ritenuto rilevante) tale aspetto. Passando al merito della norma la stessa appare concettualmente condivisibile per un duplice ordine di ragioni: - dal punto di vista medico e sociale, è evidente che, quando ci si trovi in presenza di patologie “irreversibili”, la ripetizione periodica di verifiche non ha alcun senso scientifico e si risolve in un’inutile vessazione per l’invalido. Va detto, peraltro, che bisogna essere coscienti del fatto che l’eliminazione di tali verifiche “inutili” a carico degli invalidi creerà - purtroppo - una “comoda nicchia” per quelli che erano i veri destinatari delle verifiche: ovverosia i c.d. “falsi invalidi”;- dal punto di vista organizzativo ed economico, inoltre, va evidenziato come - in periodi di spending review e tagli lineari - la riduzione del numero dei controlli e delle verifiche a carico dell’INPS comporterà la riduzione dei relativi costi a carico del bilancio dell’Istituto o, quantomeno, la possibilità di destinare le risorse umane e finanziarie “risparmiate” a diverse ed ulteriori attività, senza oneri per le casse dello Stato.Detto dei pregi (e dei difetti) di questa norma, abbiamo lasciato per ultimo un elemento di riflessione in ordine alla legislazione italiana ed al suo livello di attuazione e cogenza. L’articolo in commento dispone l’esclusione dalle verifiche sulla permanenza dello stato invalidante di alcune categorie di percettori di trattamenti a carico dell’INPS; ed opera tale esclusione individuando la platea degli interessati attraverso il riferimento ad un DECRETO DEL FARE67provvedimento interministeriale del 2007 ed alla legislazione di cui tale provvedimento curava l’attuazione. Ebbene, tale legislazione disponeva letteralmente che i soggetti affetti dalle patologie o menomazioni in questione “sono esonerati da ogni visita medica finalizzata all'accertamento della permanenza della minorazione civile o dell'handicap […]”.Il dubbio che sorge - quindi - spontaneo è il seguente: o la norma che stiamo commentando è inutiliter data in quanto meramente confermativa di una disposizione vigente da 6/7 anni, oppure - nel corso del medesimo lasso di tempo - l’INPS ha imposto ai percettori di trattamenti assistenziali e previdenziali di invalidità a proprio carico - con inutile dispendio di risorse pubbliche ed inutili molestie agli interessati - degli accertamenti vietati dalla legge. E noto a tutti che la risposta esatta è la seconda. In sostanza, tornando a quanto si accennava poc’anzi, per molti anni il “pendolo” che oscilla tra la tutela delle fasce deboli della popolazione ed il contrasto delle truffe ai danni dello Stato ha oscillato verso la repressione delle truffe. Oggi, invece, il testo che stiamo commentando sembra riportare il pendolo alla mens legislatoris del 2006. Tuttavia, quanto è accaduto negli anni scorsi rende lecito pensare che la “cogenza” di tale futura disposizione non è assicurata. E, peraltro, a favore di tale pessimistica lettura milita anche la rubrica dell’articolo che - lungi dall’essere rivolta al benessere degli invalidi o all’eliminazione di ostacoli alla loro qualità della vita - è finalizzata alla “semplificazione” delle procedure amministrative dell’INPS: come dire, un lapsus freudiano. 

Semplificazioni

Dal 2015 l’invio telematico di fatture e corrispettivi semplifica gli adempimenti di Roberto Fanelli - Revisore contabile e pubblicistaLa legge di conversione del D.L. n. 69/2013 contiene una disposizione volta a semplificare alcuni adempimenti IVA, in presenza dell’invio telematico giornaliero dei dati delle fatture emesse e ricevute e dei corrispettivi conseguiti. In caso di opzione per la trasmissione telematica delle fatture e dei corrispettivi, infatti, è previsto che alcuni adempimenti IVA saranno soppressi. Il testo di conversione del decreto del Fare (D.L. n. 69/2013), recante disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia, contiene un’importante novità in tema di adempimenti IVA. In pratica, la norma, che andrà in vigore dal 2015, stabilisce la facoltà - per il contribuente - di trasmettere quotidianamente all’Agenzia delle Entrate, in via telematica, i dati analitici delle fatture emesse e ricevute e l’ammontare dei corrispettivi delle operazioni effettuate, non soggette a fatturazione, in cambio di una serie di sostanziali semplificazioni. Le disposizioni di attuazione della norma, da emanare mediante apposito “decreto del Ministro dell'economia e delle finanze avente natura non regolamentare”, saranno informate al principio “della massima semplificazione per i contribuenti”. Gli aspetti interessanti della disposizione in via di approvazione sono principalmente due. Il primo attiene al fatto che la norma configura tale nuovo adempimento come una facoltàdel soggetto. Il secondo riguarda la circostanza che l’esercizio di questa facoltà comporta un effettivo alleggerimento degli obblighi in capo ai contribuenti. Si tratta, quindi, di una nuova “filosofia” del legislatore fiscale che, in luogo dell’introduzione di nuovi obblighi dichiarativi o di nuovi adempimenti, che si aggiungono a quelli, numerosi, in essere, prevede una “opportunità” per i contribuenti, nel senso che la trasmissione telematica giornaliera delle fatture e dei corrispettivi consente un effettivo alleggerimento burocratico. In presenza dell’opzione alla comunicazione telematica in parola, le disposizioni che non troveranno più applicazione sono quelle indicate nel seguente prospetto. DECRETO DEL FARE69Adempimento Note Riferimenti normativiSpesometro Comunicazione annuale delle operazioni rilevanti ai fini dell’IVAart. 21, D.L. n. 78/2010 Comunicazione black listComunicazione telematica di tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi di importo superiore a 500 euro effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi black listart. 1, commi 1-3, D.L. n. 40/2010Solidarietànel pagamento dell’impostaIn caso di mancato versamento dell'imposta da parte del cedente relativa a cessioni di determinati beni (autoveicoli, motoveicoli, prodotti di telefonia, computer, bovini, ovini e suini, pneumatici), effettuate a prezzi inferiori al valore normale, il cessionario è obbligato solidalmente al pagamento della predetta imposta (salvo prova contraria)art. 60-bis, D.P.R. n. 633/1972Solidarietànel pagamento dell’impostain caso di cessione di immobiliQualora l'importo del corrispettivo indicato nell'atto di cessione di un immobile e nella relativa fattura sia diverso da quello effettivo, il cessionario è responsabile in solido con il cedente per il pagamento dell'imposta relativa alla differenzaart. 60-bis, comma 3-bis, D.P.R. n. 633/1972Comunicazionedi contrattidi appaltoObbligo per le PA e gli enti pubblici di comunicare all'anagrafe tributaria gli estremi dei contratti di appalto, di somministrazione e di trasporto conclusi mediante scrittura privata e non registrati art. 20, comma 1, D.P.R. n. 605/1973Comunicazionetelematica delledichiarazionidi intentoObbligo per il cedente o prestatore, in caso di rilascio di dichiarazione di intento da parte di un cliente, di comunicare telematicamente all'Agenzia delle Entrate, i dati contenuti nella dichiarazione ricevuta art. 1, comma 1, lettera c), ultimo periodo, D.L. n. 746/1983Responsabilitàsolidaletra appaltatore e subappaltatoreResponsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore in caso di mancato versamento delle ritenute fiscali dovute dal subappaltatore art. 35, comma 28 e ss., D.L. n. 223/2006DECRETO DEL FARE70Elenchi INTRASTATInoltre, a partire dalla stessa data (2015) da cui il soggetto effettuerà l’opzione per la comunicazione telematica delle fatture e dei corrispettivi, sono previste semplificazioni per l’invio degli elenchi INTRASTAT. Infatti, non sarà più necessaria la presentazione degli elenchi delle prestazioni di servizi ricevute da soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro della Comunità (resteranno in vigore gli elenchi relativi alle prestazioni di servizi rese a soggetti passivi comunitari).Gli enti e le associazioni che agiscono al di fuori di attività commerciali o agricole ovvero che non sono soggetti passivi, saranno tenuti alla presentazione del solo elenco relativo agli acquisti di beni (oggi devono presentare anche l’elenco delle prestazioni di servizi ricevute da soggetti passivi comunitari). RegolamentoCon decreto del Presidente della Repubblica dovrà essere emanato un regolamento che ridefinirà le informazioni da annotare nei registri tenuti ai fini IVA, allo scopo di allineare il contenuto dei medesimi alla trasmissione telematica delle fatture e dei corrispettivi. Il regolamento dovrà, inoltre, abrogare, in tutto o in parte, gli obblighi di trasmissione di dati e di dichiarazione contenenti informazioni già ricomprese nelle medesime segnalazioni. Il decreto di attuazione del Ministro dell'Economia e delle finanze dovrà essere emanato entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del Regolamento. DECRETO DEL FARE71SemplificazioniResponsabilità solidale negli appalti di Saverio CinieriDottore commercialista e pubblicistaSulla responsabilità solidale negli appalti viene confermata l’eliminazione dell’IVA senza l’introduzione di nessun altro adempimento aggiuntivo. È questa la versione definitiva della norma sulla responsabilità negli appalti contenuta nel D.L. n. 69/2013, così come risulta dalla legge di conversione. Scompare, quindi, il DURT che era stato inserito dalla Camera come adempimento aggiuntivo per i soggetti interessati dalla disciplina.Disciplina sulla responsabilità solidale negli appalti Al fine di contrastare l’evasione degli obblighi fiscali e previdenziali, è stato stabilito che l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore: - dell’effettuazione e del versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente; - del versamento dei contributi previdenziali e dei contributi assicurativi obbligatori per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei dipendenti. In poche parole, in materia di appalto, è stata istituita una responsabilità, per così dire, “collettiva” nel senso che si vogliono coinvolgere “i soggetti che intervengono nel contratto di appalto (committente, appaltatore, subappaltatore) nel controllo riguardo la effettuazione e il versamento dei contributi previdenziali, assicurativi, nonché delle ritenute fiscali, riferibili ai lavoratori che sono utilizzati nell’appalto stesso.Modifiche apportate dal Decreto crescitaCon il D.L. n. 83/2012, la norma, con decorrenza 12 agosto 2012, è stata rivista secondo le seguenti linee guida: - l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dell’IVA dovuta dal subappaltatore all’erario in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto; - la responsabilità solidale viene meno se l’appaltatore verifica, acquisendo la documentazione prima del versamento del corrispettivo, che gli adempimenti di cui al periodo precedente, scaduti alla data del versamento, sono stati correttamente eseguiti dal subappaltatore; - l’attestazione dell’avvenuto adempimento degli obblighi di cui sopra può essere rilasciata anche attraverso un’asseverazione rilasciata da CAF o da professionisti abilitati;- l’appaltatore può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all’esibizione della predetta documentazione da parte del subappaltatore; DECRETO DEL FARE72- gli atti che devono essere notificati entro un termine di decadenza al subappaltatore sono notificati entro lo stesso termine anche al responsabile in solido; - il committente provvede al pagamento del corrispettivo dovuto all’appaltatore previa esibizione da parte di quest’ultimo della documentazione attestante che gli adempimenti di cui sopra, scaduti alla data del pagamento del corrispettivo, sono stati correttamente eseguiti dall’appaltatore e dagli eventuali subappaltatori; - il committente può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all’esibizione della predetta documentazione da parte dell’appaltatore; - l’inosservanza delle modalità di pagamento previste a carico del committente è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 200.000 euro se gli adempimenti di cui sopra non sono stati correttamente eseguiti dall’appaltatore e dal subappaltatore; Le predette disposizioni interessano i contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che stipulano i predetti contratti nell’ambito di attività rilevanti ai fini IVA e, in ogni caso, dai soggetti IRES.Inoltre, non riguardano le c.d. “stazioni appaltanti”.Modifiche apportate dal Decreto del Fare ante conversioneCon il D.L. n. 69/2013, si è tornato all’antico: è stato, infatti, eliminato il riferimento all’IVA. Pertanto, a partire dal 22 giugno 2013 (data di entrata in vigore del D.L. n. 69/2013) l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovuta dal subappaltatore all’erario in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto. Tutto il resto è confermato tra cui, l’esclusione da responsabilità solidale se l’appaltatore verifica, anche tramite asseverazione di un CAF/professionista abilitato, il corretto adempimento da parte del subappaltatore. Modifiche introdotte in sede di conversioneDurante l’iter parlamentare, pur mantenendo la suddetta esclusione per l’IVA, si è cercato di modificare la norma.In particolare si voleva prevedere l’esclusione della responsabilità, per quanto riguarda le ritenute sui redditi di lavoro dipendente relative al rapporto di subappalto, nel caso in cui l’appaltatore verificava la corretta esecuzione degli adempimenti attraverso l’acquisizione del nuovo Documento unico di regolarità tributaria (DURT) relativo al subappaltatore. L’appaltatore, fino all’acquisizione del documento di regolarità tributaria, sospendeva il pagamento del corrispettivo. Il nuovo DURT, che doveva essere rilasciato dagli uffici provinciali dell’Agenzia delle entrate per via digitale e certificata, attestava l’inesistenza di debiti tributari per imposte, sanzioni o interessi, scaduti e non estinti dal subappaltatore alla data di pagamento del corrispettivo o di parti di esso. DECRETO DEL FARE73A tal fine si assegnava al Direttore dell’Agenzia delle Entrate, di intesa con l’INPS, il compito di stabilire le modalità organizzative e attuative con la predisposizione di un portale attraverso il quale i soggetti interessati dovranno trasmettere i dati contabili e i documenti relativi alle retribuzioni erogate, ai contributi versati e alle imposte dovute. L’avvio del nuovo sistema di rilascio doveva avvenire entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Era prevista, inoltre, la registrazione volontaria da parte dei soggetti d’imposta al portale dedicato al rilascio del DURT. In attesa della messa a regime delle procedure di fatturazione elettronica, i soggetti iscritti trasmettevano, in conformità alle procedure vigenti e per via digitale, i dati contabili e i documenti primari relativi alle retribuzioni erogate, ai contributi versati e alle imposte dovute. Ai fini della permanenza della validità della registrazione, l'adempimento era eseguito all'atto dell’iscrizione e, successivamente, con cadenza periodica. Infine, con una ulteriore modifica veniva consentito ai contribuenti tenuti al versamento dell’IVA trimestrale che si registravano nel suddetto portale di eseguire le liquidazioni periodiche e i relativi versamenti d'imposta con le modalità di cui all'art. 1, comma 1, D.P.R. n. 100/1998, ovvero utilizzando il criterio con il quale i contribuenti con liquidazione mensile determinano l’Iva a debito o a credito di ciascun mese, entro il giorno 16 del mese successivo, facendo riferimento all’imposta divenuta esigibile ed all’imposta annotata nei registri relativi a beni e servizi acquistati, nel mese cui si riferisce la liquidazione.Tutto ciò, per, è stato spazzato via in fase di ultima approvazione degli emendamenti da parte del Senato.Pertanto, la norma torna alla sua versione originaria: a partire dal 22 giugno 2013l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario “solo” delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovuta dal subappaltatore all’erario in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto. DECRETO DEL FARE74SemplificazioniLo spesometro sul viale del tramonto? diNicola ForteDottore commercialista in RomaLo spesometro non sarà più obbligatorio dal 1° gennaio 2015 se i contribuenti (imprese e professionisti) trasmetteranno quotidianamente all’Agenzia delle Entrate, mediante modalità telematiche, i dati analitici delle fatture di acquisto e delle fatture emesse aventi ad oggetto cessioni di beni e prestazioni di servizi. La novità è prevista dall’art. 50-bis del decreto del Fare introdotto durante l’iter di conversione in legge del provvedimento. Dopo le ultime modifiche normative che hanno eliminato la soglia di 3.000 euro relativa alle operazioni oggetto di comunicazione al Fisco, è apparso subito evidente come la comunicazione di cui all’art. 21, D.L. n. 78/2010 (c.d. spesometro) assomigliasse, di fatto, all’invio telematico (integrale) del libro degli acquisti e delle fatture. Infatti, i dati relativi agli acquisti di beni e servizi devono essere trasmessi telematicamente indipendentemente dall’importo. Le eventuali esclusioni sono collegate solo alla tipologia di prestazione.Ad esempio sono esclusi dall’obbligo i dati relativi alle utenze (energia elettrica, telefonia, etc.) in quanto già presenti nell’anagrafe tributaria. La soglia di 3.000 euro non è applicabile neppure in tutti i casi in cui sia previsto l’obbligo di fatturazione, indipendentemente da chi sia il soggetto destinatario della prestazione. Ad esempio se un medico emette un numero elevato di fatture, di modesta entità, nei confronti di soggetti privati, i contenuti di tali documenti devono essere comunicati al Fisco.La soluzione vale, in generale, per i contribuenti obbligati all’emissione della fattura. È rimasta in vigore, quindi, solo la soglia di 3.600 euro per le prestazioni la cui fatturazione non è obbligatoria (rese dai commercianti al minuto di cui all’art. 22 del decreto IVA).Modifiche introdotte in sede di conversione del D.L.Secondo quanto previsto dall’art. 50-bis in rassegna, il contribuente - invece di trasmettere i dati “complessivamente”, cioè relativamente all’intera annualità - effettua l’adempimento con periodicità giornaliera. Il provvedimento premia, quindi, la velocità dei contribuenti che intendono mettere subito a disposizione del Fisco le informazioni relative ai movimenti IVA “garantendo” una serie di semplificazioni. Il vantaggio principale è, come ricordato, l’esonero dall’obbligo di effettuare la comunicazione dei dati prevista dall’art. 21 del D.L. n. 78/2010 (spesometro).Non si tratta, però, dell’unico beneficio. Infatti, tramite la “comunicazione quotidiana” i contribuenti che effettuano operazioni da e verso Paesi black list non saranno più tenuti a presentare l’apposito elenco (art. 1, D.L. n. DECRETO DEL FARE7540/2010). Inoltre non troverà applicazione neppure l’art. 60-bis del decreto IVA. Tale norma stabilisce il principio di responsabilità solidale da parte del cessionario nel pagamento dell’imposta sul valore aggiunto, nel caso di mancato versamento del tributo da parte del cedente, per cessioni di beni effettuate a prezzi inferiori rispetto al valore normale. Per effetto del nuovo adempimento (facoltativo) l’appaltatore non risponderà più in solido con il subappaltatore dell’effettuazione e del versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dei contributi previdenziali e dei contributi assicurativi. La disposizione è lodevole negli intenti, ma risulta di difficile attuazione. Oltre alle fatture di acquisto e di vendita devono essere trasmessi al Fisco anche i dati delle note di variazione in aumento e in diminuzione (art. 26, D.P.R. n. 633/1972). Inoltre l’adempimento può riguardare anche i corrispettivi, cioè le operazioni non soggette all’obbligo di fatturazione. Sono esclusi dalla comunicazione i corrispettivi delle operazioni non soggette a fatturazione effettuate dallo Stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni e da altri organismi di diritto pubblico. Sono ancora esclusi (si tratta di un esonero di tipo soggettivo) i soggetti che si avvalgono della dispensa dagli adempimenti di cui all’art. 36-bis del decreto IVA. Informazioni trasmesse quotidianamente Un elemento di particolare criticità che renderà la disposizione in rassegna di difficile applicazione si desume dall’art. 50-bis, comma 2 in base al quale le informazioni di cui al comma 1 sono trasmesse quotidianamente. Il significato attribuibile a tale espressione risulterà più chiaro allorquando la disposizione risulterà pienamente operativa, cioè quando saranno stati emanati i decreti di attuazione (cfr. comma 5). Ad esempio è necessario domandarsi se un breve ed occasionale ritardo nell’invio della comunicazione quotidiana determinerà il venir meno dei benefici e delle semplificazioni. È auspicabile che le disposizioni di attuazione, oltre ad affrontare il problema, forniscano una soluzione esprimendosi in senso positivo alla conservazione delle agevolazioni/semplificazioni. Sarebbe stato preferibile la previsione di un termine più ampio comunque in grado di garantire al Fisco la tempestività delle indicazioni, ma al tempo stesso ponendo gli operatori in grado di osservare la nuova disposizione. Inoltre deve essere considerato come la trasmissione quotidiana dei dati possa rivelarsi, soprattutto in particolari periodi dell’anno, eccessivamente onerosa. Tale circostanza potrebbe ad esempio riguardare il periodo di consueta pausa estiva (durante il mese di agosto). Tuttavia una valutazione più attenta circa la portata della disposizione potrà essere effettuata solo dopo l’approvazione delle disposizioni ministeriali di attuazione.DECRETO DEL FARE76SemplificazioniNasce il modello 730 "anti-crisi" di Sandro CeratoDottore commercialista e pubblicistadi Antonio ZappiEsperto fiscaleL’art. 51-bis del decreto del Fare, introdotto in sede di conversione, apporta alcune modifiche alla possibilità di utilizzo della dichiarazione semplificata (modello 730) per i lavoratori dipendenti ed assimilati, consentendo anche ai disoccupati e alle colf di accedere a tale opportunità, anche se al momento del conguaglio IRPEF tali soggetti si trovano nella situazione di non avere alcun sostituto d’imposta.Si amplia la platea dei contribuenti che si potranno avvalere del modello 730: in particolare, potranno utilizzare la dichiarazione semplificata anche i lavoratori dipendenti e assimilati (ad esempio, lavoratori a progetto, colf, badanti, etc.) che, al momento del conguaglio IRPEF in busta paga, si trovino senza un sostituto d'imposta. La novità è stata introdotta con l'art. 51-bis del D.L. n. 69/2013, decreto "Fare") per poter far utilizzare il 730 anche a chi, in quanto dipendente da datori di lavoro non obbligati a effettuare le ritenute d’acconto, ovvero disoccupato, o momentaneamente senza lavoro nelle fasi delle operazioni di conguaglio, non avrebbe potuto contare sull'assistenza tecnica di un sostituto di imposta. Il modello 730, infatti, fino ad oggi poteva essere presentato, alternativamente, al sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), ai CAF o ai professionisti iscritti agli albi dei dottori commercialisti ed esperti contabili e dei consulenti del lavoro, ma solo in costanza di un rapporto di lavoro con un sostituto d’imposta al momento delle operazioni di conguaglio. Per effetto della novella normativa, invece, tale ultima necessità viene superata e, quindi, sia che dalla liquidazione del modello emerga una posizione debitoria, sia che derivi una posizione creditoria, l'accesso al mondo del 730 sarà comunque possibile. Entrata in vigore della normaLa nuova norma entrerà in vigore dal 2014 ma, se il 730/2013 si chiude già con una posizione a credito, il modello potrà essere presentato anche dal 2 al 30 settembre di quest'anno. In altri termini, mentre per l'inoccupato, la colf o il lavoratore precario "a credito" la novità sarà immediatamente accessibile, il modello 730 "a debito" dei privi di sostituto di imposta all'atto del conguaglio entrerà a regime solo dall'anno prossimo, ovvero con il 730/2014. DECRETO DEL FARE77In tale sede, per saldare il debito fiscale il soggetto che presta l'assistenza fiscale potrà trasmettere telematicamente al Fisco la delega di versamento, utilizzando i servizi resi disponibili dall'Agenzia delle Entrate (Entratel) ovvero, entro il 10° giorno antecedente la scadenza del termine di pagamento, potrà consegnare la delega di versamento al contribuente stesso, il quale potrà effettuare il pagamento con le consuete modalità previste per la disciplina degli F24. Per i contribuenti "a credito", invece, i rimborsi saranno eseguiti direttamente (e, si spera, anche velocemente) dall'Amministrazione finanziaria. 730 "anticrisi” Con il nuovo modello 730 "anticrisi" viene data così una risposta positiva a circa 400.000 contribuenti che, vittime della crisi occupazionale o titolari di un rapporto di lavoro precario, non hanno potuto presentare il modello 730 perché privi di un sostituto d'imposta e che, quindi, già in situazione di evidente difficoltà economica per aver perso il lavoro e, magari, anche in assenza di pensione o indennità di disoccupazione (ad esempio, esodati), sarebbero stati ulteriormente penalizzati. Infatti, anziché ricevere un veloce rimborso nel mese di luglio, avrebbero avuto anche la necessità di compilare il modello UNICO ed attenderne l'annosa lungaggine dell'erogazione dei rimborsi da esso derivanti. Va, peraltro, segnalato che anche i lavoratori titolari di contratti di lavoro a tempo determinato per un periodo inferiore all’anno nonché il personale della scuola con contratto di lavoro a tempo determinato, che potevano rivolgersi ad un CAF-dipendenti o a un professionista abilitato, solo in presenza di rapporto lavorativo corrente in determinati periodi temporali, con la nuova occasione fiscale potranno ora avere una migliore ingresso al rimborso dei crediti del 730 e ciò a prescindere dai requisiti di periodo del loro rapporto di lavoro.Soggetti esclusiPer espressa previsione normativa, invece, non potranno avvalersi della nuova modalità semplificata i percettori delle indennità in qualità di membri del Parlamento europeo e non potranno altrettanto avvalersi della novella in commento (e devono continuare a presentare il modello UNICO) anche coloro che possiedono, oltre al reddito di lavoro dipendente, anche redditi di impresa e redditi derivanti dall’esercizio di arti o professioni. In attesa di conoscere i necessari chiarimenti ufficiali sul tema, si ritiene ragionevolmente che, come gli altri dipendenti, anche i "senza sostituto" chi si rivolgeranno ad un CAF o ad un professionista abilitato, potranno consegnare il modello debitamente compilato e, in questo caso, come per gli altri contribuenti, non sarà dovuto alcun compenso. Nell'occasione, ovviamente, il contribuente dovrà comunque esibire la documentazione necessaria per consentire la verifica della conformità dei dati esposti nella dichiarazione e del rispetto delle disposizioni che disciplinano gli oneri deducibili e quelli per i quali spetta una detrazione, le detrazioni e i crediti d'imposta, nonché lo scomputo delle ritenute d'acconto. Non sembrerebbero, peraltro, emergere particolari preclusioni anche per le dichiarazioni DECRETO DEL FARE78congiunte, laddove, ovviamente, anche i coniugi "senza sostituto" dovrebbero essere ammessi a presentare una sola dichiarazione dei redditi. Rimane, infine, confermata con le ordinarie modalità regolamentari previste per la generalità dei contribuenti la consegna contestuale al modello 730 anche della scheda ai fini della destinazione del 5 e dell'8 per mille dell’IRPEF. DECRETO DEL FARE79SemplificazioniAssistenza fiscale anche in mancanza di un sostitutod’impostadi Alfredo Casotti, Maria Rosa GheidoConsulenti del lavoroA partire dall'anno 2014, i lavoratori subordinati e i percettori di redditi assimilati potranno adempiere agli obblighi di dichiarazione presentando il mod. 730 ad un CAF o ad un professionista abilitato, anche in assenza di un sostituto di imposta tenuto ad effettuare il conguaglio. Lo prevede l’art. 51-bisdel decreto del fare che amplia quindi l’assistenza fiscale estendendola a tutti quei soggetti che potrebbero aderirvi ma non hanno un sostituto di imposta che provveda ai conguagli, a debito e a credito.In via transitoria, la stessa opportunità è riconosciuta a coloro che hanno percepito nel 2012 redditi di lavoro dipendente o redditi assimilati e che non hanno potuto indicare un sostituto a cui inviare il modello 730-4: a far data dal 2 settembre 2013 e fino al 30 dello stesso mese questi contribuenti possono presentare il modello 730 ma solo se sono a credito d’imposta. Sarà un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate a stabilire le modalità di applicazione di questa disposizione. L’art. 51-bis, D.L. 21 giugno 2013, n. 69 amplia quindi l’assistenza fiscale estendendola a tutti quei soggetti che potrebbero aderirvi ma non hanno un sostituto di imposta che provveda ai conguagli, a debito e a credito. Soggetti interessatiL’estensione interessa, pertanto, non solo i lavoratori alle dipendenze di un datore di lavoro che non rivesto il ruolo di sostituto di imposta, quali i lavoratori domestici, ma anche quei lavoratori che pur essendo stati occupati presso un datore di lavoro-sostituto di imposta, non lo sono più nel periodo topico della dichiarazione. Vengono pertanto meno anche le seguenti preclusioni all’utilizzo del modello 730:- i lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato per un periodo inferiore all’anno contribuenti potevano rivolgersi a un centro di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti (CAF-dipendenti) o a un professionista abilitato, se il rapporto di lavoro durava almeno dal mese di giugno al mese di luglio dell’anno di liquidazione ed erano noti i dati del sostituto d’imposta che avrebbe dovuto effettuare il conguaglio; - il personale della scuola con contratto di lavoro a tempo determinato si poteva rivolgere al sostituto d’imposta o a un CAF-dipendenti o a un professionista abilitato, se il contratto durava almeno dal mese di settembre dell’anno di riferimento al mese di giugno dell’anno successivo; DECRETO DEL FARE80- i lavoratori che posseggono soltanto redditi di collaborazione coordinata e continuativa (art. 50, comma 1, lettera c-bis, TUIR) il cui rapporto di lavoro era in essere almeno nel periodo compreso tra il mese di giugno e il mese di luglio dell’anno della dichiarazione, ed erano pertanto conosciuti i dati del sostituto che doveva effettuare il conguaglio. L’art. 51-bis in esame precisa che possono avvalersi della nuova opportunità: - i percettori di redditi da lavoro dipendente di cui all’art. 49 del TUIR, compresi i trattamenti pensionistici;- i percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui all’art. 50, comma 1, lettere a), c), c-bis), d), g) con esclusione delle indennità percepite dai membri del Parlamento europeo, i) e l), del TUIR ossia:a) compensi percepiti, entro i limiti dei salari correnti maggiorati del 20%, dai lavoratori soci delle cooperative; c) somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non é' legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante; c-bis) somme e valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti, alla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e commissioni, nonché quelli percepiti in relazione ad altri rapporti di collaborazione aventi per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con retribuzione periodica prestabilita (sempreché gli uffici o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell'attività di lavoro dipendente di cui all'art. 49, comma 1, concernente redditi di lavoro dipendente, o nell'oggetto dell'arte o professione di cui all'art. 53, comma 1, concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal contribuente. d) remunerazioni dei sacerdoti; g) indennità percepite dai membri del Parlamento nazionale [e del Parlamento europeo] e le indennità, comunque denominate, percepite per le cariche elettive e per le funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione e alla legge 27 dicembre 1985, n. 816 nonché i conseguenti assegni vitalizi percepiti in dipendenza dalla cessazione delle suddette cariche elettive e funzioni e l'assegno del Presidente della Repubblica; i) altri assegni periodici, comunque denominati, alla cui produzione non concorrono attualmente né capitale né lavoro; l) compensi percepiti dai soggetti impegnati in lavori socialmente utili in conformità a specifiche disposizioni normative.Modalità di presentazioneIl modello 730 può essere presentato ad un CAF o ad uno dei soggetti abilitati a norma del DECRETO DEL FARE81D.L. 30 settembre 2005, n. 203, ovvero ad un professionista iscritto negli albi dei consulenti del lavoro o dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Si ricorda che l’art. 35, comma 2, lettera b), D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 dispone che il soggetto responsabile dell’assistenza fiscale rilascia il visto di conformità dei dati esposti nelle dichiarazioni alla relativa documentazione. Pertanto i professionisti che intendono prestare l’assistenza fiscale devono presentare alla Direzione regionale delle Entrate apposita istanza per essere iscritti nell'elenco dei soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità (abilitazione che non va confusa con quella per la trasmissione telematica delle dichiarazioni). Non essendoci, però, un sostituto d’imposta ad effettuare le operazioni di conguaglio derivanti dalla liquidazione del mod. 730, diverse sono le modalità a seconda che si tratti di una dichiarazione a debito o a credito del contribuente: - se dalla dichiarazione presentata emerge un debito d’imposta, il soggetto che presta l'assistenza fiscale deve trasmettere telematicamente la delega di versamento utilizzando i servizi telematici resi disponibili dall'Agenzia delle Entrate ovvero consegnare, entro il decimo giorno antecedente la scadenza dei termine di pagamento, la delega di versamento compilata al contribuente che effettua il pagamento con le modalità indicate nell'art. 19, D.Lgs. n. 241/1997; - in caso di dichiarazione che espone un credito del contribuente, invece, i rimborsi sono effettuati direttamente dall’Amministrazione finanziaria dopo averne verificato la correttezza. È dato ritenere che i rimborsi avranno una via privilegiata rispetto a quelli derivanti dalla presentazione del modello UNICO, stante che il modello 730 ha già passato il vaglio del responsabile del CAF o del professionista abilitato.Anche questi nuovi soggetti potranno, pertanto, presentare il modello 730 già compilato e sottoscritto oppure chiedere al CAF o al professionista abilitato la consulenza fiscale per la compilazione. Il CAF o il professionista abilitato prima di rilasciare la ricevuta, che costituisce prova dell'avvenuta presentazione della dichiarazione, deve: - verificare i requisiti necessari per poter utilizzare il mod. 730 (non è più necessaria, nel caso in esame, l'indicazione degli estremi del sostituto d'imposta che dovrà eseguire i conguagli); - controllare che la dichiarazione sia sottoscritta dal contribuente. Per le ulteriori, eventuali, modalità da utilizzare nel periodo transitorio è necessario attendere il provvedimento direttoriale previsto dall’articolo 51-bis del D.L. n. 69/2013. DECRETO DEL FARE82SemplificazioniSolo una comunicazione al contribuenteprima delle ganasce di Maurizio Villani, Paola RizzelliStudio Legale Tributario VillaniSe il contribuente non paga entro 30 giorni dalla comunicazione preventiva, scatta il fermo. Se con il decreto Sviluppo le ganasce fiscali, sia pur limitatamente a debiti fino a 2.000 euro, dovevano essere precedute dall'invio per mezzo posta ordinaria di due solleciti di pagamento e tra i due solleciti dovevano intercorrere almeno 6 mesi, con la legge di conversione del decreto del Fare la situazione sembra essere cambiata. Il fermo amministrativo dei beni mobili registrati, a molti noto con il nome di ganasce fiscali, è una misura cautelare conseguente al mancato pagamento entro i termini di legge di una cartella esattoriale relativa a tasse o debiti tributari dovuti e non pagati o ad una determinata sanzione prevista dal Codice della strada. Tale provvedimento, disciplinato in materia fiscale dall’art. 86, D.P.R. n. 602/1973 produce il blocco dell'auto o di altro bene mobile iscritto al P.R.A., limitando la possibilità di utilizzo dello stesso. Ebbene, oggi più che mai, tale misura cautelare, adottata dall'Agente della riscossione indipendentemente dall'entità del credito tutelato, rischia di diventare fortemente penalizzante, soprattutto nei confronti di chi lavora col proprio autoveicolo. Infatti, mentre con il decreto Sviluppo (art. 7, D.L. n. 70/2011), il fermo e quindi le ganasce fiscali, seppur limitatamente ai debiti fino a 2.000 euro, dovevano essere precedute dall'invio per mezzo posta ordinaria di due solleciti di pagamento e tra i due solleciti dovevano intercorrere almeno 6 mesi, con evidente rafforzamento di tutela del contribuente per il maggior lasso di tempo a sua disposizione (utile al fine di rendersi conto di ciò che sta accadendo), con la legge di conversione del decreto del Fare la situazione sembra essere cambiata.Nella specie, all’art. 52, comma 1, D.L. n. 69/2013,dopo la lett. m) è aggiunta la seguente: m-bis) all'art. 86, il comma 2 è sostituito dal seguente: “2. La procedura di iscrizione del fermo di beni mobili registrati è avviata dall'agente della riscossione con la notifica al debitore o ai coobbligati iscritti nei pubblici registri di una comunicazione preventiva contenente l'avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione, mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari, salvo che il debitore o i coobbligati, nel predetto termine, dimostrino all'agente della riscossione che il bene mobile è strumentale all'attività di impresa o della professione”.DECRETO DEL FARE83Orbene, con la nuova disciplina normativa non solo il contribuente viene privato della maggior tutela precedentemente concessa, ma viene onerato della dimostrazione della strumentalità del bene all’attività svolta. Pertanto, l’inevitabile conseguenza di ciò non potrà che essere un aumento del contenziosoin materia tributaria, nella misura in cui il credito abbia natura fiscale, contravvenendo alla ratio legis dello stesso decreto del Fare che, proprio al fine di ridurre il contenzioso, ha reintrodotto la mediazione civile e commerciale quale strumento obbligatorio per l’instaurazione di un giudizio, pena l’improcedibilità dell’azione. DECRETO DEL FARE84SemplificazioniRateazione del debito “allargata” con effetto retroattivodiGiovanni PetruzzellisStudio tributario ForteLa facoltà di richiedere la dilazione di pagamento delle somme iscritte a ruolo secondo il nuovo limite massimo di 120 rate mensili sarà possibile anche con riferimento ai piani di versamento in essere alla data di entrata in vigore del Decreto Fare; ma ciò solamente dopo la pubblicazione dell’apposito provvedimento attuativo del Tesoro. Stop immediato all’esecuzione forzata per le prime abitazioni, anche se già pignorate, al ricorrere delle nuove condizioni di legge. Sono queste le prime indicazioni fornite da Equitalia. I chiarimenti sono contenuti in una nota ad uso interno diffusa da Equitalia, indirizzata ai Direttori Generali, attraverso la quale vengono fornite le prime istruzioni di carattere operativo per l’applicazione delle novità introdotte - lato riscossione - dal “Decreto fare” (D.L. n. 69/2013). Più precisamente, la nota ripercorre le disposizioni contenute agli articoli 52 e 53 delDecreto, illustrando le modifiche al D.P.R. n. 602/1973 e coordinandole con alcune indicazioni rivolte agli uffici per la gestione della fase transitoria, stante l’assenza di una disciplina specifica nel provvedimento in vigore dal 22 giugno scorso. In prima istanza, la nota ripercorre le novità introdotte all’art. 19 del D.P.R. n. 602/1973, con la concessione ai debitori, che si trovino “per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica”, di richiedere la dilazione del pagamento fino ad un numero massimo di 120 rate mensili, in luogo delle 72 attuali. L’individuazione delle modalità di attuazione e di monitoraggio degli effetti derivanti dall’applicazione del nuovo termine di dilazione è demandata dal D.L. n. 69/2013 ad un apposito decreto del MEF, da emanarsi entro 30 giorni dalla data di conversione in legge del provvedimento. Sulla base di tale previsione, la nota di Equitalia chiarisce che la facoltà di richiedere dilazioni di pagamento secondo i nuovi termini, è differita al momento in cui sarà adottato il suddetto provvedimento, dovendosi fino ad allora continuare ad applicare le modalità ordinarie. Tuttavia, una volta emanate le disposizioni attuative, la nota riconosce la possibilità “per coloro che ne facciano richiesta e all’esito di un’istruttoria” di rimodulare il piano di rateazione già concesso, anche con riferimento quelli in essere alla data di entrata in vigore della nuova normativa, consentendone dunque un’applicazione retroattiva. DECRETO DEL FARE85Sono invece immediatamente applicabili, spiega Equitalia, le nuove regole introdotte dal Decreto Fare che portano ad otto (rispetto alle due attuali), il numero delle rate non pagate, anche non consecutive, che determinano la decadenza dal beneficio della rateizzazione. Quest’ultima previsione, inoltre, dovrebbe essere riconosciuta anche in presenza di piani di rateazione già decaduti alla data di entrata in vigore del D.L. n. 69/2013. Pertanto, in attesa degli opportuni chiarimenti in sede di conversione del decreto, la nota invita le strutture preposte ad astenersi dall’avvio di iniziative di riscossione nella suddetta casistica. Dopo aver ricordato l’intervenuto prolungamento a duecento giorni del termine di efficacia del pignoramento, volto a consentire ai debitori di disporre di un congruo lasso temporale per l’esercizio della facoltà di vendita in proprio introdotta dal Decreto Salva Italia, la nota esamina le principali novità intervenute in materia di pignoramento dei beni strumentali. In particolare, viene richiamata l’estensione della pignorabilità relativa, nei limiti del quinto del valore complessivo, ai beni indispensabili all’esercizio di imprese, arti o professioni, prescindendo dalla circostanza che il debitore sia o meno costituito in forma societaria e cheil suo lavoro risulti prevalente, o meno, sul capitale investito. La nota, in linea con quanto riconosciuto dalla giurisprudenza, conferma che l’espropriazione nei limiti del quinto del valore dei beni strumentali deve avere carattere “residuale”, essendo possibile solo se gli altri beni non risultino sufficienti a soddisfare la posizione debitoria. Equitalia richiama inoltre le novità introdotte al terzo comma dell’art. 72, D.P.R. n. 602/1973, volte a disciplinare i limiti di pignorabilità delle somme incassate a titolo di stipendio, salario o di altre indennità relative ai rapporti di lavoro, incluse le pensioni, confluite sui conti correnti bancari o postali. Al riguardo la nota - dopo aver richiamato il nuovo termine per il pignoramento del quinto di pensioni ed emolumenti da lavoro dipendente, con la previsione secondo la quale il datore di lavoro o l’Istituto di previdenza dovranno procedere al pagamento delle somme trattenute entro 60 giorni - ricorda che non potrà più essere assoggettato a pignoramento l’ultimo stipendio o rateo di pensione affluito sul conto corrente del debitore, che resterà pertanto nella piena disponibilità di quest’ultimo. Esecuzione forzataInfine, la nota illustra le molteplici novità intervenute in materia di esecuzione forzata. In primo luogo, Equitalia ricorda l’intervenuta impossibilità di procedere ad esecuzione, a fronte di debiti iscritti a ruolo, sulla prima ed unica abitazione di residenza per il debitore, fatta eccezione per gli immobili di lusso e per i fabbricati di categoria catastale A/8 e A/9. A tal proposito, Equitalia sottolinea il riferimento operato dal legislatore alla classificazione catastale del bene e non alla sua destinazione d’uso, con conseguente irrilevanzadell’utilizzo abitativo di fatto. Restano pertanto esclusi dal divieto di pignoramento tutti gli immobili con categoria non abitativa, quali uffici e studi privati (A/10). La nota risolve poi la questione apertasi sul fronte delle pertinenze accatastate autonomamente, quali box e cantine (C/6), per le quali “non pare possa venire meno la DECRETO DEL FARE86condizione dell’unicità immobiliare adibita a residenza, né la destinazione d’uso abitativa”. Con riferimento ai casi in cui l’espropriazione è ammessa, la nota ricorda inoltre l’innalzamento a 120 mila euro della soglia di importo minimo iscritto a ruolo affinché si possa procedere all’esecuzione forzata, in aggiunta alla condizione che siano trascorsi almeno sei mesi dall’iscrizione di ipoteca. Ad ogni modo, la linea “morbida” dettata da Equitalia emerge ancora una volta dall’invitoconclusivo rivolto alle società del gruppo - nelle more della conversione in legge del decreto, e in attesa di chiarimenti in merito all’applicabilità delle disposizioni richiamate ai pignoramenti già eseguiti per i quali non sia stata ancora stata effettuata la vendita all’incanto - affinché le stesse si astengano dal proseguire le espropriazioni immobiliari pendenti alla data di entrata in vigore del provvedimento, qualora siano rispettate le attuali previsioni normative. 

Semplificazioni

Rateizzazioni straordinarie: meno appeal per le adesioni? di Pasquale Formica

Partner Studio Leo e Associati - Dottore commercialista - Docente dei reparti di istruzione della Guardia di FinanzadiGiancarlo MarzoStudio Leo e Associati - AvvocatoIl D.L. n. 69/2013 è solo l’ultimo di una serie di interventi normativi - dal decreto anticrisi del 2008 alla legge Finanziaria per il 2011 - con i quali il Legislatore, in ottica di deflazionare il contenzioso tributario, ha ridisegnato il sistema sanzionatorio e, in generale, la disciplina della riscossione dilazionata dei debiti fiscali. Dilazione in 120 rate mensiliCon l’introduzione del comma 1-quinquies dell’art. 19, D.P.R. n. 602/1973, ad opera del D.L. n. 69/2013, il Legislatore fiscale ha rimodulato la previgente disciplina della dilazione dei debiti fiscali, prevedendo la possibilità di una rateizzazione estendibile fino a un massimo di 120 rate. Come espressamente chiarito nel testo licenziato dal Governo, in vigore dallo scorso 22 giugno, qualora il contribuente si trovi, per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica, può chiedere al concessionario una “dilazione straordinaria” del proprio debito, spalmandolo su un arco temporale di 10 anni (120 rate mensili in alternativa alle 72 rate mensili). Condizioni per accedere alla rateazione straordinariaCondizione per la concessione di una rateazione straordinaria è l’accertamento della gravitàdella situazione di difficoltà in cui versa il contribuente, sulla base di criteri oggettivi (che saranno presumibilmente tipizzati nel decreto ministeriale di prossima emanazione). In ogni caso, come in passato, sarà Equitalia a dover procedere alla valutazione concretadelle specifica situazione economico-finanziaria; l’Ente dovrà riscontrare, in particolare, la sussistenza di una “comprovata e grave situazione di difficoltà del contribuente” consistente, expressis verbis, nella insostenibilità di un piano di rateazione ordinario e, al contempo, nella sostenibilità di quello straordinario. Decadenza dal beneficioSono state anche modificate le condizioni di automatica decadenza dal beneficio della DECRETO DEL FARE88rateazione sia con riferimento alle rateazioni ordinarie (art. 19, commi 1 e 1-bis, D.P.R. n. 602/1973) sia ai neo-introdotti piani di rateazione straordinaria. Al fine di annullare il beneficio e procedere al recupero del credito erariale, infatti, non sarà più sufficiente il mancato versamento di due rate consecutive del piano di rateizzazione (previsione introdotta con il D.L. n. 16/2012) essendo, invece, necessario il mancato pagamento di ben otto rate del piano (anche non consecutive). Nuove opzioni per il contribuenteL’allungamento dei termini per onorare i debiti tributari affidati ai concessionari della riscossione, oltre a costituire un indubbio aiuto per soggetti alle prese con difficoltà finanziarie, rappresenta anche una nuova “variabile” di cui i contribuenti dovranno tenere conto nella valutazione complessiva della propria posizione nei confronti del Fisco e, in particolare, delle modalità di definizione/assolvimento del proprio debito. Infatti, il Legislatore fiscale è intervenuto, allo stato, unicamente in relazione ai debiti tributari già in carico al concessionario della riscossione, nulla prevedendo con riferimento a forme di rateazione attivate anteriormente al passaggio del ruolo in cartella. Tutto ciò con il paradosso, ad esempio, che un debito tributario “cristallizzato” per effetto della sottoscrizione di un accertamento con adesione sarà rateizzabile per un massimo di “sole” 8/12 rate trimestrali (per un totale di 2/3 anni); differentemente, come detto, un debito di pari ammontare confluito in una cartella di pagamento potrà essere onorato in 10 anni. Naturalmente, però, non va dimenticato che il “passaggio” del debito in cartella comportasanzioni e interessi maggiorati, oltre che l’applicazione di rilevanti aggi della riscossione. Tuttavia, è chiaro che la scelta di incidere sulle sole rateizzazioni delle cartelle e non su altre forme di dilazione del debito tributario (che pure appaiono meritevoli di un intervento normativo) potrebbe risultare determinante nella scelta di aderire o meno a una forma di definizione ex ante (accertamento con adesione e invito al contraddittorio) con il Fisco. Non può escludersi, infatti, che, in alcuni casi, il contribuente, proprio per poter fruire di una più ampia rateazione, potrebbe scegliere di adire al contenzioso tributario e attendere gli esiti dello stesso sia in termini “di merito” della pretesa e che “di effetti esecutivi” della stessa.DECRETO DEL FARE89SemplificazioniSomme iscritte a ruolo: norme più tollerantiper il recupero da parte di Equitalia di Saverio CinieriDottore commercialista e pubblicistaSul fronte della riscossione, il D.L. n. 69/2013 è intervenuto concedendo ai debitori maggior tempo per saldare le loro pendenze e impedendo il pignoramento dell’abitazione principale, salvo che non si tratti di una abitazione di lusso. Ulteriori ritocchi interessano i pignoramenti dei beni strumentali delle imprese e del quinto delle pensioni e degli stipendi. Prevista la proroga della riscossione per gli enti locali e l’eliminazione, dal 30 settembre, dell’aggio della riscossione. Il D.L. n. 69/2013 contiene alcune importanti novità sulla riscossione, novità che impattano notevolmente sui poteri di Equitalia. In particolare, anche per dare un segnale all’opinione pubblica che nei mesi scorsi aveva più volte “lamentato” l’enorme strapotere concesso dalla legge all’Agente della riscossione, si è intervenuto su più fronti sia concedendo ai debitori maggior tempo persaldare le loro pendenze (per la rateazione si passa dalle attuali 72 rate a 120 rate), sia impedendo il pignoramento dell’abitazione principale (salvo che non si tratti di una abitazione di lusso). Ulteriori ritocchi interessano i pignoramenti dei beni strumentali delle imprese e del quinto delle pensioni e degli stipendi nonché la proroga della riscossione per gli enti locali e l’eliminazione, dal 30 settembre, dell’aggio della riscossione. Rateazioni delle cartelle di pagamentoLa novità più rilevante riguarda le rateazioni che l’Agente della riscossione può concedere al contribuente, su sua richiesta, nel caso di temporanea situazione di obiettiva difficoltà. Le attuali regole prevedono che la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo può essere concessa fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni) con un importo minimo di ogni rata pari a 100 euro, salvo eccezioni. La materia, a dire il vero, era stata già oggetto di modifiche ad opera del D.L. Semplificazioni (D.L. n. 16/2012) che tra l’altro aveva previsto: - la possibilità di chiedere un piano di dilazione a rate variabili e crescenti anziché a rate costanti fin dalla prima richiesta di rateazione;- l’impossibilità, per l’Agente della riscossione, di iscrivere ipoteca nei confronti di un contribuente che ha chiesto e ottenuto di pagare a rate. L’ipoteca è iscrivibile solo se l’istanza è respinta o se il debitore decade dal beneficio della rateazione; DECRETO DEL FARE90- la decadenza dal beneficio della dilazione se non sono pagate due rate consecutive; - la possibilità di chiedere a Equitalia la rateazione, anche se non sono state pagate le rate degli avvisi bonari dell’Agenzia delle entrate, una volta ricevuta la cartella. Il quadro, ora, cambia nuovamente: infatti, con le modifiche apportate dal decreto, si passa da 72 a massimo 120 rate (in pratica, si può estinguere il debito in 10 anni) e, aspetto molto importante, la decadenza dell’accordo di rateizzazione se non si pagano 8 rate (e non più 2) anche non consecutive.Si segnala che l’estensione della rateizzazione sino ad un massimo di 120 rate mensili può essere concessa a condizione che sia accertata una grave situazione di difficoltà del contribuente non dovuta a sue responsabilità e legata alla crisi economica tale da rendere impossibile il rispetto del piano ordinario.Per completezza, si ricorda che recentemente, e precisamente, con la direttiva del 7 maggio 2013, Equitalia ha innalzato da 20.000 a 50.000 euro la soglia d’importo per ottenere la rateazione automaticamente, senza la necessità di dover allegare alcuna documentazione comprovante la situazione di difficoltà economica.Pignorabilità delle proprietà immobiliariUn’ulteriore novità riguarda la limitazione per l’Agente della riscossione, di procedere al pignoramento dell’abitazione principale. Infatti, se sino ad oggi non c’erano particolari limiti, ora viene previsto che se si tratta dell’unico immobile di proprietà del debitore, adibito ad abitazione principale, esso non può essere pignorato, ad eccezione dei casi in cui l’immobile sia di lusso o comunque classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9 (ville e castelli).Inoltre, viene disposto che: - per tutti gli altri immobili, il valore minimo del debito che autorizza il riscossore a procedere con l’esproprio dell’immobile, è stato innalzato da 20.000 a 120.000 euro; - l’esecuzione dell’esproprio può essere resa effettiva non prima di 6 mesi dall’iscrizione dell’ipoteca, mentre in passato erano sufficienti 4 mesi.Pignorabilità dei beni delle imprese e delle pensioni e stipendiPer quanto riguarda le imprese, i limiti alla pignorabilità già presenti nel Codice di procedura civile per le ditte individuali vengono estesi alle società di capitale e più in generale alle società dove il capitale prevalga sul lavoro. A tale proposito, infatti, si ricorda che l’attuale art. 515 c.p.c. prevede che “gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore possono essere pignorati nei limiti di un quinto, quando il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale giudiziario o indicati dal debitore non appare sufficiente per la soddisfazione del credito; il predetto limite non si applica per i debitori costituiti in forma societaria e in ogni caso se nelle attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro”. Con le modifiche apportate, viene a cadere l’inciso “debitori costituiti in forma societaria” DECRETO DEL FARE91con la conseguenza che dovrebbero rientrare nei suddetti limiti del quinto anche i beni delle società.Inoltre, sempre rimanendo in tema di pignoramento di beni delle imprese, viene previsto che il primo incanto per la vendita di capannoni e macchinari non potrà avvenire prima di 300 giorni, lasciando, comunque, la custodia dei beni in capo all’imprenditore. Infine, in tema di pignoramenti, si segnala che per il pignoramento del quinto delle pensioni e degli emolumenti, il terzo pignorato dovrà pagare non più entro 15 giorni ma entro 60 giorni e l’esattore non potrà più intaccare l’ultimo stipendio o rateo di pensione accreditato sul c/c bancario o postale del debitore che, dunque, rimarrà nella piena disponibilità di quest’ultimo.Ulteriori novitàSulla riscossione si segnalano, infine, altre due importanti modifiche: - viene prorogata la concessione ad Equitalia del servizio di riscossione per conto degli enti locali; si ricorda che tale proroga era già stata disposta dal D.L. n. 35/2013 ma, in tale occasione, era stata limitata solo alla riscossione dei tributi; ora, invece, la proroga viene estesa anche ai crediti non tributari (ad esempio, sanzioni amministrative quali le multe);- viene anticipato a settembre 2013 il termine oggi fissato al 31 dicembre 2013 dal D.L. n. 201/2011 (art. 10, comma 13-qunquies) entro cui adottare il D.M. che ridefinirà il quantum dovuto a Equitalia con il superamento del sistema dell’aggio. Su tale ultimo aspetto si ricorda che, entro 60 giorni dalla notifica della cartella l’aggio è a carico del debitore per il 4,65%, mentre il restante 4,35% è a carico dell’ente creditore. Oltre i 60 giorni l’aggio è totalmente a carico del debitore nella misura del 9%. Questa percentuale si è ridotta di un punto, passando quindi all’8%, sui ruoli emessi dal 1° gennaio 2013, come previsto dal D.L. n. 95/2012. DECRETO DEL FARE92SemplificazioniLuci ed ombre dell’impignorabilità dell’abitazione principale diNicola ForteBloccati i procedimenti esecutivi nei confronti dei contribuenti che hanno debiti con il Fisco iscritti a ruolo e sono proprietari solo dell’abitazione principale ove risiedono anagraficamente. Sono però sorti alcuni dubbi circa l’applicazione della disposizione contenuta nel Decreto del Fare, di cui si offrono possibili soluzioni interpretative.Il Decreto del Fare “blocca” i procedimenti esecutivi nei confronti dei contribuenti che hanno debiti con il Fisco iscritti a ruolo e sono proprietari solo dell’abitazione principale ove risiedono anagraficamente. È questa una delle principali misure in materia di riscossione che ha diminuito sensibilmente i poteri di Equitalia. Espropriazione di altri immobili L’espropriazione degli altri immobili è sempre possibile solo se il credito risultante da una cartella di pagamento sia superiore a 120.000 euro e se sono trascorsi almeno sei mesi dall’iscrizione ipotecaria (in passato quattro mesi). Le due condizioni devono concorrere. L’unica eccezione al divieto di procedere all’esecuzione sulla prima casa è quella che riguarda esclusivamente le abitazioni di lusso tenendo conto delle caratteristiche individuate dal D.M. dei lavori pubblici del 2 agosto 1969. Si tratta degli immobili aventi categorie catastali A/8 (ville) ed A/9 (castelli e palazzi di pregio). Inoltre possono essere pignorati tutti gli altri immobili la cui categoria catastale non è di tipo abitativo come ad esempio gli uffici e gli studi privati (A/10).Tuttavia, lo stop al pignoramento della prima casa da parte di Equitalia può essere aggirato nell’ipotesi di surroga. In pratica l’Agente della riscossione può sostituirsi ad un altro creditore continuando, di fatto, l’espropriazione dell’immobile. Sono però sorti alcuni dubbi circa l’applicazione della disposizione. Le perplessità sono state prontamente chiarite da una nota dell’Agente della riscossione (Equitalia). In particolare, è stato precisato che con l’espressione immobile “adibito ad uso abitativo” il legislatore ha inteso fare riferimento alla classificazione catastale del bene e non alla destinazione d’uso di fatto. Sono quindi esclusi gli uffici utilizzati di fatto a titolo abitativo. Dottore commercialista in RomaDECRETO DEL FARE93PertinenzeUlteriori chiarimenti hanno riguardato le pertinenze, ad esempio i box auto e le cantine (C/6 e C/2). Secondo quanto chiarito dalla citata nota anche se le pertinenze sono accatastate separatamente dall’immobile principale, si considerano ad ogni effetto “parte integrante” dell’abitazione principale. Pertanto anche in tale ipotesi (sui predetti immobili) si applica il divieto di pignoramento. In pratica non viene meno la condizione dell’unicità dell’abitazione principale adibita a residenza, né la destinazione catastale di tipo abitativo. Al fine di comprendere se le predette unità immobiliari abbiano o meno la natura di pertinenze assumeranno rilievo decisivo le risultanze dell’atto di acquisto essendo necessario verificare se sia stato costituito o meno il c.d. “vincolo pertinenziale”. Secondo quanto previsto dalle disposizioni civilistiche (art. 817 c.c.) si considera pertinenza la cosa destinata in modo durevole al servizio o ornamento di un’altra cosa. In pratica sono due gli elementi che caratterizzano le pertinenze: - l’elemento oggettivo, inteso come l’effettiva destinazione di una cosa al servizio o ornamento di un’altra cosa; - l’elemento soggettivo, inteso come la volontà del proprietario della cosa principale di effettuare la destinazione. In concreto è possibile che, ad esempio, il box auto o la cantina non siano ubicati nello stesso fabbricato (o in prossimità dello stesso), ma siano fisicamente distanti. In tal ipotesi dovrà essere preventivamente verificato che la distanza non sia tale da impedire la destinazione effettiva dei cespiti al servizio dell’abitazione principale. Solo se la verifica sortirà un effetto positivo sarà possibile considerare i beni immobili pertinenze e quindi non pignorabili da parte di Equitalia. Inoltre è necessario che l’acquirente manifesti nell’atto di compravendita la volontà di destinare i predetti beni al servizio dell’abitazione principale. In mancanza di tale manifestazione di volontà il concessionario della riscossione potrà avviare un procedimento esecutivo procedendo al pignoramento e alla successiva vendita della cantina o del box auto (per i crediti superiori a 120.000 euro). Limite del credito complessivo necessario per procedere ad esecuzione forzataUn’altra novità, come già ricordato, riguarda il limite del credito complessivo necessario per procedere ad esecuzione forzata. Tale limite, per gli immobili diversi dalla prima casa, quindi in tutti gli altri casi, è stato elevato a 120.000 euro. In base ad una prima interpretazione della disposizione nessuno vieta ad Equitalia di partecipare ai pignoramenti avviati sull’immobile da altri creditori del debitore nei confronti dei quali tale divieto di pignoramento non sussiste (banche o altri creditori).In pratica il pignoramento non sembra essere impedito nell’ipotesi di surroga nel diritto di credito. La norma così come modificata potrebbe essere superata qualora Equitalia decidesse di surrogare il credito, cioè dichiarasse al giudice di volersi sostituire al creditore procedente, nel caso in cui sui beni del debitore sia già iniziato un altro procedimento esecutivo (di espropriazione). Ad esempio se è in corso un pignoramento della prima casa (da DECRETO DEL FARE94parte di un privato o di una banca), anche per un importo inferiore a 120.000 euro, l’ente concessionario (Equitalia) potrebbe dichiarare di volersi surrogare al creditore procedente (la banca o il privato) e pertanto riuscirebbe in un secondo momento, ad ottenere comunque il pignoramento della prima casa qualora il debitore (o il creditore procedente) non estingua il debito verso il concessionario entro 10 giorni dalla notifica. La surrogazione si sostanzia nel sub ingresso di un terzo (Equitalia) che si sostituisce nei diritti del creditore verso un debitore, per effetto del pagamento del debitore da parte del terzo stesso. Nell’ambito della riscossione dei tributi la surroga è disciplinata dall’art. 51 del D.P.R. n. 602/1973. La disposizione citata prevede, al comma 1 “Qualora sui beni del debitore sia già iniziato un altro procedimento di espropriazione, il concessionario può dichiarare al giudice dell’esecuzione di volersi surrogare al creditore procedente, indicando il credito in relazione al quale la surroga è esercitata […]”. Inoltre “Se entro dieci giorni dalla notificazione il creditore procedente o il debitore non hanno corrisposto al concessionario l’importo del suo credito, il concessionario resta surrogato negli atti esecutivi già iniziati e li prosegue secondo le norme del presente titolo”.La circostanza che Equitalia non possa espropriare l’abitazione del contribuente non impedisce l’iscrizione dell’ipoteca sul medesimo immobile. Ai fini dell’iscrizione dell’ipoteca è sufficiente che il credito iscritto a ruolo superi 20.000 euro per la prima casa ed 8.000 euro negli altri casi. L’ipoteca, diversamente dal pignoramento, non impedisce la disponibilità del bene da parte del debitore e non rappresenta l’inizio della procedura esecutiva, ma solo un vincolo di garanzia a favore del creditore. La circostanza vuol significare che l’immobile, anche se ipotecato, può essere venduto ad un altro soggetto, ma in tale ipotesi se l’immobile non costituisce abitazione principale Equitalia potrà attivare l’esecuzione forzata e procedere all’espropriazione. Il D.L. n. 70/2011 ha previsto l’obbligo per l’agente della riscossione di inviare un preavviso di trenta giorni prima di iscrivere ipoteca. Il pignoramento, differentemente dall’ipoteca, comporta l’indisponibilità dell’immobile con la conseguenza che un’eventuale vendita dell’immobile pignorato a terzi risulta inefficace nei confronti di Equitalia. In ogni caso, quando è possibile procedere ad esproprio, questo deve essere comunque preceduto dall’iscrizione di ipoteca e dal decorso di sei mesi. A sua volta l’iscrizione ipotecaria deve essere preceduta da un’intimazione al contribuente di pagare le somme dovute. Equitalia ha fornito anche i chiarimenti relativi alla disciplina transitoria della norma precisando come la novità si applichi anche per il passato. E’ stato così sancito l’obbligo di non proseguire le attività di recupero coattivo qualora siano rispettate le condizioni di legge. Ciò anche in presenza di pignoramenti già eseguiti. In buona sostanza si prevede che i pignoramenti già in atto siano sospesi quando sussistono le condizioni previste dal Decreto “del fare”, ossia l’espropriazione immobiliare riguardi l’unica abitazione principale posseduta, ovvero se il debito a ruolo non superi 120.000 euro o ancora se non siano decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione della garanzia ipotecaria.DECRETO DEL FARE95La norma può dare luogo a distorsioni nel sistema dovute all’intento di organizzare il proprio patrimonio sul possesso di abitazioni principali. Ad esempio un’abitazione principale più grande rende “inattaccabile” una porzione più vasta del proprio patrimonio. Analogamente una prima casa per ogni familiare consentirebbe di rendere immune un patrimonio cospicuo. DECRETO DEL FARE96SemplificazioniL’impignorabilità dei beni strumentali diNicola ForteIl decreto del Fare prevede una sensibile limitazione dei poteri del concessionario della riscossione, nel caso in cui il contribuente abbia maturato debiti con la successiva iscrizione a ruolo. La ratio dell’intervento normativo è duplice: da un lato, si intende allentare la “morsa” della riscossione in una situazione di crisi economica che ha coinvolto l’intero Paese; dall’altre, non si vuole privare l’imprenditore o il professionista con debiti iscritti a ruolo (risultanti da una cartella di pagamento) della disponibilità dei beni strumentali posseduti. Il decreto del Fare prevede una serie di misure che hanno limitato sensibilmente i poteri del concessionario della riscossione qualora il contribuente abbia maturato debiti con la successiva iscrizione a ruolo. La ratio dell’intervento normativo è duplice. RateazioneDa un lato si intende allentare la “morsa” della riscossione in una situazione di crisi economica che ha coinvolto l’intero Paese. In buona sostanza il Fisco si mostra più comprensivo e consente al debitore di chiudere le proprie pendenze con scadenze più dilatate. In casi straordinari, in una situazione di oggettiva difficoltà economica (che Equitalia dovrà verificare) il contribuente potrà ottenere una rateazione fino ad un massimo di 120 rate. Inoltre, laddove il debitore abbia già beneficiato di una rateizzazione del debito si decadrà dal predetto beneficio solo dopo il pagamento di 8 rate (in precedenza due). Limiti del pignoramento dei beni strumentaliIl secondo obiettivo consiste nel non privare l’imprenditore o il professionista con debiti iscritti a ruolo (risultanti da una cartella di pagamento) della disponibilità dei beni strumentali posseduti. Il legislatore si è ben reso conto che l’eventuale pignoramento dei beni strumentali impiegati nel processo produttivo o nell’attività di lavoro autonomo rischia di compromettere del tutto la possibilità di “guadagno” del contribuente. L’eventuale pignoramento rischia di compromettere completamente la possibilità del concessionario della riscossione di “recuperare” le somme a debito di cui alla cartella di pagamento notificata. La disposizione recentemente approvata e contenuta nel D.L. n. 69/2013 (convertito in legge n. 98/2013, in G.U. n. 194 del 20 agosto 2013) prevede che il pignoramento dei beni strumentali per l’esercizio dell’attività d’impresa o della professione potrà essere effettuato Dottore commercialista in RomaDECRETO DEL FARE97solo nei limiti del quinto del valore complessivo degli stessi e soltanto se gli altri beni del debitore, non strumentali, siano insufficienti a soddisfare il credito azionato. A tal proposito deve essere rilevato come la nozione di bene strumentale sia più ampia rispetto alla definizione di bene ammortizzabile. L’affermazione potrà essere compresa facendo riferimento alla situazione in cui si trovano gli esercenti arti e professioni per ciò che riguarda gli immobili utilizzati come sede dello studio. Il punto di partenza deve essere rappresentato dall’art. 43, comma 2, TUIR laddove si prevede che “ai fini delle imposte sui redditi si considerano strumentali gli immobili utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’arte o professione o dell’impresa commerciale da parte del possessore”. Pertanto, se un professionista utilizza promiscuamente come abitazione e come studio un immobile avente categoria catastale A/10, il cespite non potrà essere considerato un bene strumentale e potrà essere oggetto di pignoramento. Tuttavia, tale misura potrà essere eseguita esclusivamente per i debiti di importo superiore a 120.000 euro. Infatti, un’altra novità riguarda il limite del credito complessivo necessario per procedere ad esecuzione forzata. Tale limite, per gli immobili diversi dalla prima casa, quindi in tutti gli altri casi, è stato elevato nella predetta misura. La soluzione è invece diversa qualora il professionista utilizzi il predetto immobile esclusivamente come sede dello studio. In tale ipotesi il cespite è un bene strumentale, ma secondo quanto previsto dall’art. 54 TUIR, avente ad oggetto i criteri di determinazione del reddito di lavoro autonomo, il costo non può essere considerato in deduzione neppure calcolando le relative quote di ammortamento. L’unica eccezione riguarda gli immobili strumentali acquistati nel triennio 2007-2009. Negli altri casi, pur non essendo in discussione la strumentalità (il bene è impiegato esclusivamente per la professione), l’immobile non è ammortizzabile, ma tale circostanza non è di ostacolo all’applicazione della nuova disposizione di cui al decreto del Fare.In base ad un’interpretazione letterale, l’impignorabilità riguarda i beni strumentali e non quelli ammortizzabili. La circostanza che il professionista non possa considerare in deduzione le relative quote di ammortamento del costo non fa venire meno tale qualificazione. Pertanto sarà possibile solo iscrivere ipoteca, ma non pignorare il cespite. Il pignoramento potrà scattare, come già ricordato, solo nei limiti di un quinto del valore complessivo dei beni strumentali e solo se gli altri beni del debitore, non strumentali, non siano in grado di garantire il soddisfacimento del credito. DECRETO DEL FARE98SemplificazioniImpignorabilità dell’abitazione principale: nessun limite per le pertinenzediNicola ForteLa nozione di pertinenza ai fini dell’applicazione del Decreto del Fare coincide con la qualificazione civilistica. La conclusione si desume dalla disposizione contenuta nel testo del decreto e da una nota di Equitalia. Preliminarmente deve essere osservato come il legislatore fiscale non abbia mai fornito una definizione di pertinenza ai fini fiscali. Il problema si è posto in passato con riferimento a diversi tributi nel caso, ad esempio, di applicazione delle agevolazioni Registro/IVA per l’acquisto della prima casa. La circostanza riguarda anche l’applicazione dell’Irpef in quanto l’abitazione principale, ivi comprese le pertinenze, sono escluse dall’imposizione personale. Inoltre anche ai fini dell’IMU l’aliquota ridotta riguarda esclusivamente l’abitazione principale del contribuente, presso la quale dimora abitualmente a condizione, però, che sia stata ivi stabilita la relativa residenza. Al fine di comprendere se le unità immobiliari (cantine, box auto, etc) abbiano o meno la natura di pertinenze assumeranno rilievo decisivo le risultanze dell’atto di acquisto essendo necessario verificare se sia stato costituito o meno il c.d. “vincolo pertinenziale.Secondo quanto previsto dalle disposizioni civilistiche (art. 817 c.c.) si considera pertinenza lacosa destinata in modo durevole al servizio o ornamento di un’altra cosa. In pratica sono due gli elementi che caratterizzano le pertinenze: 1) l’elemento oggettivo, inteso come l’effettiva destinazione di una cosa al servizio o ornamento di un’altra cosa; 2) l’elemento soggettivo, inteso come la volontà del proprietario della cosa principale di effettuare la destinazione. Il concessionario della riscossione ha precisato (Equitalia, nota 1° luglio 2013), che se le pertinenze sono accatastate separatamente dall’immobile principale, si considerano ad ogni effetto “parte integrante” dell’abitazione principale. Pertanto anche in tale ipotesi (sui predetti immobili) si applica il divieto di pignoramento previsto dal decreto del “del fare.”Il predetto decreto ha bloccato i procedimenti esecutivi nei confronti dei contribuenti che hanno debiti iscritti a ruolo e sono proprietari solo dell’abitazione principale ove risiedono anagraficamente. Sono escluse dall’applicazione della predetta disposizione (impignorabilità dell’immobile) le abitazioni di lusso le cui caratteristiche sono state individuate dal Dm del lavori pubblici del 2 Dottore commercialista in RomaDECRETO DEL FARE99agosto 1969. Si tratta degli immobili aventi categorie catastali A/8 (ville) ed A/9 (castelli e palazzi di pregio). Inoltre possono essere pignorati tutti gli altri immobili la cui categoria catastale non è di tipo abitativo come ad esempio gli uffici e gli studi privati (A/10). Equitalia ha precisato che le pertinenze si considerano, di fatto, parte integrante dell’abitazione principale. Pertanto le predette unità immobiliari, in presenza di tutte le condizioni stabilite dalla legge, non possono essere pignorate. In tal caso, diversamente da quanto previsto ai fini dell’imposta di registro e dell’Iva, non sono previsti limiti di tipo quantitativo. In presenza delle condizioni previste per fruire delle agevolazioni relative all’acquisto della prima casa, il contribuente potrà fruire del beneficio limitatamente ad una pertinenza per ciascuna categoria catastale.Si applicherà l’imposta di registro nella misura del 3% e l’Iva con aliquota del 4% per le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7 destinate a pertinenza della prima casa limitatamente ad una per ciascuna delle predette categorie catastali. Ad esempio se il contribuente acquista due box auto (categoria catastale C/6) l’agevolazione si applicherà ad una sola unità immobiliare. Il secondo posto auto sconterà il registro nella misura ordinaria del 7% o dell’Iva nella misura del 10%. EsempioSe il contribuente acquista due box auto (categoria catastale C/6) l’agevolazione si applicherà ad una sola unità immobiliare. Il secondo posto auto sconterà il registro nella misura ordinaria del 7% o dell’IVA nella misura del 10%.La limitazione in discorso è prevista espressamente dal D.P.R. n. 131/1986 (Testo Unico dell’Imposta di registro). Una soluzione pressoché analoga è stata prevista ai fini IMU. La possibilità di applicare l’aliquota relativa all’abitazione principale riguarda solo le unità immobiliari aventi categoria catastale C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’abitazione. Analogamente all’imposta di registro la limitazione è stata prevista espressamente dal legislatore. Invece ai fini dell’impignorabilità dell’abitazione principale il decreto del fare non ha previsto limitazioni di sorta. EsempioSe il contribuente è proprietario di tre box auto costituenti pertinenze, come si desume dall’atto di acquisto, le predette unità immobiliari non potranno essere pignorate nell’ipotesi in cui il contribuente sia debitore con iscrizione a ruolo delle somme dovute. DECRETO DEL FARE100In sostanza si applica la medesima disciplina ai fini dell’IRPEF. La nozione di pertinenza tende a coincidere con la definizione civilistica e quindi, coerentemente, non sono stati previsti limiti di tipo quantitativo.DECRETO DEL FARE101SemplificazioniCrediti nei confronti della P.A. diGiampaolo Di MarcoAvvocato, Professore a contratto di Diritto Civile presso l'Università degli Studi di BolognaNella conversione del Decreto del Fare sono contenute molte misure in materia di debiti della P.A., riguardanti le procedure di ''sblocco” dei crediti, di pagamenti a carico del SSN e dei Comuni dissestati e della ristrutturazione dei debiti riguardanti il trasporto pubblico. Con una novella, è stata poi data la possibilità agli Enti Locali di affidare il servizio di riscossione dei tributi a concessionari diversi da Equitalia. Anche il pagamento dei debiti della P.A., oggetto di recenti e separati provvedimenti legislativi (cfr. D.L. n. 35/2013), è stato toccato dal Decreto del Fare, nel quale sono previste alcune novità. Debiti del SSNLe risorse per il pagamento dei debiti degli enti del Servizio sanitario nazionale, ripartite ai sensi dell’art. 3, comma 2, D.L. 8 aprile 2013, n. 35 (convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64) e non richieste dalle regioni entro il 31 maggio 2013, potranno essere assegnate, con decreto di aggiornamento del decreto direttoriale di cui al medesimo art. 3, comma 2, D.L. n. 35/2013, alle regioni che ne fanno richiesta entro il 30 giugno 2013, prioritariamente in funzione dell’adempimento alla diffida prevista dall’art. 1, comma 174, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni. Ancora, in relazione a quanto appena indicato, il D.L. del Fare interviene sull’art. 3 comma 9, ultimo periodo, D.L. 8 aprile 2013, n. 35, prolungando il termine entro il quale le Regioni possono provvedere all’adozione dei provvedimenti necessari al riequilibrio di bilancio della spesa sanitaria dal 30 giugno al 15 luglio.Crediti nei confronti dei Comuni dissestatiIl provvedimento in esame, poi, ha previsto una particolare misura a favore delle imprese creditrici dei Comuni dissestati.È stata prevista, infatti, mediante modifica all’art. 1, D.L. n. 35/2013 al quale viene aggiunto il comma 17-sexies, che al fine di sostenere la grave situazione delle imprese creditrici dei comuni dissestati e di ridare impulso ai relativi sistemi produttivi locali, una riserva, a valere sull’accantonamento relativo agli enti locali, una quota annua fino all’importo massimo di 150 milioni di euro a favore dei comuni che hanno deliberato il dissesto finanziario nei ventiquattro mesi precedenti alla data di entrata in vigore del decreto e che hanno aderito alla procedura semplificata prevista dall’art. 258, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267. DECRETO DEL FARE102Tale procedura potrà essere attivata previa apposita istanza dell’ente interessato e le somme saranno messe a disposizione dell’organo straordinario di liquidazione, che provvede al pagamento dei debiti nei limiti dell’anticipazione erogata, entro 120 giorni dalla disponibilità delle risorse. Tale misura, tuttavia, potrà essere effettiva solo a seguito dell’adozione di un decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, con il quale verranno stabiliti i criteri e le modalità per il riparto e l’attribuzione della somma stanziata tra gli enti beneficiari. Ristrutturazione dei debiti del settore trasporti pubbliciIn materia di trasporti e debiti della P.A., poi, il decreto viene modificato prevedendo che al fine di consentire la rimozione dello squilibrio finanziario derivante da debiti pregressi a carico dei rispettivi bilanci regionali concernenti i servizi di trasporto pubblico regionale e locale e di applicare i criteri di incremento dell’efficienza e di razionalizzazione previsti dall’articolo 16-bis, comma 3, D.L. 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, le regioni predispongono un piano di ristrutturazione del debito a tutto il 31 dicembre 2012, da sottoporre, entro il 31 ottobre 2013, all’approvazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell’economia e delle finanze. Il piano di ristrutturazione del debito deve individuare le necessarie azioni di razionalizzazione e di incremento dell’efficienza da conseguire attraverso l’adozione dei criteri e delle modalità di cui al citato articolo 16-bis, comma 3, D.L. n. 95/2012 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135/2012). Per il finanziamento del piano di ristrutturazione, ciascuna regione interessata è autorizzata, previa delibera del CIPE, a utilizzare, per gli anni 2013 e 2014, le risorse ad essa assegnate a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione in attuazione della delibera del CIPE n. 1/2011 dell’11 gennaio 2011, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 80 del 7 aprile 2011, nel limite massimo dell’importo che sarà concordato tra ciascuna regione, il Ministero per la coesione territoriale, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero dell’economia e delle finanze sulla base del piano stesso. Addio a Equitalia?Un’ultima modifica, infine, riguarda l’art. 53 del D.L. del Fare con il quale, attraverso una novella del comma 2-ter dell’art. 10, D.L. n. 35/2013, che aveva concesso ai comuni di continuare ad avvalersi di Equitalia per la riscossione dei tributi fino al 31 dicembre 2013, consente anche ai concessionari diversi da Equitalia, purché in presenza dei requisiti per l’iscrizione all’albo dei soggetti abilitati ad accertare e riscuotere le entrate locali, fino alla stessa data, di proseguire le attività di accertamento e riscossione delle predette entrate locali ed inoltre riferisce la predetta estensione temporale anche alle attività di riscossione di tributi e di entrate di natura diversa di tutti gli enti territoriali.DECRETO DEL FARE103SemplificazioniNiente rimborsi IVA per i tour operators extra-UE diGiovanni FormicaStudio Leo e Associati - Università Luiss Roma - PhD in Diritto ed Economiadi Pasquale FormicaPartner Studio Leo e Associati - Docente deireparti di istruzione della Guardia di FinanzaIl decreto del Fare affronta la controversa questione della legittimità del rimborso dell’IVA assolta da tour operators extra-UE su acquisti di servizi resi a turisti esteri in vacanza nel Bel Paese. Nel fissare il principio generale di nonrimborsabilità, il legislatore fiscale fa salve le somme già restituite. La norma transitoria non manca, però, di sollevare dubbi interpretativi. Il D.L. n. 69 del 2013 ha posto fine ad una questione interpretativa assai delicata, sulla quale la stessa Amministrazione finanziaria ha, in passato, assunto posizioni non certo uniformi. Ci si riferisce al diritto al rimborso dell’IVA assolta sugli acquisti effettuati, nell’interesse della propria clientela, da tour operators stabiliti fuori dalla Comunità Europea, per servizi inglobati in specifici pacchetti (turistici) venduti ai viaggiatori medesimi. L’art. 55 del decreto Fare prevede, infatti, la futura non-rimborsabilità, facendo salve, tuttavia, le somme già restituite alla data di entrata in vigore del decreto in commento. Tale disposizione, pur qualificata come norma d’interpretazione autentica dell’art. 74-ter del D.P.R. n. 633/1972, in realtà, ha - ad avviso di chi scrive - poco di “interpretativo” e molto di “autentico”, nel senso che restituisce una lettura dell’art. 74-ter che, prima del predetto intervento, sarebbe stata di difficile ricostruzione letterale o logico-sistematica. Tour operator e regime “base da base”L’art. 74-ter citato disciplina il regime impositivo dei pacchetti turistici organizzati e venduti da agenzie di viaggio in Italia. In particolare, al comma 2, si prevede che sia assoggettato ad IVA il solo differenziale tra il corrispettivo globale lordo (ad esse dovuto) per il pacchetto turistico e i costi, al lordo della relativa imposta, sostenuti (dalle agenzie medesime) per gli acquisti di beni e servizi effettuati da terzi soggetti, a diretto vantaggio del viaggiatore acquirente il pacchetto (c.d. regime “base da base”). Il comma 3 dell’art. 74-ter (i.e., quello “interpretato autenticamente” dall’art. 55 del decreto Fare) prevede l’indetraibilità dell’imposta relativa a tali ultimi costi, sul presupposto che l’applicazione del regime speciale sopra descritto già incorpora una “peculiare” modalità di detrazione dell’IVA sugli acquisti (risoluzione n. 62/E del 1999). In tal senso, il comma 3 rappresenta una disposizione di completamento, la quale non si spiegherebbe altrimenti se non con l’esigenza di evitare una“doppia detrazione” sugli acquisti per i soggetti cui si applica il predetto regime. La stessa risoluzione citata, inoltre, escludeva che tale limitazione del diritto di detrazione DECRETO DEL FARE104trovasse applicazione per le agenzie che vendono i propri pacchetti all’estero, come i tour operators extra-UE; proprio su questo presupposto, in effetti, veniva riconosciuto il diritto alla detrazione (e, dunque, al rimborso ex art. 38-ter del decreto IVA) dell’imposta assolta sugli acquisti effettuati in Italia, nell’interesse di propri viaggiatori-clienti, da tour operators internazionali che non effettuano prestazioni di servizi territorialmente rilevanti nel nostro Paese e che, dunque, non sono interessati dalla determinazione “base da base” dell’imponibile IVA ex art. 74-ter, comma 2. Tuttavia, sulla medesima questione, è nuovamente intervenuta l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 141/E del 2004, ribaltando il proprio precedente orientamento e, in particolare, desumendo, dalla regola di non-detraibilità (di cui al comma 3 dell’art. 74-ter), un principio di non-rimborsabilità dell’IVA per i tuor operators extra-UE. Peraltro, sulla base di tale posizione, sono state pure avviate talune attività di verifica e accertamento e si è innescato un contenzioso che, in alcuni casi, ha visto prevalere i contribuenti con il conseguente riconoscimento del diritto al rimborso. L’art. 55 del decreto Fare e la sua ratioSolo alla luce di questo breve excursus è possibile comprendere appieno la portata della disposizione di cui all’art. 55 del decreto Fare, a mente del quale “l’imposta assolta sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi […] effettuate da terzi nei confronti delle agenzie di viaggio stabilite fuori dell’Unione europea a diretto vantaggio dei viaggiatori non è rimborsabile”. Nel negare il diritto al rimborso ai tour operators extra-UE, il legislatore ha voluto porre fine a una annosa controversia e al relativo rischio di contenzioso. La ratio della scelta normativa risiederebbe, secondo la stessa relazione d’accompagnamento, oltre che in dichiarate motivazioni di conformazione all’ordinamento comunitario, nell’esigenza generale di evitare vantaggi competitivi a favore di agenzie extra-comunitarie. Tuttavia, è evidente che la novella normativa, nella misura in cui l’imposta assolta in Italia non sia detratta o rimborsata neppure nel Paese extra-UE di residenza dell’agenzia di viaggio, si potrebbe tradurre in un vantaggio competitivo per i tour operatorsitaliani. Tali soggetti, infatti, sarebbero incisi da minori oneri fiscali (in quanto, come detto, il regime “base da base” costituisce, di per se stesso, una automatica e implicita modalità di detrazione/recupero dell’IVA assolta sugli acquisti), rispetto ai concorrenti extra-UE, nella commercializzazione di pacchetti turistici per la visita del Bel Paese (se questi ultimi non potranno “recuperare” l’IVA assolta in Italia e non più rimborsabile per effetto della nuova norma). Il regime transitorio e i dubbi interpretativiIn ossequio ad un principio generale di affidamento, l’art. 55 del decreto Fare prevede che siano fatti salvi i rimborsi già effettuati alla data di entrata in vigore del decreto medesimo. Inoltre, si stabilisce che “non si dà luogo alla restituzione delle somme che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, risultino già rimborsate e successivamente recuperate DECRETO DEL FARE105dagli uffici dell’amministrazione finanziaria”. Non è chiaro, però, dal tenore letterale della norma (che utilizza una locuzione, “recuperate”, che si presta a plurime interpretazioni) quali siano i rapporti da considerare ormai “esauriti” e per i quali, quindi, non si applica la regola di interpretazione autentica di non rimborsabilità. Nello specifico, non si comprende come tale disposizione si adatti al caso in cui l’accertamento non sia divenuto definitivo, perché sono stati adìti gli organi giurisdizionali e il contenzioso risulti ancora pendente (magari con esiti, provvisori, favorevoli al contribuente). DECRETO DEL FARE106SemplificazioniTobin tax, il primo versamento al 16 ottobredi Marco PiazzaProfessore di economia e tecnica degli scambi internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di MilanoIl D.L. n. 69/2013 contiene una proroga degli adempimenti relativi all’imposta sulle transazioni finanziarie istituita dalla legge n. 228/2012. La proroga, che sposta dal 16 luglio al 16 ottobre il primo versamento, risponde alla necessità di consentire all’Agenzia delle Entrate di emanare i provvedimenti attuativi e le relative istruzioni, e agli operatori di adeguare le proprie procedure interne e la contrattualistica.La proroga è attuata mediante la sostituzione dell’art. 1, comma 497 della legge di Stabilità per il 2013, deputato a regolare la decorrenza della tassa. La nuova versione recita: «497. L’imposta di cui ai commi 491, 492 e 495 si applica alle transazioni concluse a decorrere dal 1° marzo 2013 per i trasferimenti di cui al comma 491 e per le operazioni di cui al comma 495 relative ai citati trasferimenti, e a decorrere dal 1° settembre 2013 per le operazioni di cui al comma 492 e per quelle di cui al comma 495 su strumenti finanziari derivati e valori mobiliari. Per il 2013 l’imposta di cui al comma 491, primo periodo, è fissata nella misura dello 0,22%; quella del sesto periodo del medesimo comma è fissata in misura pari a 0,12%. L’imposta dovuta sui trasferimenti di proprietà di cui al comma 491 e sugli ordini di cui al comma 495 relativi ai predetti trasferimenti di cui al comma 491 effettuati fino al 30 settembre 2013 è versata entro il 16 ottobre 2013. L’imposta dovuta sulle operazioni di cui al comma 492 e sugli ordini di cui al comma 495 su strumenti finanziari derivati e valori mobiliari effettuati nel mese di settembre del 2013 è versata entro il 16 ottobre 2013.” 2. La società di Gestione Accentrata per l’imposta dovuta sui trasferimenti di proprietà, sulle operazioni e sugli ordini di cui rispettivamente ai commi 491, 492 e 495, della L. 24 dicembre 2012, n. 228, effettuati fino al 30 settembre dai soggetti deleganti, provvede al versamento entro il 16 novembre 2013».In pratica: - l’imposta dovuta sui trasferimenti di azioni e strumenti finanziari partecipativi (comma 491) e sulle “operazioni ad alta frequenza” aventi ad oggetto gli stessi strumenti finanziari (comma 495) continua ad essere applicabile a partire dai trasferimenti fatti il 1° marzo 2013, ma per i trasferimenti fatti dal 1° marzo al 30 settembre, l’imposta sarà versata dagli intermediari entro il prossimo 16 ottobre; - l’imposta dovuta sulle operazioni in derivati (comma 492) e sulle relative “operazioni ad alta frequenza” (comma 495), anziché decorrere dalle operazioni fatte a partire dal 1°DECRETO DEL FARE107luglio 2013, decorrerà da quelle fatte a partire 1° settembre e il primo versamento sarà fatto entro il 16 ottobre; - Monte Titoli, che per legge può essere delegata all’assolvimento dell’imposta dagli altri intermediari, viene concesso di effettuare il primo versamento entro il 16 novembre, per tutte le operazioni fatte entro il 30 settembre. Viene quindi superato il decreto 21 febbraio 2013 che, all’art. 21, comma 6, fissava nel 16 luglio 2013 la data di primo versamento dell’imposta sulle transazioni di azioni e strumenti finanziari partecipativi fatte fra il 1° marzo 2013 e il 30 giugno 2013. Il provvedimento dà seguito alla lettera congiuntamente inviata al Ministro delle Finanze da tutte le associazioni di categoria interessate al problema (ABI, AIBE, ANIA, ASSOGESTIONI, ASSONIME, ASSOSIM, CONFINDUSTRIA, FEBAF, ASSIOM FOREX) il 4 giugno scorso.Nella lettera veniva esplicitamente rappresentato che: 1) la normativa è già operativa dal 1° marzo scorso, per la parte riferita alle transazioni su azioni e strumenti finanziari partecipativi e il primo versamento sarebbe dovuto scadere il prossimo 16 luglio;2) ad oggi, non è stato emanato il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che dovrebbe disciplinare non solo i c.d. obblighi strumentali (modalità di dichiarazione e versamento da parte dei responsabili d’imposta) ma fornire importanti precisazioni con riguardo alla figura del responsabile dell’imposta, nonché dettare le istruzioni utili ad avvalersi consapevolmente di talune delle opzioni operative previste dalla normativa (ad esempio, delega alla società di gestione accentrata di cui all’art. 80 TUF per l’assolvimento di una serie di adempimenti); 3) ad oggi, di conseguenza, mancano anche le istruzioni operative. Da ciò l’esigenza di una proroga dei termini, non solo allo scopo di consentire all’Agenzia delle Entrate di emanare i provvedimenti attuativi e le relative istruzioni, ma anche agli operatori di adeguare le proprie procedure interne e la contrattualistica. Le associazioni di categoria avevano in realtà proposto di modificare la norma sulla decorrenza ancorandola, semplicemente, all’emanazione dei provvedimenti attuativi (e quindi rendendola “mobile”. Veniva infatti suggerito di disporre che l’imposta dovuta sulle operazioni fatte fino al terzo mese solare successivo a quello di emanazione dei provvedimenti attuativi fosse versata entro il giorno 16 del quinto mese successivo.Il Governo ha preferito stabilire una nuova data fissa di decorrenza dell’imposta per le operazioni in derivati e un nuovo termine fisso per il primo versamento da parte degli intermediari; non resta quindi che sperare che le disposizioni attuative giungano prima dell’inizio delle vacanze estive.DECRETO DEL FARE108SemplificazioniStock option, non si paga il bollo di Carlotta BenigniDottore commercialista in MilanoL’art. 56-ter, introdotto nel Decreto del Fare dalla legge di conversione, prevede l’esenzione dall’imposta di bollo sulle comunicazioni relative ai prodotti finanziari per i piani di stock option costituiti a favore dei dipendenti del settore del commercio e della distribuzione.Si tratta della nuova imposta di bollo di cui all’art. 13, comma 2-ter, della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 642/1972, introdotta dal Decreto Monti. L’imposta si applica con aliquota dell’1,5 per mille sul valore dei titoli oggetto di ogni comunicazione inviata alla clientela relativamente ai prodotti finanziari da questa posseduti o, in assenza di comunicazioni, al 31 dicembre di ogni anno. L’imposta si applica con un minimo di 34,20 euro e un massimo, solo per le comunicazioni inviate a soggetti diversi dalle persone fisiche, di 4.500 euro. I piani di partecipazione agli utili di impresa sono degli incentivi che spesso le società per azioni quotate pongono in essere per favorire la retention dei propri dipendenti chiave. Tra i piani di incentivazione vi sono ad esempio i piani di stock option, ma anche l’offerta di azioni ai dipendenti a prezzi inferiori al prezzo di mercato, con l’obbligo di rispettare un periodo durante il quale le azioni saranno indisponibili per la vendita e il trasferimento. L’esenzione si applica sui piani di incentivazione “anche azionaria” destinati ai dipendenti di società che operano nel settore del commercio e della distribuzione. La norma intende comprendere ogni tipo di piano di partecipazione agli utili di impresa, che sarebbe soggetta all’imposta di bollo, perché oggetto di comunicazione. Si potrebbe trattare, oltre che di azioni, anche dei piani di incentivazione strutturati attraverso il ricorso ad altri strumenti finanziari, come ad esempio gli strumenti derivati, a obbligazioni convertibili quotate o ad altri strumenti finanziari. Come espressamente chiarito dall’art. 56-ter, l’esenzione si applicherà a partire dal 2014 e solo limitatamente agli strumenti finanziari relativi a piani di partecipazione costituiti prima dell’entrata in vigore del decreto Monti del dicembre 2011.L’esenzione è prevista fino a concorrenza di spesa di 3 milioni di euro. Un apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dello Sviluppo economico determinerà le modalità e i criteri per applicare l’esenzione. Gli intermediari finanziari che devono applicare l’imposta di bollo sulle comunicazione dovranno dunque modificare entro l’anno prossimo, e sulla base delle disposizioni del decreto attuativo, i propri sistemi informatici, in modo che considerino correttamente la base imponibile dell’imposta di bollo, non considerando le azioni e gli altri strumenti finanziari esentati dal decreto del Fare. DECRETO DEL FARE109Concordato preventivoLa stretta sugli abusi nel concordato in bianco di Andrea BonelliDottore commercialista e Revisore legale dei conti in Roma, Membro del Comitato scientifico dell’Istituto per il Governo Societario - IGSL’art. 82 del Decreto del Fare mette mano a una questione ormai da molti evidenziata quale vulnus dell’attuale disciplina inerente l’istituto negoziale del concordato preventivo. Quest’ultimo, infatti, è stato più volte opportunamente modificato con miglioramenti apprezzabili, ma presta, tuttavia, il fianco a un possibile abuso della norma nella misura in cui consente al debitore di presentare, ai sensi del sesto comma dell’art. 161 l.fall., l’ormai nota domanda in “bianco” o con “riserva”. I dati che emergono dai tribunali evidenziano come da settembre 2012 l’istituto del concordato preventivo abbia conosciuto una vera e propria crescita esponenziale che se da un lato è riconducibile all’ormai strutturale crisi finanziaria ed economica che morde le imprese, dall’altro è imputabile a un utilizzo improprio di quanto disposto dal comma sesto dell’articolo 161 della l.fall.Quest’ultimo consente alla società debitrice di presentare il c.d. concordato in bianco o con riserva, con lo scopo unico di anticipare la protezione del patrimonio sociale permettendo così la preservazione degli asset prodromica a un migliore soddisfacimento dei creditori sociali. Tale nobile scopo è stato in parte disatteso, essendo stata la procedura introdotta dal D.L. n. 83/2012 spesso utilizzata esclusivamente con fini dilatori, a causa. ad esempio, di istanze di fallimento presentate dai creditori sociali e a fronte di un piano di risanamento tutt’altro che definito o potenzialmente attuabile. Il risultato è stato un’elevata percentuale di domande non ammesse oppure sfociate in fallimenti, che hanno indotto il legislatore a porre dei paletti conferendo ai tribunali maggiori poteri di controllo nella fase di ammissione a seguito della presentazione della domanda di concordato preventivo con riserva. I numeri sui concordati con riserva presentati ed effettivamente andati a buon fine giustificano l’opportunità della novella introdotta dal legislatore all’art. 82 del Decreto Fare che va a modificare i commi sesto, settimo ed ottavo dell’art. 161 della l.fall. che disciplina il solo concordato preventivo. Le modifiche Nel dettaglio, l’art. 161, comma 6, l.fall. prevede che oltre ai bilanci degli ultimi tre esercizi, il debitore depositi l’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei relativi crediti; tale modifica se da una parte risponde a una logica di trasparenza e di evidenza di quella che è la portata del ceto creditorio, dall’altra impone al debitore di aggiornare la situazione DECRETO DEL FARE110patrimoniale, con maggior attenzione alla definizione puntuale della massa debitoria, entro la presentazione della domanda con riserva con non poche problematiche vista la situazione di difficoltà, anche amministrativa, in cui versano le società che si accingono ad utilizzare tale strumento di composizione negoziale della crisi d’impresa. Sempre il comma sesto viene ulteriormente modificato, trattasi della modifica più rilevante, nella parte in cui si da la possibilità al tribunale di nominare un commissario giudiziale cui il debitore istante dovrà mettere a disposizione le scritture contabili secondo quanto disposto dal comma secondo dell’articolo 170 l.fall., e che dovrà vigilare su eventuali condotte del debitore rilevanti ai sensi dell’art. 173 l.fall. Per quanto attiene la messa a disposizione delle scritture contabili vale l’osservazione precedentemente fatta in riferimento alla difficoltà dell’imprenditore di fornire, nella maggior parte dei casi, i libri aggiornati alla data di presentazione della domanda con riserva. Il comma 7 viene modificato nella parte in cui il commissario giudiziale, eventualmente nominato, dovrà esprimere il proprio parere al tribunale chiamato ad autorizzare gli atti di straordinaria amministrazione del debitore. Il comma 8 viene completamente riscritto prevedendo quali obblighi informativi periodici a carico del debitore non solo una fedele rappresentazione della gestione finanziaria dell’impresa, ma anche un’informativa sull’attività compiuta dal debitore in merito alla predisposizione della proposta e del piano, che dovranno essere assolti con cadenza mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale. Orbene chi ha una minima esperienza in tema di concordati sa bene come i mesi e le settimane, antecedenti il deposito della domanda e del piano concordatario siano frenetici e pieni di difficoltà nel definire e predisporre un piano spesso oggetto, fino alla fine, di radicali mutamenti stabiliti dal debitore con l’ausilio dei suoi, numerosi, consulenti; in tale situazione dinamica e mutevole deve andarsi a innestare l’attività di vigilanza da parte del commissario che è chiamato a calarsi operativamente nella realtà, a volte molto articolata e complessa, dell’impresa debitrice e ad acquisire, preliminarmente, tutte le informazioni qualitative e quantitative a lui indispensabili per assolvere i nuovi compiti che il suo ufficio gli impone. Ciò rende veramente arduo i compito del commissario chiamato, nel caso in cui giudichi inidonea l’attività compiuta dal debitore finalizzata alla predisposizione della proposta e del piano, a segnalare tale circostanza al tribunale che procederà ad abbreviare il termine fissato con il decreto di cui al sesto comma. L’art. 161 l.fall. così modificato apre a diversi interrogativi che riguardano ad esempio: i) la definizione delle responsabilità del commissario giudiziale in una fase in cui l’impresa debitrici non è ancora formalmente ammessa alla procedura concordataria, ii) la necessità di definire degli standard di riferimento in merito all’informativa sulla gestione finanziaria dell’impresa insolvente, iii) le modalità di rendicontazione dell’attività compiuta ai fini della predisposizione del piano e della proposta concordataria. DECRETO DEL FARE111Concordato preventivoIl concordato preventivo "sorvegliato speciale" di Riccardo PatimoDottore commercialista in Roma Il Legislatore interviene nuovamente sulla disciplina del concordato preventivo allo scopo dichiarato di evitare i potenziali abusi derivanti dalla possibilità concessa al debitore di presentare al c.d. domanda in bianco, cioè quella priva della documentazione richiesta dai commi 2 e 3 dell’art. 161 l.fall. Ennesimo intervento di modifica della legge fallimentare e, ancora una volta, il tema caldo è rappresentato dal concordato preventivo. Le modifiche introdotte dall’articolo 81 del Decreto del Fare operano, infatti, esclusivamente sull’art. 161 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 che, appunto, disciplina il concordato preventivo. L’idea ispiratrice è quella di contenere gli abusi cui l’istituto, come novellato dal D.L. n. 83/2012, si è finora prestato dando luogo ad una vera e propria esplosione delle domande di concordato preventivo il più delle volte destinate a tradursi in altrettante dichiarazioni di fallimento. Sotto accusa è il sesto comma della norma in commento che consente all’imprenditore di depositare il ricorso contenente la domanda di concordato preventivo senza allegare tutta la documentazione prevista dai commi secondo e terzo dell’articolo 161 l.fall. (c.d. concordato in bianco). Tale documentazione, infatti, può essere depositata entro un termine fissato dal giudice, compreso fra 60 e 120 giorni e prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre 60 giorni. Nonostante ciò, l’imprenditore che presenta domanda di concordato in bianco beneficia comunque degli effetti previsti dall’articolo 168 l.fall. e cioè, in sostanza, del blocco delle azioni esecutive e cautelari e della possibilità per i creditori di acquisire diritti di prelazione con efficacia rispetto ai creditori concorrenti. Finalità della normaSe da un lato tale norma ha lo scopo di rendere più efficace l’azione del debitore, permettendogli di preparare un piano di risanamento più efficace, dall’altro, spesso, essa viene usata unicamente quale strumento di dilazione delle azioni esecutive e cautelari dei creditori, a tutto danno di questi ultimi. Le nuove modifiche all’art. 161 l.fall. hanno pertanto lo scopo di scoraggiare tali pratiche e di rendere più efficiente l’uso del concordato preventivo quale strumento di soluzione della crisi aziendale, di deflazione del fallimento e di salvataggio delle imprese. Vediamo ora gli interventi attuati. DECRETO DEL FARE112Documenti da allegare al ricorsoPer cominciare, viene previsto che al ricorso contenente la domanda di concordato preventivo debbano essere comunque allegati i bilanci degli ultimi 3 esercizi e l’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti. Ciò permetterà ai giudici chiamati a valutare l’ammissibilità della richiesta e a fissare il termine per il deposito dell’ulteriore documentazione prevista dall’art. 161 l.fall., di verificare più rapidamente le reali possibilità di risanamento della crisi aziendale. Inoltre, con il decreto che fissa il termine per la presentazione della documentazione integrativa da allegare al ricorso potrà anche essere disposta la nomina anticipata del commissario giudiziale. Conseguentemente, a norma del secondo comma dell’art. 170 l.fall., il debitore sarà tenuto a mettere a disposizione del commissario giudiziale le scritture contabili dell’impresa. Di fatto, si anticipa il momento in cui il debitore viene sottoposto alla sorveglianza del commissario giudiziale il quale, come primo compito, dovrà verificare che non siano state poste in essere le condotte previste dall’art. 173 l.fall. e in caso contrario, riferirne immediatamente al Tribunale che, verificata la sussistenza delle stesse, dichiarerà improcedibile la domanda di concordato e eventualmente il fallimento del debitore. Pertanto, ai sensi dell’art. 173 l.fall., il commissario giudiziale dovrà preliminarmente accertare che il debitore non abbia: 1) occultato o dissimulato parte dell’attivo; 2) dolosamente omesso di denunciare uno o più crediti; 3) esposto passività insussistenti 4) commesso altri atti di frode. L’attività del commissario giudiziale viene poi estesa alla valutazione degli atti di straordinaria amministrazione compiuti dal debitore nel periodo intercorrente tra la data di presentazione del ricorso e quella del decreto di ammissione alla procedura. Infatti, il Tribunale, nel valutare se concedere o meno al debitore l’autorizzazione al compimento di tali atti, non potrà più limitarsi ad assumere sommarie informazioni ma dovrà anche acquisire il parere del commissario giudiziale, se nominato. Infine, sono stati completamente riformati gli obblighi informativi che il debitore deve assolvere se decide di avvalersi della presentazione della domanda di concordato in bianco. Obblighi del debitoreInfatti, il novellato comma 8 dell’art. 161 l.fall. dispone ora che il debitore, oltre a dover rispettare gli specifici obblighi informativi anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa che il Tribunale può disporre con il proprio decreto, deve fornire, con cadenza almeno mensile, specifiche informazioni circa l’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano. Viene previsto che il commissario giudiziale, se nominato, dovrà vigilare anche su tale specifica attività. Gli obblighi informativi del debitore non sono destinati ad esaurirsi nel rapporto tra questi e DECRETO DEL FARE113il Tribunale ma sono rivolti alla generalità dei terzi potenzialmente interessati all’evolversi della procedura, primi fra tutti i creditori. Infatti, il debitore è tenuto a depositare, sempre con cadenza mensile, una situazione finanziaria dell’impresa che, entro il giorno successivo, verrà pubblicata sul Registro delle Imprese a cura del cancelliere. Il mancato rispetto di tali obblighi può condurre alla dichiarazione di inammissibilità della domanda ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 162 l.fall. Da ultimo, se l’attività posta in essere dal debitore risulta inidonea alla predisposizione della proposta e del piano, il Tribunale, anche d’ufficio, e dopo aver sentito il debitore e il commissario giudiziale, ove nominato, abbrevia il termine per il deposito della documentazione integrativa. In conclusione, le modifiche apportate alla disciplina del concordato preventivo si concentrano sui casi di domande presentate senza il corredo della proposta e del piano necessari per consentire una rapida valutazione delle reali possibilità di successo della procedura. È da ritenere che, in virtù dei nuovi compiti ad esso affidati, il commissario giudiziale verrà quasi sempre nominato in tutti i casi di presentazione di domande in bianco allo scopo principale di verificare che, nel termine assegnato dal Tribunale, il debitore stia effettivamente adoperandosi per la predisposizione di una reale proposta di concordato supportata da un valido piano di risanamento della crisi aziendale. DECRETO DEL FARE114Mediazione civile Giustizia, torna la mediazione obbligatoria di Saverio CinieriDottore commercialista e pubblicistaIn sede di conversione del Decreto del Fare, è stata confermata, con alcune importanti modifiche, la reintroduzione dell’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione per alcune tipologie di controversie. Le norme del D.L. n. 69 ante conversioneL’art. 84 del D.L. n. 69/2013, nella sua veste ante conversione, ha previsto nuovamente l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione per alcune tipologie di controversiestabilendo la decorrenza a trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. In particolare, modificando il D.Lgs. n. 28/2010, è stato stabilito che l’obbligo riguarda ogni controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.Sono rimaste, pertanto, fuori le controversie in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti.La “nuova” mediazione si basa sulle seguenti regole: - l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine 3 mesi. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione; - la durata massima del procedimento di mediazione è passato da 4 a 3 mesi; - all'atto della presentazione della domanda di mediazione, il responsabile dell'organismo designa un mediatore e fissa un primo incontro di programmazione, in cui il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione, non oltre trenta giorni dal deposito della domanda; - dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio. Il giudice condanna la parte costituita che non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio;- il verbale dell’accorda va sottoscritto anche dagli avvocati che assistono le parti; DECRETO DEL FARE115- quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Tali disposizioni si applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto; - quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto; - il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del provvedimento sulle spese di cui al periodo precedente; - gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori; - quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda ovvero è prescritta dal giudice all’organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al - patrocinio a spese dello Stato; a tal fine la parte è tenuta a depositare presso l’organismo apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo mediatore, nonché a produrre, a pena di inammissibilità, se l’organismo lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato; - quando, all’esito del primo incontro di programmazione con il mediatore, il procedimento si conclude con un mancato accordo, l’importo massimo complessivo delle indennità di mediazione per ciascuna parte, comprensivo delle spese di avvio del procedimento, è di 60 euro, per le liti di valore sino a 1.000 euro; di 100 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro; di 180 euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro; di 200 euro, per le liti di valore superiore. Le modifiche introdotte in sede di conversione del D.L.Le modifiche al D.Lgs. n. 28/2010 in materia di mediazione rimangono nell’art. 84, comma 1, le cui disposizioni sono suddivise nelle lettere da 0a) a p), tutte modificate - o inserite ex novo- durante l'iter parlamentare. In particolare, le principali modifiche parlamentari riguardano i seguenti aspetti: - viene novellato l’art. 1, D.Lgs. n. 28/2010 per quanto riguarda la definizione di mediazione. Se fino ad oggi la mediazione è stata definita come l’attività svolta da un terzo imparziale per assistere le parti sia nella ricerca di un accordo amichevole, sia nella formulazione di una proposta di risoluzione della controversia, con la modifica la mediazione è sempre la ricerca di un accordo amichevole, che può da ultimo - ed eventualmente - approdare alla formulazione di una proposta di composizione della controversia; DECRETO DEL FARE116- si interviene sul comma 1 dell’art. 4, D.Lgs. n. 28/2010, per delineare la competenza territoriale per gli organismi di mediazione. In particolare, la disposizione prevede che la domanda di mediazione debba essere presentata ad un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia; in caso di più domande relative alla stessa controversia, la mediazione si svolgerà presso l’organismo territorialmente competente presso il quale è stata presentata la prima domanda (facendo riferimento alla data del deposito dell’istanza);- viene specificato che la mediazione obbligatoria già prevista per le controversie relative al risarcimento del danno derivante da responsabilità medica, è da intendersi estesa alle controversie in tema di responsabilità sanitaria, intesa come la responsabilità degli esercenti professioni sanitarie; - nelle materie per le quali la mediazione è obbligatoria è altresì necessario procedervi con l’assistenza di un avvocato; - viene previsto che la disposizione sul carattere obbligatorio della mediazione ha carattere sperimentale e durata limitata a 4 anni; dopo i primi due il Ministero della Giustizia dovrà attivare un monitoraggio sugli esiti dell’esperienza svolta. - è stato soppresso l’obbligo per il giudice che prescrive la mediazione di indicare l’organismo al quale rivolgersi; - si inserisce nell’art. 5, D.Lgs. n. 28/2010 il comma 2-bis, al fine di chiarire che quando la mediazione è condizione di procedibilità dell’azione (in quanto prevista come obbligatoria dal decreto, ovvero prescritta dal giudice) “la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo”; - si prevede che, ricevuta la domanda di mediazione, il mediatore debba, entro 30 giorni, fissare un primo incontro tra le parti e che, tanto al primo incontro quanto ai successivi, le parti debbano partecipare alla mediazione con l’assistenza di un avvocato; - viene disposto che in sede di primo incontro il mediatore debba invitare le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione. In caso negativo la mediazione si conclude subito e all’organismo di mediazione non è dovuto alcun compenso;- oltre a confermare che gli avvocati sono di diritto mediatori, risulta esplicitato in più disposizioni del D.Lgs. come il procedimento di mediazione richieda la partecipazione degli avvocati; conseguentemente, anche il contenuto della disposizione sull’omologazione del verbale è stata modificata. La lettera m) dell’art. 84, prevede dunque che “ove tutte le parti aderenti alla mediazione siano assistite da un avvocato”, l’accordo sottoscritto dalle parti e dagli avvocati costituisce titolo esecutivo per l’espropriazione forzata, l’esecuzione per consegna e rilascio, l’esecuzione degli obblighi di fare e non fare, nonché per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. In questo caso dunque non sarà necessario procedere con l’omologazione da parte del tribunale in quanto spetterà agli avvocati certificare la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. La disposizione precisa che “in tutti gli altri casi” l’accordo allegato al verbale potrà essere omologato dal presidente del tribunale; - è stata introdotta la specificazione secondo la quale “gli avvocati iscritti ad organismi di DECRETO DEL FARE117mediazione devono essere adeguatamente formati in materia di mediazione e mantenere la propria preparazione con percorsi di aggiornamento teorico-pratici a ciò focalizzati” e questo nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 55-bis del codice deontologico;- è stato affermato il principio della gratuità della mediazione quando appaia chiaro, già in sede di primo incontro, che non sussistono i presupposti per procedere. Si segnala, infine, che, con il nuovo art. 84-bis introdotto durante l’iter parlamentare, si novella l’art. 2643, comma 1, c.c., per affrontare un problema applicativo della disciplina della mediazione sorto con riferimento alle controversie in materia di diritti reali, con particolare riferimento all’usucapione. In particolare, è stata modificata la disposizione sugli atti soggetti a trascrizione: il relativo elenco è integrato con la previsione dell’accordo di mediazione che accerta l’usucapione con la sottoscrizione del processo verbale autenticata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato. In tal modo l’accordo sarà opponibile ai terzi dalla data della trascrizione.